“Intervista” S.Billè: «Il vero problema è il greggio»

09/03/2005
    mercoledì 9 marzo 2005

    Intervista

      IL PRESIDENTE DI CONFCOMMERCIO LANCIA L’ALLARME PER L’INARRESTABILE CORSA DEL BARILE
      «Il vero problema è il greggio
      Bisogna risparmiare energia»
      Billè: più teleriscaldamento, conversione dei rifiuti e pannelli solari
      Sterilizzare subito gli aumenti delle accise e dell’Iva sui carburanti

      Roberto Ippolito

      ROMA
      Ormai i problemi sono altri. E’ il messaggio che il presidente della Confcommercio Sergio Billè invia al governo Berlusconi impegnato a varare venerdì le misure dirette a stimolare la competitività: «Parliamoci chiaro: il rischio è che, mentre cerchiamo di mettere qualche mattone in più per il rilancio della competitività, ci frani il terreno sotto i piedi».

        Presidente Billè da cosa nasce questa valutazione?

          «Mi pare si stiano un po’ troppo sottovalutando le conseguenze che sul sistema economico produce il nuovo balzo del petrolio che ha tutta l’aria di diventare, almeno in parte, un dato strutturale».

            Critica implicitamente il decreto per la competitività?

              «Scorrendo la bozza predisposta dal governo, non ho obiezioni di fondo anche se dobbiamo dirci che non si va oltre qualche utile stimolo. Nulla a che fare, però, per obiettiva e del resto conclamata mancanza di risorse, con qualcosa che somigli ad un vero e proprio "new deal". E poi non è certo con i dazi appena riproposti che si affrontano le difficoltà dell’economia italiana».

                Quali conseguenze vede analizzando l’impennata del petrolio?

                  «I consumatori sono costretti a "stornare", nell’acquisto di benzina e di gasolio, anche quel po’ di euro in più che erano riusciti a mettersi in tasca con gli sgravi fiscali scattati a gennaio. E la lievitazione dei costi dell’autotrasporto merci (+9,6% solo a febbraio ma a marzo anche peggio) non potrà non avere ripercussioni sui prezzi dei prodotti».

                    Un quadro nero per l’economia quindi?

                      «C’è il rischio, per i consumi e il mercato, di un doppio autogol. Vogliamo parlarne o è un argomento da mettere all’indice perché troppo scomodo? E vogliamo parlare di quanto, tra accise e Iva, sta incassando di più lo Stato grazie a questi aumenti?».

                        Non le sembra corretto?

                          «Intascare e con la massima disinvoltura anche il surplus di tasse derivante dal balzo del petrolio, invece di pensare di alleggerire i costi dell’utenza, non è una specie di "fuoco amico"?».

                            Insomma il petrolio è un’emergenza?

                              «Il balzo del prezzo non deriva dalla gelata in molti Paesi. Magari fosse così. Ma da cause strutturali: il vorticoso e inarrestabile aumento di domanda petrolifera dei Paesi del Sud Est asiatico, Cina in primis. E siccome nemmeno mamma Arabia Saudita ce la fa più a partorire un numero maggiore di barili di petrolio, la strada è ormai, anche per noi, davvero tutta in salita. Ecco perché bisognerebbe lasciare da parte le solite polemiche da curva sud e cominciare a fare, in proposito, qualcosa di serio e di tangibile».

                                Lei cosa chiede?

                                  «Nel breve – non vedo altre terapie efficaci – il governo deve decidersi a sterilizzare dagli aumenti accise o Iva o entrambe le cose. E trovare il modo per fare digerire queste decisioni anche a Bruxelles che, da altri Paesi, ha digerito anche di peggio».

                                    E per il medio periodo?

                                      «Occorre avviare un piano di risparmio energetico su vasta scala che coinvolga ogni tipo di amministrazione pubblica e i privati. I progetti delle nuove centrali sono solo sulla carta e i lavori saranno finiti tra dieci anni; e poi si immagina che continuino a scorrere come oggi i rubinetti delle materie prime, cosa che mi pare assai dubbia. Come restano ancora nella fantascienza i piani di privatizzazione dell’Enel, il pachiderma che oggi, sull’energia, lucra più di tutti a spese del mercato».

                                        Come si può ottenere il risparmio energetico?

                                          «Con la somma di tanti piccoli risparmi: forme di teleriscaldamento da cui potrebbero trarre enormi vantaggi soprattutto le famiglie, impianti per convertire in energia quell’80% di rifiuti che ancora oggi continua a finire in maleodoranti e inutili cloache a cielo aperto, incentivi per l’installazione di pannelli solari ipotizzati anni fa ma persi per strada, strategie comunali per potenziare realmente i trasporti pubblici e renderli davvero concorrenziali al mezzo privato».

                                            Sollecita pertanto una svolta nella politica energetica?

                                              «Lo Stato, anziché continuare ad arricchirsi e a distribuire cospicui dividendi solo a chi possiede azioni dell’Enel, deve far in modo che centinaia di piccole e medie imprese paghino meno l’energia. Il pressappochismo e l’incertezza su cui, su queste vitali questioni, continua a muoversi la politica talvolta fa venire i brividi».