“Intervista” S.Billè: nessuna mediazione sui tagli

17/10/2005
    domenica 16 ottobre 2005

    Pagina 8 Politica-Economia

    Il Leader di Confcommercio «la finanziaria deve ridurre le spese senza le esitazioni del passato»

    Billè: nessuna mediazione sui tagli

      «Resta un amico e un uomo importante per l’organizzazione
      Il giudizio negativo su di lui cambierà»

        Intervista
        Francesco Spini

          MILANO
          Sessant’anni di Confcommercio, dieci anni tutti sotto il segno di un uomo solo al comando, Sergio Billè. Ma il Billè che oggi a Palermo festeggia l’anniversario della federazione di commercianti è un presidente con «il giubbetto antiproiettile», e che non ha alcuna «intenzione di gettare la spugna».

            Presidente, perché si sente in guerra?

              «C’è chi va scrivendo che io ormai sia o un presidente sotto assedio o addirittura una specie di “prigioniero di Zenda”».

                E invece?

                  «Capisco che ci sia chi goda leggendo cose del genere perché è da tempo che questa confederazione viene considerata scomoda per i suoi interventi, presuntuosa per gli interessi che ritiene oggi di poter rappresentare e poi addirittutra pericolosa per i cambi di strategia e di assetto. E per le riforme che oggi ritiene ormai indispensabili per la riqualificazione, per la ristrutturazione e per il rilancio del sistema economico».

                    Parliamone.

                      «Al punto in cui siamo mi pare che servano solo due cose: forbici che taglino davvero la spesa pubblica e una produzione di vaccini che impediscano il diffondersi nel Paese di una pandemia di pessimismo».

                        Non le piace questa Finanziaria?

                          «La volontà di effettuare dei tagli mi sembra più concreta e definita rispetto al passato. E va detto che è assolutamente necessario fare questa enunciazione di buoni propositi. Ma ho di fronte quello che è successo in tutte le Finanziarie passate».

                            Cioè?

                              «Uno spirito più o meno sacro – quest’anno più sacro, più concreto e più definito di tutti gli altri – si arrendeva di fronte a una sorta di mediazione che veniva instaurata con tutti i corpi dell’amministrazione pubblica, dai ministeri alle amministrazioni locali».

                                E invece, dice lei, la coperta è corta…

                                  «Non si tratta di una coperta più o meno corta, qui si rischia di non avere per quest’inverno più nessuna coperta».

                                    Perché?

                                      «Perché quando c’è una compagnia di bandiera che per sopravvivere è costretta perfino a ipotecare i propri aerei e una dozzina di ministeri non riesce a trovare i soldi nemmeno per pagare la tassa sui rifiuti vuol dire che una fetta del sistema pubblico è alla frutta o quasi».

                                        Che ne dice del taglio del costo del lavoro?

                                          «Eravamo per un’altra soluzione, che riguardasse una “no tax area” per le imprese minori. La riduzione può essere accettata. Ma non illudiamoci: l’entità della riduzione è tale che sarà non più di un solletico per tutti».

                                            I consumi ripartiranno?

                                              «Occorre invertire l’ondata di pessimismo che ha invaso il Paese e poi ragionare sull’impoverimento e sulla perdita del potere d’acquisto del cittadino medio, con l’aumento dei servizi di prima necessità: energia, gas, telefono, banche, assicurazioni, autostrade. E poi…»

                                                E poi?

                                                  «Ci sono politiche che hanno reso strepitoso il bilancio di Terna, ma non quelli della famiglia media».

                                                    Assolve in tutto i commercianti?

                                                      «No, ma generalizzare sarebbe un errore. Bisogna tenere presenti le difficoltà strutturali che stanno dietro i prezzi: abbiamo una rete di mercati uguale a quella di dieci anni fa».

                                                        Parliamo di Confcommercio. C’è chi giura che dentro la confederazione comincino le contestazioni. Che dice della «lega di Verona»?

                                                          «Sono otto amici, le assicuro. Posso dire che c’è dibattito, che è il sale di un’organizzazione. Diventa un’idiozia quando si rivela il cavallo di Troia per conto di altri. Ma anche chi all’ultimo consiglio generale – e non più di un paio, le assicuro – ha fatto un intervento critico, si è poi riconosciuto nell’unitarietà».

                                                            Quindi lei è saldo in sella?

                                                              «Qualcuno mi ha detto: tu sei il pino più alto e devi avere la forza di resistere ad ogni vento».

                                                                E lei che cosa ha risposto?

                                                                  «Che il pino più alto può resistere a patto che da sotto nessuno lo seghi. Ecco: eventuali accette si sono fermate qualche giorno fa».

                                                                    Molto nasce dal caso Ricucci, la compravendita di quella che sarà la vostra nuova sede. Rinnega la sua amicizia con l’immobiliarista?

                                                                      «Perché dovrei? Non è che devo diventare un “furbetto”, come qualcuno mi ha fatto passare, o un appestato. La cronaca dei prossimi anni potrebbe posizionare in maniera diversa il suo giudizio su questa vicenda. Per quanto mi riguarda ho sempre agito nei poteri che mi conferisce lo statuto e al solo fine di consolidare lo stato patrimoniale della confederazione».

                                                                        Stefano Ricucci fa ancora parte di Confcommercio?

                                                                          «Era, è e rimane il presidente di Confimmobiliare, associazione che ha scelto di entrare in Confcommercio per giocare l’importante partita del real estate che ha bisogno di nuovi protagonisti».