“Intervista” S.Billè: «Servono nuovi tagli fiscali»

24/03/2005
    giovedì 24 marzo 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 13

      LA RICETTA DI CONFCOMMERCIO

      «Servono nuovi tagli fiscali»

      Vincenzo Chierchia

        MILANO • « Bisogna approfittare subito della riforma del Patto di stabilità in Europa per rilanciare seriamente il patto per lo sviluppo in Italia; e poi ci vuole un nuovo passo in avanti della riforma fiscale, quanto fatto finora è evidente che non basta » . Sergio Billè, presidente di Confcommercio, rilancia l’allarme all’indirizzo del Governo sulle condizioni dell’economia italiana chiedendo che finalmente si imbocchi la strada giusta.

        L’Italia dunque è in difficoltà, ma abbiamo delle possibili vie d’uscita. I dati che continuano ad arrivare sono sempre più preoccupanti.

          Le vendite al dettaglio vanno giù e la crisi investe un po’ tutti i prodotti. È impressionante vedere che ci sono difficoltà anche per gli ipermercati e per le regioni del Nord Est. Da almeno sei mesi l’economia italiana ha imboccato uno scivolo inarrestabile, manca poco alla deriva. Il deficit della bilancia commerciale extra Ue è triplicato.
          La situazione sta sfuggendo di mano, è evidente. Governo e parti sociali devono impegnarsi per evitare una situazione disperata.

          In che modo?

            Intanto dobbiamo rilanciare la concertazione e utilizzare le opportunità che arrivano dalla Ue.
            Certo, va messa in chiaro una cosa. Bisogna evitare che il vincitore, nella riforma del Patto di stabilità, sia il partito della spesa, che viene utilizzata per creare consenso elettorale. Occorre invece completare l’opera con il patto di stabilità nazionale. Insomma dobbiamo rispondere subito a una domanda cruciale: ossia se dobbiamo usare le nuove regole Ue per rilanciare il Paese o per dare benefici alla classe politica.

            Cosa fare sul fronte della politica economica?

              Dobbiamo razionalizzare la spesa guardando alla produttività. Ad esempio sconcerta che la produttività nel settore pubblico cresca dello 0,4% e dai sindacati arrivino richieste di aumento dell’ 8 per cento. Il punto di fondo è che occorre fare ogni sforzo per rimettere in moto il Paese. Da questo punto di vista i tetti messi in Finanziaria sono una coperta su un palazzo crollato.

              Le difficoltà dei consumi delle famiglie sono solo un aspetto di un problema generale.

                Dobbiamo rilanciare con urgenza investimenti, produzione industriale e consumi. Per questo motivo il confronto tra Governo e parti sociali deve essere rimesso in moto al più presto. E soprattutto occorre valutare bene come affrontare la crisi del sistema industriale.
                Le iniziative tampone non servono. Meglio invece ragionare sui modelli per tornare competitivi.
                Inoltre, senza rilancio dei consumi è difficile immaginare che quest’anno si possa conseguire una crescita della produzione di ricchezza sia pure dell’ 1 per cento.

                Lo scenario resta però molto cupo.

                  I dati fanno rabbrividire. Il costo del petrolio è aumentato del 42% in un anno, il costo delle materie prime, dei metalli in particolare, è aumentato del 34,3%, l’import di prodotti tessili dalla Cina a febbraio è cresciuto del 62 per cento. Le vendite al dettaglio a gennaio sono calate del 3,5% in termini reali. Ogni volta che arrivano dati sull’economia italiana cresce l’angoscia.