“Intervista” S.D´Antoni: «Previdenza, la partita non è chiusa»

23/02/2004


LUNEDÌ 23 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 26 – Economia
 
L´intervista

«Previdenza, la partita non è chiusa via lo scalino e riforma dal 2006»
          Sergio D´Antoni, vicesegretario Udc: evitiamo lo scontro, il governo faccia una nuova proposta

          Serve un sistema di quote flessibili che non penalizzi i lavoratori
          LUCIO CILLIS


          ROMA – Da ex sindacalista di razza, sferra l´attacco al momento giusto. Lo fa con proposte che modificano il quadro appena tracciato dal ministro Maroni. Il nodo-pensioni, per Sergio D´Antoni, vice segretario dell´Udc, non è sciolto. Perché «bisogna dialogare ancora, stemperare questo clima di scontro, scongiurare la logica del muro contro muro». E per farlo serve un cambio di marcia deciso, che venga incontro ad entrambe le parti, senza traumi, «trovando soluzioni condivise». La carta di D´Antoni si pone proprio a metà del guado: la riforma «deve partire dal 2006», con un meccanismo che aumenti di un punto ogni due anni il sistema delle quote.
          D´Antoni, il clima resta teso e tira aria di sciopero generale. Lei ce l´ha una ricetta per riaprire il dialogo e soprattutto convincere Maroni a riaccendere il motore della trattativa?
          «La questione non è affatto chiusa e sarebbe bene ripartire quanto prima per evitare scontri che non fanno bene a nessuno. Sulle pensioni si è iniziato a discutere e ci si è confrontati a lungo, com´è giusto che sia quando si tocca un tema così delicato».
          Il ministro del Lavoro dice di aver chiuso con le pensioni. Ora, ha spiegato, si deve aprire il tavolo sul Welfare.
          «Giusto. Ma ritengo che la partita sulla riforma delle pensioni non sia affatto finita. Il governo ha fatto delle aperture serie ai sindacati. Resta ancora un argomento sul tavolo: come si cambia il secondo canale di uscita, visto che sul primo non ci sono discussioni».
          Cosa propone per avvicinare le parti?
          «Innanzitutto un sistema di quote flessibili e un meccanismo automatico che ci porti senza strappi fino alla verifica nel 2013. Dal 2006 si parte a quota 93, salendo di un punto ogni due anni. In questo modo si passerà nel 2008 a quota 94, nel 2010 a 95, fino al 2012 a 96. Una soluzione che viene incontro sia alle necessità del governo sia a quelle dei lavoratori».
          Bisognerà convincere il ministro Maroni, non crede?
          «Sediamoci e riflettiamo, invece. Non è il caso di proseguire con questo muro contro muro che non fa bene a nessuno. E sia ben chiaro che condivido la scelta di proseguire la discussione parlando di Welfare, di redditi e di sviluppo. Insomma, proviamoci. Anche se dovessimo incontrare la resistenza di qualcuno…».
          Parla della Cgil?
          «Esatto».