“Intervista” S.Billè: «Primo passo per il rilancio»

07/02/2005

    sabato 5 febbraio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 15

    «Primo passo per il rilancio»

    ROSSELLA BOCCIARELLI

      ROMA • «Il sostanziale rientro dell’inflazione, che ora viaggia su livelli addirittura sotto la media dei Paesi dell’eurozona, è un dato assai positivo. E me lo lasci dire, fa anche giustizia delle polemiche che, nei confronti delle nostre filiere produttive e distributive, sono state strumentalmente e spesso artificiosamente orchestrate in questi ultimi mesi». Il presidente di Confcommercio, Sergio Billè, coglie l’occasione delle buone notizie sul versante prezzi per sottolineare che i commercianti hanno le carte in regola.

      I saldi e le iniziative di monitoraggio sui contenimento dei prezzi sono servite anche a far ripartire i consumi?

        Guardi, purtroppo oggi non c’è nessuna lampada di Aladino da strofinare per creare condizioni che diano corpo alla ripresa. E il dato positivo sui prezzi è solo un punto di partenza in un percorso che resta ancora in gran parte da fare, per riportare la nostra economia a livelli almeno decenti di competitività e produzione di ricchezza. Quindi bisogna muoversi.

        Come?

          In primo luogo, dobbiamo toglierci finalmente di dosso quell’abito mentale da alluvionati cronici che in una situazione come questa non contribuisce certo a trasmettere fiducia a famiglie e imprese. E poi, mi sembra importante che il Governo studi, con la massima attenzione e facendo perno finalmente su nuove idee, strategie ed obiettivi del decreto sul rilancio della competitività del sistema di cui si parla da tempo, ma che pare ancora avvolto nelle nebbie. Non dico che il Governo non faccia bene a meditare e a riflettere prima di muoversi. Perchè se anche questa volta si partisse con il piede sbagliato, la stagnazione che oggi stiamo vivendo finirebbe per diventare qualcosa di peggio e sarebbe il dramma. Ma non può nemmeno tergiversare troppo perchè il count-down tra declino e sviluppo del sistema, purtroppo è già iniziato.

          Secondo lei, su cosa bisognerebbe far leva per rilanciare la competività?

            Di leve ce ne sono: basta individuare quelle giuste. E non parlo solo di quelle che interessano il mondo della distribuzione. Anche per il settore della ricerca si potrebbe fare qualcosa di serio. E se uno come Bill Gates ha scelto fra mille proprio l’università di Trento per potenziare il suo settore della ricerca, l’Italia non dev’essere poi quel deserto che si sta dipingendo. Anche in questo campo si tratta di aiutare le strutture che veramente stanno facendo qualcosa ed evitare i soliti interventi a pioggia.

            Ma ci sono degli altri nodi che bisognerebbe cercare di sciogliere. Quali?

            Il primo è quello delle lentezze dellla burocrazia e degli esorbitanti costi, per normative e oneri fiscali e di altro genere che essa continua a trasferire sulle aziende. E guardi che le imprese turistiche e distributive non hanno la chance di delocalizzare. E molte sono quasi alla canna del gas, dovendo restituire allo Stato ormai quasi il 60% dei loro ricavi.

            Che cosa vorreste trovare nel decreto sulla competitività?

              Non vorremmo trovarci le rottamazioni, che finirebbero solo per dare vantaggi alle industrie straniere. E invece, sarebbe davvero paradossale escludere dalle misure di sostegno dell’autoimprenditorialità il settore del commercio. Autoimprenditorialità e innovazione sono, infatti, le priorità per il commercio e l’economia dei servizi. Ma ci sono anche altre misure che, se messe rapidamente in opera, agirebbero come sostegno alla competitività. Per esempio, ci vorrebbe una legge-obiettivo per le città, che permetta di cogliere tutto il potenziale di crescita dei processi di riqualificazione delle aree urbane e della loro "fertilizzazione" da parte delle imprese dei servizi. Altri Paesi d’Europa hanno capito la lezione e hanno rilanciato il ruolo delle città. Perchè non possiamo farlo noi?