“Intervista” S.Billè: La nuova legittima difesa? «Demagogia elettorale»

26/04/2004

        sabato 24 aprile 2004
        Intervista a Sergio Billè
        presidente Confcommercio
        La nuova legittima difesa? «Demagogia elettorale»
        Il governo ha abbandonato le periferie, ma noi non vogliamo diventare giustizieri della notte
        Mimmo Torrisi
        ROMA Le periferie sono il nostro Iraq e gli obiettivi sensibili sono gioiellieri, tabaccai e benzinai. Il presidente di Confcommercio, Sergio Billé si affida ad immagini forti, benedice il dibattito sulla sicurezza ma non si fida delle soluzioni facili, della serie: armatevi e sparate. «Discutere di questi fatti a cielo aperto fa bene, questi sono i problemi che tolgono il sonno ai cittadini, questo è il terrorismo di casa nostra. Ma fa male, anzi malissimo che questo confronto venga utilizzato sull’unghia della demagogia per portare qualche voto in più. Con le sagre elettorali non si è risolto mai un bel niente, evitiamo di farne delle altre che producono più danni che benefici».

          Presidente, aumentano furti e rapine e c’è chi propone di estendere la legittima difesa. Qual’è la sua opinione?

            «I commercianti non hanno alcuna intenzione di fare i giustizieri della notte o «Kill Bill». Questa cultura per fortuna da noi non ha attecchito e poi nessuno a voglia di passare metà del proprio tempo al poligono di tiro. Chiediamo che la giustizia riconosca più e meglio di quanto non abbia fatto finora forme più efficaci di legittima difesa, che tenga conto del contesto emotivo e ambientale nel quale avviene l’aggressione. Oggi si aprono processi che durano anni, nei quali qualche volta aggredito e aggressore finiscono insieme sul banco degli imputati. Tutto questo incide in maniera devastante sia sulla psicologia che sull’attività del commerciante. Il codice deve tutelare, da un lato, la persona aggredita, ma deve anche fissare dei paletti per i diritti della legittima difesa, che tocca al giudice correttamente interpretare. Tutti gli ordinamenti sono chiari su questo aspetto: se l’aggredito ritiene di essere in pericolo di vita, ogni tipo di reazione dovrebbe considerarsi legittima, e se la attuali norme non sono abbastanza chiare si possono correggere, ma se l’aggredito ritiene che siano in pericolo solo i propri beni il tipo di reazione non deve superare certi confini. Questo è il punto corretto di partenza, come ha fatto il giudice Nordio e non altri, che invece hanno preferito usare la demagogia per raccattare qualche voto in più».

              Elezioni a parte, si aspetta che la legge venga approvata?

                «Noi attendiamo soluzioni definitive. Doveva essere fatta anche la legge sul risparmio per proteggere la sicurezza dei piccoli investitori, speriamo che questa non faccia la stessa fine, perché c’è da proteggere la sicurezza dei cittadini».

                  A proposito di sicurezza, per una volta la criminalità non è associata all’immigrazione.

                    «La componente dell’immigrazione clandestina nella criminalità esiste, ma limitarsi solo a questo, come i dati di cronaca dimostrano sarebbe sbagliato».

                      Oltre la legittima difesa, quali sono le vostre proposte?

                        «Intanto si deve dire con chiarezza che in uno Stato di diritto non si può giustificare il fatto che per sovrappopolazione delle carceri, ormai in overbooking, o per cavilli giuridici o per maldestra amministrazione della giustizia, questi delinquenti tornino in libertà dopo aver scontato solo una minima parte della pena. Come è accaduto per l’assassino del tabaccaio di Roma. Poi, però, bisogna spostare l’attenzione sulle periferie. In certi quartieri, tabaccai, gioiellieri, orefici, benzinai, edicolanti hanno o merce pregiata o sono gli unici punti erogatori di credito. Queste persone continuano a vivere in uno stato di massima insicurezza. C’è chi dopo la quinta aggressione finisce per perdere la testa, lo farebbe anche chi usa le armi del mestiere, figuriamoci chi vive con la paura. Anche questi sono da considerarsi «obiettivi sensibili», tra un body guard ucciso a freddo in Iraq e un commerciante ucciso a bruciapelo solo per un ritardo nell’ apertura della cassa, non dovrebbe esserci differenza».

                          E invece non accade nulla di tutto questo?

                            «A quanto mi risulta, mezzi e uomini sono tutti dirottati su altri obiettivi sensibili, sul terrorismo. Non vorrei che tutto quello che sta accadendo sia anche frutto di questo dirottamento di forze. Sappiamo che non si può controllare tutto 24 ore al giorno, ma serve un presidio costante con più uomini e più mezzi tecnologici. Oggi con i mezzi informatici questo sarebbe possibile, soprattutto per seguire la criminalità di basso profilo che entra ed esce dalle carceri».

                              C’è chi sostiene che la criminalità sia in diminuzione mentre aumenta la spettacolarizzazione mediatica di singoli episodi.

                                «Le cifre si possono leggere da tutti i lati, come per la crisi dei consumi che nasce da una percezione di insicurezza mediatica, ma anche da una percezione reale. Se dai nostri belli e sicuri centri urbani ci spostiamo di qualche chilometro verso le periferie, ci rendiamo conto che la situazione è drammatica, perché infrange la sicurezza che ogni cittadino dovrebbe avere. Quel che è certo è che il conto dei commercianti ammazzati per un pugno di euro aumenta ogni giorno. Questo dovrebbe aprire gli occhi al governo, perché l’isolamento delle periferie, il nostro Irak, si sta velocemente metabolizzando trasformandosi in cronica paura che può produrre ogni tipo di reazioni. Vogliamo aprire gli occhi o vogliamo aspettare che anche in questa mondo si viva con la mano perennemente sul grilletto?».