“Intervista” S.Billè: nei centri commerciali come in una piazza

19/05/2005
    Famiglia Cristiana OnLine

    n. 21 del 22 maggio 2005

      INCHIESTA

      LA DOMENICA DI SERGIO BILLÈ, PRESIDENTE DI CONFCOMMERCIO
      NEI CENTRI COMMERCIALI
      COME IN UNA PIAZZA

        «Nel giorno di festa cerchiamo di liberarci, anche da Prodi e Berlusconi». Lo shopping? «La gente non ha soldi».

          «Quando facevo il pasticciere lavoravo soprattutto di domenica. Era normale, dopo la Messa e la lettura del Vangelo, dato che ho una buona voce, ritornare in laboratorio a occuparmi di bignè e cannoli». Sergio Billè, presidente di Confcommercio, ricorda così le sue domeniche da lavoratore. Oggi, che non è più costretto a svolgere quel tipo di attività, ama starsene tranquillo in casa a fare "pulizie". «Sì, trascorro la domenica a passare l’aspirapolvere, ma nel mio cervello», spiega, «cerco di liberarlo dagli acari dello stress quotidiano, leggo molto e curo lo spirito, in modo da essere pronto per affrontare un’altra dura settimana».

        E non va a passeggiare in un centro commerciale come tanti italiani?

            «Non ho il tempo. Comunque, la gente considera la domenica un giorno diverso dagli altri, un giorno di liberazione, anche da Prodi e Berlusconi. Non c’è nulla di male a rilassarsi in un centro commerciale e fare la spesa con un po’ più di tempo, senza stress. Tuttavia, il giorno di maggiore affluenza non è la domenica, ma il sabato, perché anche fare la spesa è considerata un’incombenza, un lavoro. La domenica continua a conservare una sua sacralità. In Germania addirittura è tutto il week-end a essere considerato sacro».

              Ma allora perché negli anni passati avete spinto molto per l’apertura dei centri commerciali di domenica?

              «È un discorso legato soprattutto alle città turistiche, dove i visitatori richiedono effettivamente lo shopping anche di domenica».

                Molti frequentano i centri commerciali e pochi acquistano…

                «Purtroppo le città spesso non offrono luoghi adeguati per fare una passeggiata o semplicemente per incontrare gli altri. I centri commerciali suppliscono a questa mancanza».

                  Ma il vostro obiettivo è fare affari, non certo offrire un luogo di relax…

                  «Il problema non è legato alla domenica, magari fosse così».

                    Che cos’è che non va?

                    «Il dato diffuso giovedì 12 da Istat ed Eurostat sull’andamento del nostro Pil (Prodotto interno lordo) credo che abbia fatto cadere anche l’ultimo velo di ottimismo che, sia pure appuntato con gli spilli, ancora ci restava. Se la gente non ha soldi non spende, e non importa che sia domenica o un giorno qualunque della settimana».

                      Insomma, siete un po’ preoccupati per l’andamento dell’economia…

                      «Certamente, c’è una persistente debolezza della domanda interna, che porterà a un aumento della spesa delle famiglie pari soltanto allo 0,3 per cento nel 2005 e allo 0,9 per cento nel 2006. Per quest’anno, il nostro centro studi segnala, in particolare, l’andamento stagnante per i beni alimentari e un’evoluzione un po’ più favorevole per i beni durevoli. Altro che acquisti domenicali: la gente si chiude in casa. È una situazione quasi da ultima spiaggia, talmente grave da esigere, per fronteggiarla e per contrastarla, la collaborazione e un grande senso di responsabilità da parte di tutti».

                        Ritornando alla domenica, sembra che lo steccato che divideva i giorni festivi dai feriali sia saltato: il lavoro invade il tempo della domenica…

                        «Non credo che la situazione sia così drammatica. Ci sono i soliti lavori che si svolgono anche la domenica, come il pasticciere, per allietare gli altri…».

                        Giuseppe Altamore