“Intervista” S.Billè: «L’economia è intossicata»

22/02/2005

    Martedì 22 febbraio 2005

    Economia e finanza

    INTERVISTA
    Inflazione bassa (1,9%), Paese fermo. Parla Billè
    « L ’economia è intossicata
    Giù Irap e costo del lavoro»

      di Elena G. Polidori

        ROMA — Sergio Bill è, l ’ Ufficio studi della Confcommercio, commentando il dato dell ’ inflazione all ’1,9% sostiene che, «se esso conferma la stabilità dei prezzi, evidenzia anche l ’ andamento di un ’economia che continua a stare ferma e ad avere il ghiaccio sulle ali ».

          « L ’inquinamento — sostiene il presidente di Confcommercio — che maggiormente ci preoccupa è quello provocato dalla caduta delle ‘ polveri sottili ’ della sfiducia sulle capacità del sistema di riprendere lo sviluppo. Sono ‘ polveri ’ assai nocive perch é, entrando nei polmoni di imprese e famiglie, stanno togliendo loro la voglia di affrontare il futuro .

            Targhe alterne, dunque, anche per l ’ economia?

              « Depurare l ’ aria da queste perniciose tossine deve diventare la priorit à, per le istituzioni come per tutte le parti sociali. Deve partire subito un primo strategico piano contro questa forma di inquinamento che vada al cuore dei problemi che questo Paese deve affrontare e risolvere per tornare ad essere competitivo » .

                Il provvedimento in gestazione sulla competitività non la convince?

                  « Per venire a capo di questo problema non basta far indossare ad imprese e famiglie mascherine anti -smog o adottare provvedimenti del tutto estemporanei come quello delle targhe alterne.Ci vuole ben altro ».

                    A quali priorità si riferisce?

                      « Ecco le vere super -urgenze. La prima è una concertazione tra le istituzioni e le parti sociali per l ’elaborazione di un vero progetto di sviluppo. Oggi questa interazione o non c ’è o si perde nei mille e disgreganti rivoli del pressappochismo e degli interessi di pura bottega ».

                        Fin qui il metodo: e il merito?

                          «Il merito riguarda due aspetti essenziali per tornare a essere competitivi: abbassare un costo del lavoro che, anche a causa del madornale e aggiuntivo carico dell ’ Irap, una tassa che da sola porta via alle imprese 35 miliardi di euro l ’anno, impedisce ad ogni tipo di azienda di offrire servizi o immettere sul mercato prodotti competitivi. Ma lo sa lei che non c ’è paese in Europa che abbia oggi una tassa come quella dell ’Irap? E come possiamo competere con gli altri avendo sulle spalle anche questo fardello? » .

                            E il secondo tasto su cui battete qual è?

                              «Il secondo è quello di abbattere un sistema di normative di stampo ottocentesco e che, da un lato, tagliano le gambe alle imprese e, dall ’ altro, fanno scappare a gambe levate gli investitori stranieri. Vuole una perla? E ’ ancora in piedi in Italia un insieme di regole per la disciplina del diritto fallimentare che, in altri Paesi, sono state riformate anni fa. Tutti sanno che questo il problema va rimosso, ma se ne discute in modo puramente accademico » .

                                C ’è chi propone, in ogni caso, un ’ ulteriore mossa per far ripartire l ’Azienda Italia e, soprattutto, la sua industria: l ’ intervento pubblico nel capitale. Che cosa ne pensa?

                                  « Io non sono certo fra quelli che oggi pensano che i problemi di competitività del nostro Paese si possano risolvere voltando le spalle al sistema industriale o assistendo al suo funerale. Certo che anche l ’industria è importante, ma quello che ancora non si capisce è con quali formule, con quali risorse, con quale cambio di strategie si possa far tornare produttivo e competitivo un settore che oggi — diciamolo con chiarezza — non lo è in gran parte pi ù. La caduta, direi il quasi crollo del nostro export anche nell ’ area dell ’eurozona è, da questo punto di vista, un assai brutto segnale. Io credo
                                  che sia arrivato il momento di mettere tutte le carte sul tavolo e di vedere se e come, in concreto, si può sciogliere questo rebus e soprattutto a chi tocca scioglierlo. E qui sta il nocciolo del problema: è compito dello Stato svuotare il suo già esangue salvadanaio o deve essere il management di questo tipo di aziende a elaborare piani più convincenti e più produttivi di quelli stilati fino a oggi? Lo Stato ha già dato ma non si è risolto nulla. Evidentemente c ’è stato qualche grave difetto di manico. O questi ‘ difetti ’ vengono rimossi o sarà bene non gettar via altri soldi ».