“Intervista” S.Epifani: Subito cogliere la ripresa

23/05/2006
    marted� 23 maggio 2006

    Pagina 2 – L’Intervista

    PRIORIT� – La prima intervista del segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, dopo la nascita del governo di centrosinistra, e la prima preoccupazione, rispondendo al ministro dell’Economia: dare corpo e prospettive alla crescita per ritrovare anche la stabilit� nei conti pubblici

      Subito cogliere la ripresa
      poi la manovra sui conti

        di Oreste Pivetta

        Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, dopo l’incontro con il ministro del Lavoro, Cesare Damiano (�utile, positivo�), commenta la prime analisi del ministro dell’Economia, Padoa Schioppa, con cautela. Non c’� stabilit�, fa difetto la crescita, ha osservato Padoa Schioppa: �Siamo tornati agli anni novanta�. �Considerazioni giuste – osserva Epifani – anche se � da cogliere l’invito del ministro a considerare bene i dati, prima di prospettare soluzioni. La nostra convinzione � che la crescita possa aiutare a ritrovare stabilit�. Quindi che si debbano evitare manovre che possano compromettere quella crescita che si potrebbe delineare. Proprio la ricerca di un difficile equilibrio dovrebbe indurre tutti a riprendere la strada del confronto: governo, sindacati, impresa, parti sociali insomma, ma anche enti locali nella loro articolazione�.

        Dopo i conti pubblici, lo scandalo che pi� appassiona gli italiani: mi pare che lei sia tra i pochi a non aver ancora commentato le note ultime vicende calcistiche. Un bel danno per il nostro made in Italy?

          �Il calcio � lo sport pi� popolare al mondo e noi eravamo quasi in cima alla scala della popolarit� mondiale. Ci stiamo lasciando alle spalle le vicende Cirio e Parmalat, presentiamo questo altro biglietto da visita. Prima e adesso sono stati offesi principi di legalit� e di rispetto delle regole e si � dimostrato quanto sia radicata l’idea che conti solo vincere a prescindere dai modi. Una cultura che ha qualche cosa a che fare con il centrodestra…�.

          Il peso, troppo, che si d� al successo. Parliamo di governo. Cominciamo dai ministeri?

          �Intanto deve cominciare il governo e cominciare con il piede giusto. Le attese sono tante e c’� il rischio della sproporzione, per quantit� e qualit�, con le possibilit� di risposte. Si dovrebbero evitare errori. Ma anche la scelta di dividere i ministeri rischia di risultare un errore: su diciotto ministeri con portafoglio, tredici, di poco o di tanto, sono cambiati. Con la conseguenza di incomprensioni, sovrapposizioni, contrasti. Adeguare l’organizzazione alla divisione e ai compiti � un passaggio delicato, che chieder� tempo e accordi integrativi. Per questo le organizzazioni di categoria hanno invitato al confronto. Credo che la regia di Palazzo Chigi debba garantire una riorganizzazione sistematica, altrimenti si creano situazioni fuori controllo�.

          Non si pu� lasciare che ciascuno s’aggiusti alla sua maniera.

            �D� per scontato e giustificato l’attivismo dei singoli ministri. Ma c’� bisogno che il presidente del consiglio definisca la lista delle priorit� in rapporto ai soldi a disposizione e c’� bisogno che dia subito un segnale di novit� con il passato, chiamando a discutere le organizzazioni sindacali e sociali. Non si pu� procedere ministero per ministero, serve regia, soprattutto considerando che tra i primi appuntamenti verranno Dpef (documento di programmazione economica e finanziaria) e Finanziaria�.

            I soldi. Ancora non si sa quanti ne restino in cassa…

              �Infatti la priorit� delle priorit� � proprio la ricognizione sui conti pubblici. Poi si andr� a trattare a Bruxelles. Infine il governo dovr� decidere a proposito di manovra bis, che francamente mi auguro non ci sia. Resto molto perplesso di fronte a una idea del genere�.

              Niente manovra bis, allora?

              �Certo, meglio pensare subito alla nuova finanziaria. Dipende dalla qualit� dei conti pubblici…�.

              Ma se la qualit� dei conti � pessima, non si rischia la politica dei due tempi? Prima l’aggiustamento, poi lo sviluppo…

                �C’� il rischio, ma dobbiamo evitarlo. Lo si diceva all’inizio. Siamo per una manovra che mantenga sullo stesso asse risanamento, sviluppo, difesa dei redditi. Preciso: non solo risanamento e sviluppo, ma anche politica redistributiva dei redditi. Per questo � indispensabile un patto fiscale e che da questo si deve ripartire. Come in fondo sta avvenendo in Germania…�.

                Nel programma del governo si legge la riduzione del cuneo fiscale, misura nella direzione da voi indicata…

                  �La riduzione � uno strumento che si pu� usare in modi diversi con effetti diversi: si pu� abbassare per tutti il costo del lavoro, si pu� favorire l’impresa pi� esposta alla concorrenza internazionale, si pu� dar stabilit� ai posti di lavoro meno stabili e difendere i redditi pi� bassi. O preferiamo regalare qualcosa a imprese che godono gi� di condizione di mercato protette? Vedi banche, Eni, Enel, Telekom… Insomma la misura si presta a una applicazione selettiva e noi vorremmo che desse una mano alle imprese pi� esposte alla concorrenza, alle imprese che innovano, a quelle che creano posti di lavoro stabili…�.

