“Intervista” S.Billè: i prezzi saliranno

01/03/2005

    martedì 1 marzo 2005
    pagina 24

    Il presidente Confcommercio: costi dell’energia elevati e poca concorrenza, dalle banche ai trasporti
    Inflazione ferma all’1,9%.
    Ma Billè: i prezzi saliranno

      ROMA – Prezzi al consumo fermi all’1,9%, prezzi alla produzione saliti in un anno del 4,5%. Parte da qui la preoccupazione del presidente della Confcommercio, Sergio Billè: «Se a questo aggiungiamo che il petrolio è tornato a 52 dollari al barile, c’è il rischio serio che anche i prezzi al dettaglio finiranno per aumentare, vanificando tutti gli sforzi che fino ad oggi sono stati fatti dalla distribuzione per contenere l’inflazione».

      Veramente l’Isae, istituto pubblico di analisi economica, prevede che a marzo i prezzi al consumo resteranno stabili?

      «Io non sarei così ottimista visto il costo dell’energia e delle materie prime. In ogni caso, meglio essere pessimisti e sperare che questo spinga il governo a decidere finalmente interventi seri che continuare a girarci i pollici cantando l’aria di "un bel dì vedremo"».

      Il governo sta per intervenire con l’atteso provvedimento per il rilancio della competitività.

      «Nel piano che ci è stato proposto non c’è ancora traccia visibile degli interventi di carattere strutturale di cui c’è bisogno».

      Quali, secondo lei?

      «Quelli per abbattere i costi dell’energia, dei trasporti e dei servizi bancari. E quelli per sostenere le imprese competitive».

      Che vuol dire?

      «Le illustro le nostre quattro proposte. 1) Incentivi dello Stato che siano come dei "tagliandi" che possano staccare e incassare solo quelle aziende in grado di dimostrare di produrre ricchezza e occupazione. Non è più tempo di sussidi a perdere e di elemosine. 2) Una diversa politica energetica. Non è più possibile che un’azienda quasi monopolista come l’Enel metta in pancia profitti così considerevoli senza far nulla per abbassare un costo dell’energia che, per imprese e famiglie, e fra i più alti del mondo. Ci vuole la liberalizzazione. Dove sono i nuovi impianti? Cosa si sta facendo per realizzare fonti alternative?».

      Le altre due proposte?

      «Eccole. Basta con i cartelli delle banche, dei servizi pubblici e dei trasporti. Infine, va tagliata l’Iva sul turismo perché è uno scandalo che in un settore chiave per l’Italia si paghi un’aliquota considerevolmente più alta di quella in vigore in Paesi a noi direttamente concorrenti come la Francia. Risolviamo questi problemi ora, senza ulteriori ritardi, perché delle vecchie liturgie non ne possiamo davvero più».

      Intanto, anche se in media i prezzi al consumo sono fermi all’1,9%, proprio nel turismo e nella ristorazione si registrano incrementi del 2,7%.

      «Il turismo risente particolarmente del caro petrolio e dei prezzi dei trasporti».

      Tuttavia nei confronti con i Paesi concorrenti è un settore che offre un peggiore rapporto qualità-prezzo. Non c’è anche una responsabilità degli operatori?

      «È il contesto che non aiuta. Non solo i costi, di cui ho parlato prima, ma anche la mancanza di infrastrutture e di adeguati servizi alle imprese, specialmente nel Mezzogiorno».

      Enrico Marro