“Intervista” S.Pezzotta: «Attenti ai tagli selvaggi»

20/09/2004


            lunedì 20 settembre 2004

            intervista

            IL SEGRETARIO CISL PERPLESSO: NON CAPISCO COSA VOGLIA IL GOVERNO
            «Manovra da 35 miliardi? Attenti ai tagli selvaggi»
            Pezzotta: se si vogliono contenere gli sprechi e spendere meglio
            le risorse non mi tiro indietro. Ma temo gli effetti sull’economia


            ROMA
            SAVINO Pezzotta, segretario generale della Cisl, è più che mai perplesso di fronte a una manovra 2005 da 35 miliardi, fondata su drastici tagli alla spesa pubblica, illustrata a «La Stampa» dal viceministro dell’Economia Mario Baldassarri. «Sappiamo – dice – che c’è una quota di risorse spese male, ma non penso che siano tutti sprechi. Tagliare e razionalizzare va benissimo, ma per rivare a risparmi di quella entità ce ne vuole. E gli effetti sull’economia reale?»


            Ma Baldassarri spiega che ci sarà uno spostamento di risorse: dagli sprechi alla riduzione delle tasse per le famiglie e agli investimenti.

            «Non sarò certo contrario alle misure per la famiglia; bisogna capire come sono fatte. Vorrei capire: sinceramente, sono molto, ma molto curioso di vedere com’è fatta questa Finanziaria».


            Ma sul principio in sé di ridurre e di molto la spesa pubblica «inutile», è d’accordo?

            «Il diavolo si nasconde nei dettagli. Se si vuole contenere gli sprechi, spendere meglio le risorse che non sono adoperate efficacemente non mi tiro certo indietro. Se invece vuol dire indebolire la capacità di intervento del sistema pubblico, ridurre i servizi, le conseguenze ci sono, e negative».


            Il governo sembra però intenzionato a procedere su questa strada, pur non nascondendosi le difficoltà.

            «Per me conta verificare quali saranno le reali conseguenze per i cittadini di un taglio “monstre” della spesa. Confesso la mia perplessità: quando c’era Tremonti, almeno, riuscivo a capire. Adesso un po’ meno».


            Che ne pensa del progetto di colpire gli stanziamenti per programmazione negoziata e patti territoriali nelle aree deboli del paese? Ammetterà che non si tratta di un’esperienza particolarmente di successo…

            «Bisogna fare una valutazione economica, ma anche politico-sociale. I patti territoriali hanno erogato risorse, ma hanno anche attivato nel Mezzogiorno sensibilità nuove, rendendo protagonisti gli enti locali e indebolendo la cultura assistenzialistica».


            Ma molte risorse sono state dissipate.

            «Per questo abbiamo chiesto sempre un tavolo di concertazione sul Mezzogiorno, per verificare cosa si stanzia, come si spende, cosa si realizza. Si dovrebbe far questo, non azzerare i finanziamenti. Nel Mezzogiorno bisogna investire di più e meglio, non togliere risorse, che sarebbe inaccettabile. Tutti abbiamo detto che il Dpef finalmente diceva la verità sulla situazione, tutti sappiamo che certi problemi devono essere affrontati: ma guardando avanti, in una prospettiva di crescita, non con scelte che possono produrre effetti recessivi».


            Qualcuno teme che il maxi-taglio della spesa si riveli nei fatti irrealizzabile. Non c’è il rischio di fallire clamorosamente gli obiettivi di finanza pubblica, se alla fine i tagli si riveleranno virtuali?

            «Se fosse tutta una finta sarebbe drammatico per il paese. Non so, forse mi mancano gli schemi interpretativi “inglesi” che vanno di moda. Tagliare selvaggiamente gli stanziamenti non potrà non avere ripercussioni sul funzionamento della macchina dello Stato, sui servizi ai cittadini. E ci saranno ripercussioni dirette o indirette sullo Stato sociale».


            Vi rassicura l’invito di Baldassarri agli Enti locali a tenere i conti in ordine per evitare aumenti della pressione fiscale locale?

            «Per niente. È sempre la stessa storia: si tagliano le tasse a Roma, e poi Comuni e Regioni – per evitare la chiusura dei servizi – devono aumentare i loro tributi. Non mi sembra una grande idea. Preferisco piuttosto rinunciare agli sgravi Irpef. O meglio, fare una vera lotta all’evasione e al sommerso. Ma con la Guardia di Finanza».


            Insomma, è scettico su questi tagli alla spesa.

            «Non ho pregiudizi, se mi dimostrano che la cosa regge. Magari oggi, al ministero dell’Economia, sono molto più bravi dei loro predecessori. Ma se era così semplice fare un taglio gigantesco degli sprechi senza conseguenze per i cittadini, perché non l’ha già fatto negli scorsi anni Giulio Tremonti? Se non sbaglio Siniscalco era lì, faceva il Direttore generale del Tesoro… Me la spieghino bene, questa manovra sulla spesa. In modo approfondito, non in due orette».


            Siete già stati convocati a Palazzo Chigi per l’illustrazione della manovra alle parti sociali?

            «Sì: mercoledì, alle 19 di sera. Tutte e 36 le associazioni sono state convocate. Se mi va bene, potrò parlare una volta e per cinque minuti al massimo. Il governo discute sulla Finanziaria da cinque mesi, e non vorrei che sperasse di cavarsela con poche parole. Voglio capire. Tra l’altro: Siniscalco ha promesso a Confindustria un tavolo sulla competitività: ci interessa. Pensa di parlarne anche con noi?»