                  Tra i primi traguardi indicati anche dal ministro Damiano sta il cosiddetto “superamento” della legge 30. Ci sono novit�?

                    �La lotta alla precariet� si fa riscrivendo le politiche del lavoro, riscrivendo anche la legge Biagi. Invece vorrei segnalare al governo un altro appuntamento urgente: quello con la riforma Moratti. A settembre dovrebbe partire la sperimentazione, bocciata da tutti gli utenti della scuola. Settembre non � lontano, la sperimentazione va immediatamente sospesa�.

                    A proposito di sospensioni, sono tante le voci che chiedono la sospensione del progetto per il ponte sullo Stretto…

                      �Non entro nella vertenza ponte s�, ponte no. Credo che per il Sud si debba tenere presente in primo luogo la questione occupazione. Investimenti e progetti devono far crescere il lavoro, in situazioni drammatiche, quella calabrese peggio di altre. Si dovrebbe pensare con Bruxelles a una strada di fiscalit� favorevole al Mezzogiorno. Di grande opere si decide in questo quadro: quindi subito le ferrovie in Sicilia e in Calabria, subito la Salerno-Reggio…�.

                      Guardi per� Epifani che a furia di parlare di Mezzogiorno non si finisca a dimenticare il Nord, dando ragione alla Lega.

                        �Infatti rispondiamo che vanno completati i lavori per la viabilit� nel nordest, che si concluda con la “variante di valico”, che si faccia la Pedemontana in Lombardia, che si vada a una soluzione per la tav, coinvolgendo davvero le popolazioni. Sono necessarie tante cose, il governo di centrodestra aveva fatto tante promesse, poi aveva tagliato i finanziamenti, persino i fondi all’Anas. La verit� � che il sistema dei trasporti � allo sfascio. Le ferrovie sono approdate a uno stato comatoso. La storia di Alitalia non � stata diversa�.

                        Ma Alitalia � stata salvata…

                          �I lavoratori hanno salvato Alitalia, hanno impedito che la compagnia di bandiera fallisse. Adesso c’� un piano industriale e il piano va sostenuto, anche se le cose vanno peggio di quanto sostiene l’amministratore delegato, Giancarlo Cimoli. Aggiungo ai trasporti, l’altra sofferenza italiana: l’energia. Anche in questo caso bisogna fare: carbone pulito, rigassificatori, energie alternative. Il nucleare non mi pare sia all’ordine del giorno�.

                          Giorni fa abbiamo vissuto l’ennesimo stress da sciopero del trasporto pubblico urbano.

                          �La conflittualit�, da cui nascono i disagi dei cittadini, � figlia del caos in cui versa il settore, che usa il conflitto per drenare risorse. Le aziende sono tutte in difficolt�. La loro rigidit� nella trattativa si spiega solo tenendo conto di quel disegno�.

                          Finora abbiamo parlato d’economia. E di welfare ?

                            �Parliamo di condizioni materiale delle persone: non vi � stato controllo sui prezzi, la capacit� di spesa delle famiglie � stata compressa, pensionati e anziani si sono sentiti abbandonati, vi sono segnali di una inflazione che non cala. Bisognerebbe creare un fondo per la non autosufficienza e vedere come sostenere i redditi da pensione, modificando il paniere, agendo sulle tasse…�.

                            Uno dei vanti del centro destra � stata la riforma delle pensioni. Un’altra riforma riformabile?

                              �C’� una questione aperta in materia previdenziale, quella della partenza delle nuove condizioni della previdenza integrativa, tenendo conto che una parte del pubblico impiego ne � escluso. Poi vi sarebbe la necessit� di inventare il modo di dare ai lavoratori discontinui e precari una prospettiva di previdenza accettabile. Poi c’� il gradone: non ha nessun senso mantenerlo, dividendo i lavoratori sulla base dell’ora di nascita. Il gradone accelera solo la corsa alla pensione di chi � nelle condizioni di approfittarne. Piuttosto bisogna pensare a forme elastiche e volontarie di pensionamento, ad esempio una forma “met� pensione- met� lavoro”�.

                              Il bonus di Maroni ?

                                �Operazione generosa, sbagliata, a vantaggio dei redditi alti�.

                                Lei ha indicato cose che non vanno. Ma, ad esempio, la Fiat continua a indicare dati positivi.

                                  �� la dimostrazione che quando si punta sulla qualit� dei prodotti, quando si investe, possiamo farcela. I primi passi su questa strada la Fiat li ha compiuti anche grazie all’aiuto del sindacato. Dobbiamo dirlo. Non solo la Fiat, per�. Molte imprese si sono rimesse in moto. Sono riprese le esportazioni pure verso paesi forti come la Germania e la Francia�.

                                  Come continuare?

                                    �Riprendendo il metodo del dialogo e della concertazione, convinti, i sindacati, di potere mantenere un profilo unitario nel confronto con il governo�.