“Intervista” S.Billè: «Gli applausi di Confindustria sono sospetti»

19/10/2005
    mercoledì 19 ottobre 2005

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    L’Intervista a Sergio Billè

      Il capo di Confcommercio: il successo delle primarie testimonia che gli italiani ne hanno le tasche piene di avere le tasche vuote

        «Gli applausi di Confindustria sono sospetti»

          di Roberto Rossi/ Roma

            Berlusconi? «È finita l’epoca delle suggestioni, ma l’Unione deve dirci il suo programma». La Finanziaria? «È la meno peggio possibile, ma non capisco Confindustria che si spella le mani. La sua convergenza è sospetta». Primarie, Tfr, Finanziaria, liberalizzazioni, Sergio Billè non ha peli sulla lingua. Come sempre.

              Presidente partiamo dalle primarie dell’Unione. 4 milioni al voto. Che segnale è?

                «È un risultato da esaminare con molta attenzione. Qual è il primo significato? Che l’epoca dei contratti con gli italiani e delle suggestioni è un epoca finita. E penso che nell’imbuto di questo risultato si siano riversati i malumori di chi ha le tasche piene di avere le tasche sempre più vuote. E per come sta andando la nostra economia credo che sia una reazione emotiva più che comprensibile».

                  Questa reazione condizionerà anche il voto della prossima primavera?

                    «Mi pare presto per dirlo. Da qui ad aprile o maggio molte cose possono accadere. Comunque occorre che l’Unione spieghi con chiarezza come intende agire per fare uscire questo paese dalla crisi. Perché fino ad oggi l’Unione ha detto assai poco. Nelle prossime settimane molte cose devono essere chiarite».

                      A che cosa si riferisce?

                      «Mi devono spiegare come risolvere il problema della crisi manifatturiera, come risanare il debito senza picchiare ancora in testa a famiglie e imprese, come ridurre le spese di una pubblica amministrazione che già a tempi di Prodi a Palazzo Chigi si stava gonfiando oltre misura. E infine come liberalizzare il sistema di mercato».

                        Prodi ha detto: regoliamo l’Irap e indirizziamo le spese in modo che le imprese possano fare innovazione e ricerca. Non la convince?

                          «Non si può rimettere qualche mattone nella ricerca per far ripartire il settore manifatturiero. Microsoft e la new economy americana non sono cresciute grazie ai soldi statali. Tutti vorremmo vedere in piedi il settore manifatturiero ma una cosa è certa: il tempo dell’assistenzialismo è finito».

                            Lei pensa a una cura da cavallo?

                              «Io mi domando se è possibile far decollare il manifatturiero senza quei tagli drastici, anche sul fronte dell’occupazione, che ha dovuto fare la General Motors? Credo che le avvisaglie di Melfi siano un segnale concreto. Quante volte dovremo pagare questo stabilimento? Sono tutte domande che attendono risposte».

                                Che giudizio dà della Finanziaria?

                                  «Che era e resta la meno peggio possibile. Perché punta a interventi anche strutturali anche della spesa pubblica. E non mi si venga a dire che questi tagli sono impossibili. Anche a sinistra si comincia a fare qualche discorso serio per eliminare tutta una serie di incrostazioni e impalcature non essenziali».

                                    Lei si è schierato contro il rinnovo del contratto per gli statali.

                                      «Io penso che un po’ di riflessione va fatta da tutti. Specie se i conti non tornano e abbiamo qualche buco sulla coperta».

                                        Ma così non si comprimono ancora più i redditi delle famiglie?

                                          «Certo, lo so. Ma non ci possiamo mettere a stampare carta. Non possiamo nemmeno permetterci di mantenere un sistema pubblico che tutto ha fatto tranne che razionalizzarsi. Lo stato è cresciuto nei suoi costi. I servizi pubblici sono aumentati dal 1999 al 2004 del 24% contro un inflazione che è del 12%. Le retribuzioni in quel settore sono aumentate quasi del 28% contro una cifra che è molto inferiore nel settore privato».

                                            Vi aspettavate qualcosa in più per il rilancio dei consumi?

                                              «Questa resta la soluzione di ogni problema. Però in questo momento abbiamo una inflazione che in Europa è pari al 2,6% e in Italia è al 2%. Che vuol dire? Che il mercato è nel freezer. Quindi pensare a scongelamenti immediati è chiedere la luna quando la luna non c’è».

                                                Montezemolo ha parlato di una «Finanziaria responsabile che aiuta la crescita». Lei è della stessa opinione?

                                                  «Non mi spingerei a tanto. Battere le mani come ha fatto Confindustria mi sembra un po’ eccessivo e, mi consenta, un po’ sospetto».

                                                    Sul Tfr Berlusconi ha detto di non volere fare regali al sindacato ?

                                                      «È stata una sortita stupefacente. Anche se viene da una persona che non ha mai mancato di stupirci. È chiaro che questa legge si è incagliata in scogli che non emergono in superficie. E che sarà difficile disincagliarle. Io continuo a pensare positivo».