“Intervista” S.Billè: «No a concordato e nuove tasse locali»

01/10/2004


            venerdì 1 ottobre 2004

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            I commercianti / Parla Billè
            «No a concordato e nuove tasse locali»
            NICOLETTA PICCHIO
            ROMA • «Se questa architettura di manovra andasse in porto, arriverebbero nuove tasse per famiglie e imprese, in quantità notevole, che oggi stiamo forse sottostimando». Sergio Billè, presidente della Confcommercio, contesta la Finanziaria appena approvata dal Governo. La scelta del concordato fiscale, le addizionali Irpef concesse agli enti locali, che potranno aumentare tasse e tariffe, vanno nella direzione opposta rispetto a ciò che servirebbe per contenere il deficit e puntare allo sviluppo.

            Il Governo, insomma, ha sbagliato calcoli e strategia?

            Il ministro Siniscalco ha manifestato i buoni propositi di risanare la finanza pubblica e di varare interventi che consentano la ripresa. Ma per quanto sappiamo finora ciò non sta avvenendo. Il piano di tagli alla spesa pubblica corrente sembra largamente sovrastimato e addirittura di incerta esecuzione. Invece è certo che arriverebbero nuove tasse.

            Su che cosa basa queste considerazioni?

            I prezzi e i costi delle prestazioni professionali finirebbero per aumentare se il Governo decidesse di aumentare unilateralmente e in misura sensibile la pressione fiscale sulle piccole e medie imprese e su chi opera con le partite Iva, cancellando di fatto l’impianto di concordato fiscale sperimentato in questi anni con gli studi di settore. Salterebbe il contenimento dei prezzi che, con qualche visibile risultato, è stato portato avanti in questi mesi. Si farebbe tutto il contrario di ciò che è necessario per rilanciare la domanda di consumo delle famiglie, che così in basso non è mai stata. La pressione fiscale crescerebbe ancora se veramente il Governo decidesse di ridare mano libera al potere impositivo di Regioni e Comuni per le addizionali Irpef, tariffe ed altre imposte locali.

            Ma per il Governo è necessario rimettere a posto i conti, e comunque ci sarà un taglio delle tasse con il provvedimento sulla competitività…

            La riduzione delle tasse deve diventare parte integrante di questa manovra. Inoltre bisogna intervenire sulla spesa corrente per il risanamento. L’aggiornamento degli studi di settore è una vera e propria tassa aggiuntiva, o una sorta di minumum tax. Quanto al problema del potere impositivo di Comuni e Regioni, servirebbe un confronto diretto con il Governo.

            Il Governo comunque si vedrà con le parti sociali: dal punto di vista del contenimento dei prezzi, auspicato dal Governo, Confcommercio è pronta a fare la propria parte?

            Il contenimento dei prezzi è stato già portato avanti in questi mesi. Il problema è rilanciare i consumi e la domanda. Ripeto: non è questa la strada. Non può essere sempre e solo il mercato, inteso come imprese e famiglie, a pagare il conto di uno Stato che non riesce a risanare i propri bilanci, anzi li peggiora ogni anno che passa. Bisogna cambiare qualcosa: è lo Stato che deve ridurre le proprie spese e pagare i propri conti. Famiglie e imprese lo hanno già fatto l’impossibile per fargli quadrare i conti. Ora, con le tasche vuote, dicono davvero basta.

            Tra i punti che non condivide c’è l’assicurazione obbligatoria per tutte le abitazioni private contro i rischi di terremoti, alluvioni. Perché?

            Si ha un’idea dei nuovi costi che comporterebbe questa polizza? Di quanto inciderebbe anche sul costo degli affitti? Forse si sta facendo strada nel Governo l’idea di creare intorno alle abitazioni un giro di affari simile a quello che esiste per le Rc auto. E ciò è un errore.