“Intervista” S.Pezzotta: «Barattano le pensioni con il rating»

22/06/2004




      22 Giugno 2004


 
CISL
«Barattano le pensioni con il rating»
Savino Pezzotta ribadisce il no alla riforma Maroni, parla di Montezemolo, dei contratti e della Fiom
Un nuovo sciopero? «E’ presto per dirlo. Domani decideremo con le segreterie di Cgil, Cisl, Uil. Noi ci batteremo contro la riforma anche quando sarà approvata. Sul welfare è ora di pensare nuove formule. Il governo conosce solo l’improvvisazione. Le posizioni della Fiom? Un problema della Cgil»


PAOLO ANDRUCCIOLI

«E’ perfettamente inutile che il ministro Maroni cerchi di scaricarci addosso tutte le responsabilità. Hanno scelto loro di fare questa riforma, che non c’entra nulla con i problemi della previdenza, ma serve per trattare con Bruxelles e presentarsi alle agenzie internazionali di rating; modificano le regole delle pensioni per un problema di conti interni. Deve però essere chiaro che daremo battaglia per cambiarla e che la verifica del 2005 per noi è già cancellata. Mancavano solo sei mesi alla verifica prevista dalla legge Dini: che fretta c’era? E’ chiaro quindi che se la camera varerà la riforma, noi ci attiveremo in tutti i modi per cambiarla». Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, non usa mezzi toni. Il no alla riforma delle pensioni («ma bisognerebbe usare un altro termine»), che il governo si avvia a varare in parlamento, è netto e senza sfumature

Segretario, andiamo a un altro sciopero generale?

Adesso è presto per dirlo. Domani ci riuniremo con la Cgil e la Uil e decideremo le prossime iniziative di lotta.

Il governo però tira dritto, la riforma deve essere approvata senza modifiche, magari prima dell’estate. Quali sono i punti peggiori?

Sono tre le questioni su cui abbiamo detto no con Cgil e Uil e lo ribadiamo ancora: l’innalzamento dell’età, con lo scalone del 2008, l’equiparazione dei fondi pensione contrattuali a quelli aperti, gestiti quasi sempre dalle assicurazioni e il problema dei contributi dei lavoratori autonomi. Mentre sul Tfr hanno accettato la nostra idea del silenzio-assenso che lascia ai lavoratori la scelta sulla propria liquidazione, su questi altri punti c’è stato il muro. Hanno subìto le pressioni delle compagnie di assicurazione che da tempo spingono per la completa equiparazione – anche fiscale – dei fondi pensione, che hanno invece una natura diversa. Stesso discorso sui contributi dei lavoratori autonomi; è un problema che abbiamo posto decine di volte, ma nessuno ci ha ascoltato. Devono però stare tranquilli, perché non ci daremo per vinti, neppure dopo l’approvazione della riforma. Si tratta di un provvedimento non solo iniquo socialmente, ma anche sbagliato tecnicamente. E’ una riforma che non starà in piedi.

In questi giorni si era ricominciato a parlare di concertazione. L’aria non è però delle migliori. Quale concertazione è possibile?

Quando parliamo di concertazione, noi pensiamo a cose molto chiare, alla politica dei redditi, ai problemi dello sviluppo e ai modelli contrattuali. Abbiamo avviato un discorso con la Confindustria in vista del Dpef, ma la concertazione si fa in tre. Ora tocca al governo fare qualche mossa.

La Confindustria di Montezemolo vi chiede però già qualche cosa in termini di modificazione dei contratti sulla base della produttività…

Non è la Confindustria che ce lo chiede, è una nostra proposta. Noi siamo sempre stati per due livelli contrattuali, quello nazionale, che serva essenzialmente a difendere il potere d’acquisto e quello decentrato, che serva a contrattare la produttività, i cui frutti non possono essere lasciati solo ai profitti aziendali, ma devono essere distribuiti anche ai lavoratori.

La Cisl ribadisce dunque la sua disponibilità a modificare le regole del contratto nazionale. Ma siete anche disponibili a discutere di legge sulla rappresentanza e di referendum?

Ripeto quello che ho già detto tante volte: io mi batterò con tutte le mie forze contro una legge sulla rappresentanza. I sindacati sono perfettamente in grado di arrivare a un accordo tra loro su questi problemi. Non c’è nessun bisogno di scomodare la legge. Se così fosse, allora dovremmo pensare anche a una legge per la rappresentanza degli imprenditori. Noi siamo convinti che alla base di tutta l’attività sindacale ci debba essere proprio il concetto di automomia contrattuale. La legge è un’ingerenza.

In una recente intervista al «Sole 24 ore», lei ha parlato della Fiom come un problema. In che senso?

Io ho detto che la Fiom è un problema della Cgil, non mio. Lo dicevo nel senso che spesso i suoi dirigenti esprimono posizioni molto differenti non tanto rispetto alle mie, quanto a quelle della Cgil e del sindacato in generale.

Punti di vista differenti si esprimono però anche in molti altri settori. C’è il contratto del commercio, per esempio…

Lì dobbiamo andare a chiarirci. Dopo 18 mesi di vacanza contrattuale ora è possibile andare a un rinnovo, anticipando il biennio. Non è un ritardo o un allungamento a quattro anni della vigenza contrattuale del salario, è un’anticipazione. Che devo fare, devo aspettare 88 mesi per portare a casa un po’ di soldi per i lavoratori di un settore che tra l’altro tira?

Sempre a proposito di contratti, si maligna che volete avocare a voi stessi il prossimo rinnovo dei metalmeccanici?

Io non ho alcuna intenzione di gestire il contratto dei metalmeccanici. Saranno le categorie a farlo, come è normale. Dico solo che prima di partire con la piattaforma bisognerebbe cambiare le regole.

Sulle pensioni è ancora scontro. Ma in generale sul welfare le nubi sono tante, anche a sinistra le idee non sono sempre chiare. Che ne pensa?

Noi dobbiamo difendere e rilanciare il welfare, rimettendo mano anche ad alcuni elementi. Il lavoro flessibile e i nuovi statuti dei lavori cambiano il quadro d’insieme. C’è molto da fare per i giovani e per gli anziani. Il problema della non autosufficienza non viene neppure considerato. Si sta svuotando tutto. Da parte del governo c’è molta improvvisazione, ma anche l’opposizione si deve muovere con una maggiore cultura di governo. Invece spesso i ripropongono vecchie cose, vecchi schemi.