“Intervista” S.Billè: «Una spinta alla crescita»

03/07/2004


        sezione: ECONOMIA ITALIANA
        data: 2004-07-03 – pag: 11
        autore: MASSIMO MASCINI

        Intervista a Sergio Billè
        «Una spinta alla crescita»
        ROMA • Sono anni che predica la centralità dei servizi, l’ultima volta l’ha fatto due giorni fa all’assemblea della sua organizzazione. Adesso Sergio Billè, presidente di Confcommercio, ha un motivo in più di soddisfazione, perché il nuovo contratto di lavoro rilancia tutto il settore e indica quali buoni frutti si ottengano con il dialogo e la coesione sociale, che lui ha sempre cercato.

        Presidente Billè, avete firmato un buon contratto?

        Io sono molto soddisfatto. Questo contratto getta finalmente uno squarcio di luce e di speranza in un panorama di relazioni istituzionali, politiche e sindacali che sembrava aver raggiunto un pericoloso livello di criticità.

        Le difficoltà che ha descritto all’assemblea di giovedì quando ha parlato di «incertezze e malessere»?

        Sì, mi riferisco proprio a quella sensazione fastidiosa di stare sempre in fila, ad aspettare che qualcuno dia un via libera che non arriva mai.

        Perché il contratto può attenuare questa sensazione?

        Per vari motivi. Il primo, il più evidente, perché ha confermato che solo attraverso il dialogo, la trattativa si possono raggiungere risultati importanti. Scorciatoie non esistono e tutti dovrebbero riflettere su questa verità che ha trovato una nuova conferma.

        A chi si riferisce?

        A tutti coloro che, come diceva Manzoni, ritenevano che questo contratto "non s’aveva da fare", chi pensava che non saremmo riusciti a trovare punti di intesa sulla flessibilità.

        Avevano torto?

        Certo, il contratto ci ha dato ragione. E da un lato ha sancito che la flessibilità nei rapporti di lavoro deve essere considerata un dato strutturale e irrinunciabile per lo sviluppo della competitività del Paese, da un altro ha posto precisi "paletti" perché la flessibilità non venga snaturata e diventi precarietà.

        I sindacati hanno praticato quella disponibilità che lei aveva chiesto in sede di assemblea?

        Sì, ed è stato importante perché i servizi rappresentano un settore trainante per lo sviluppo generale ed è giusto che per primo recepisca, con la condivisione di tutti, anche della Cgil, quanto di costruttivo e innovativo contiene la legge Biagi. Una legge nuova.

        Perché è importante che i servizi siano anche nell’applicazione di questa legge in prima fila?

        Perché, lo dico da anni, le prospettive di sviluppo di tutta la nostra economia passano ormai in gran parte dalla porta dei servizi. Ed è importante che dopo trent’anni si ripeta, tra le forze trainanti dell’economia e il sindacato quello schema che portò l’Italia al boom.

        È possibile un nuovo boom?

        Sì, se si adottano le giuste misure. Il settore dei servizi è massa critica nella produzione di ricchezza e di nuovi posti di lavoro e le forze politiche debbono prenderne atto una volta per tutte. L’applicazione di questo contratto forse aiuterà a comprendere la centralità del nostro settore.

        Lei ha invocato una scossa all’economia e ha suggerito al Governo di andare avanti con la riforma del fisco.

        Penso che sia questa la direzione giusta. Ma soprattutto è importante che il Governo riavvii con le parti sociali forme di dialogo strutturate in modo da affrontare tutto l’arco dei problemi che oggi il Paese ha di fronte. Prima si farà questo, meglio sarà per tutti. Deve definitivamente cadere la cultura che ha portato allo scontro per l’articolo 18 che ci ha condotto alle difficoltà oggi sotto gli occhi di tutti. Ora si avvia una nuova stagione, viviamola con entusiasmo fino in fondo.

        Sono importanti le norme sulla formazione?

        Sono importanti perché riguardano i giovani. Con le nuove norme su apprendistato, inserimento e part time migliaia di giovani potranno trovare non solo un posto di lavoro, ma una formazione elevata. Tutti, non solo le basse qualifiche come una volta.

        Le titubanze della grande distribuzione sono tutte rientrate?

        Tutte, abbiamo raccolto il consenso pieno di tutti. La loro adesione è stata convinta, ma non dimentichiamo le difficoltà che hanno avuto negli ultimi mesi.