“Intervista” S.Billè: i commercianti faranno le barricate

28/07/2004


            mercoledì 28 luglio 2004

            intervista
            Federico Monga

            «NON FIRMO IMPEGNI SU PAGINE BIANCHE»
            Billè: i commercianti faranno le barricate

            «POSSO dirlo alla siciliana?».
            Dica pure…
            «Questo sistema di lavorare su Dpef e Finanziaria è una minchiata».
            Presidente Billè, lei ha un incarico istituzionale… rappresenta la maggioranza dei commercianti italiani!
            «Posso argomentare».
            Prego.
            «Stiamo perdendo tempo. Ci propongono un quadro. C’è la cornice ma non ci sono i colori. Ci chiedono un parere sul nulla. Questo sistema va avanti da un po’ di anni. Non è questione di destra o sinistra ma quest’anno, se è possibile, andiamo ancora peggio. Ci portano il Dpef a fine luglio e la Finanziaria va fatta entro settembre. Hanno unito due stagioni in una».
            E che stagione è?
            «E che ne so! Che le cose andassero di male in peggio lo sapevamo da tempo. Adesso si tratta di capire i rimedi. E non ho ancora capito su cosa dobbiamo consultarci. Chi deve fare i sacrifici?».
            Non si fida delle proposte del governo?
            «Al Tesoro sono mesi che analizzano tagli, che studiano dove andare a colpire. Perché non ci fanno vedere le carte anche a noi?».
            Qualcosa è venuto fuori.
            «Secondo me ci giriamo i pollici ancora per un paio di mesi, prima di arrivare al dunque. Continuiamo a perdere tempo».
            Che farà la Confcommercio?
            «Io vado sulle barricate. Non dico sì a un libro con il titolo, la copertina, l’indice dei capitoli ma con le altre pagine tutte bianche. Non si gioca a mosca cieca con i cittadini».
            Pronti a fare sacrifici?
            «La manovra ha una mole impressionante. Io sono d’accordo sul rigore ma si deve organizzare un consorzio dei sacrifici. A pagare non possono essere sempre gli stessi con i soliti noti che se la godono».
            Chi sono i soliti noti?
            «Le lobby con grande potere che sanno approfittare di questo periodo di incertezza e si attrezzano per guadagnarci alla fine. La pubblica amministrazione e tutte quelle imprese che nonostante ogni anno ricevano denaro dallo Stato, non sono in grado di creare ricchezza, produzione e competitività. Non gli bastano gli aiuti nemmeno per tirare a campare, per pagare gli stipendi. In Italia ci sono ancora troppe ed enormi rendite di posizione».
            Facciamo qualche nome?
            «La gente sa bene di chi sto parlando».
            L’Alitalia?
            «Certo l’Alitalia ma non è la sola.La lista è lunga. Abbiamo fatto le liberalizzazioni senza la concorrenza. Si doveva aumentare l’offerta e abbassare i prezzi. E’ successo tutto il contrario. Adesso basta. La bruciatura è stata forte. Ora si devono fare le vere liberalizzazioni e i tagli strutturali di spesa. Chi ha i privilegi deve vendere i gioielli di famiglia per pagare i conti. Solo così si può andare a chiedere sacrifici a famiglie e imprese».
            Vista la situazione grave si potrebbe provare con qualche altra una tantum?
            «Per carità. Se siamo arrivati a questo punto è anche perché, tanto per fare un esempio, le cartolarizzazioni degli immobili si sono rivelate un fallimento. Non si è incassato quello che si immaginava. E il pagherò è diventato un pagherete».
            Quanto manca, secondo lei, alle casse dello Stato?
            «Tra il 2005 e il 2008 servono settanta miliardi di euro».
            Siamo tornati ai tempi del «lacrime e sangue» di Giuliano Amato per entrare in Europa?
            «Con un’importante differenza. Allora le imprese non erano schiacciate dalla globalizzazione come oggi. Nel ‘92 avevamo molte più chance di competere rispetto al 2004».
            C’è la riduzione delle tasse però.
            «Attenzione. La riduzione delle tasse nel Dpef è scritta a margine e per giunta a matita. Si può cancellare in fretta. La primavera scorsa Berlusconi ci assicurò un taglio entro il 30 aprile 2004. Avrebbe fatto meglio a dire il 31. Perché adesso al 31 aprile delle tasse ci siamo arrivati davvero».
            Cosa non vuole vederci scritto nel Dpef?
            «L’aumento dei prezzi nei servizi di base, delle imposte di registro, gli aggravi sui patrimoni dei piccoli risparmiatori, il trasferimento di quote al Tfr all’Inps che poi è un falso in bilancio. Se si prendono queste decisioni si pregiudica la possibilità di ogni politica di sviluppo».
            Come lo vede questo governo?
            «E’ in atto un’infinito regolamento di conti. Ma, come nei film western, si sparano a salve e c’è la passata di pomodoro. Siamo stufi. Sarebbe bene che si chiarissero davvero le idee».