“Intervista” S.Billè: «Non siamo limoni da spremere»

06/10/2004

            mercoledì 6 ottobre 2004

            Pagina 4 – Economia

            L´INTERVISTA

            Billè, presidente della Confcommercio: basta penalizzazioni fiscali
            "Non siamo limoni da spremere alzeremo i prezzi per difenderci"
            "Mentre si tolgono 200 euro, da una tasca, se ne restituiscono 20 dall´altra"
            "Il governo abbassi il costo dell´energia e impedisca cartelli e monopoli"

            LUISA GRION

            ROMA – Non apriranno nessun dialogo, non collaboreranno. Per quanto riguarda gli studi di settore il ministro dell´Economia, Domenico Siniscalco, non conti su di loro: Sergio Billè, presidente della Confcommercio, ammette che «se il governo vuole rompere un patto che funziona da quattro anni faccia pure, è un suo diritto». Ma avverte anche che «senza accordi fra le parti l´evasione fiscale ripartirà e i prezzi aumenteranno».

            E´ una minaccia presidente?

            «No, la naturale conseguenza del voler far passare per semplice manutenzione quello che è un tentativo di spremitura fiscale».

            Siniscalco sostiene di riferirsi a studi fermi e mai rivisti dal 1999. Non crede sia necessario un aggiornamento?

            «La base imponibile di tutti gli studi di settore riferiti al commercio è sempre stata indicizzata e fiscalmente rivalutata. Non vedo necessità d´intervento».

            Quindi stando così le cose se il governo vi chiama voi non vi presentate?

            «Diciamo che per educazione ci sediamo e ci rialziamo subito. A meno che…»

            A meno che?

            «Il governo non si decida a scoprire tutte le sue carte. E quindi dimostri come, dove e quando intenda tagliare la spesa pubblica. Vogliamo dettagli per ciascuna delle 8 mila voci che compongono il bilancio dello Stato. Vogliamo anche che tagli e politiche per lo sviluppo siano discussi e affrontati nello stesso contesto. Voler prima spremerci come limoni e affrontare – in un fantomatico collegato tutto da definire – la riduzione della pressione fiscale è un´idea che non sta in piedi».

            Sul taglio alle tasse di fatto una data c´è già: il primo gennaio. Non va bene?

            «Non sta in piedi una politica che prima autorizza Regioni e Comuni ad aumentare il loro potere impositivo e poi promette un abbassamento della pressione fiscale».

            Ma non eravate voi a chiedere un taglio alle tasse per rilanciare i consumi? Questo, dice il governo, sarà solo l´inizio

            «Questo non è nemmeno un giro di conto: mentre si tolgono 200 euro, da una tasca, se ne restituiscono 20 dall´altra. Ipocrisia allo stato puro. Non solo: dovendo da un lato pagare più tasse allo Stato e dall´altro, più tasse anche a regioni e comuni, tutta l´area del lavoro autonomo si vedrà costretta a rivalersi aumentando i prezzi. Con tanti saluti al potere d´acquisto».

            Detto così non sembra ci sia alternativa: il primo gennaio 2005, gli italiani si sveglieranno con tre nuove aliquote fiscali e una sventagliata di prezzi rivisti al rialzo.

            «Non sottovalutiamo il fattore tempo e il fatto che, senza il nostro consenso, gli studi di settore non si possono toccare».

            Se non sarete voi a pagare chi dovrà farlo al vostro posto?

            «C´è una lunga lista d´interventi urgenti di cui non c´è traccia nella Finanziaria. Il governo ci dica come intende abbassare il costo dell´energia, per esempio. Impedisca cartelli, monopoli: parlo di banche, assicurazioni e rendite di potere varie. Privatizzi davvero, senza favorire gli amici degli amici. Eviti l´indecoroso esborso di denaro pubblico a sostegno d´imprese decotte come l´Alitalia».

            E voi intanto che farete? Protesterete?

            « Sono una colomba in un nido di falchi»