“Intervista” S.Billè: «Confindustria, sì al patto per lo sviluppo»

31/05/2004







domenica 30 maggio 2004

L’INTERVISTA
Il presidente della Confcommercio: d’accordo con Montezemolo, serve un’alleanza tra produttori

«Confindustria, sì al patto per lo sviluppo»
Billè: i fondi per abolire l’Irap si trovano cambiando il sistema di aiuti alle aziende

      ROMA – Un patto con gli imprenditori per rilanciare l’economia. Finanziare l’abolizione dell’Irap con la rimodulazione degli incentivi alle imprese. Forti decontribuzioni per il turismo. E poi la convinzione che l’annunciato dialogo tra imprese, sindacato e banche non sia la restaurazione ma l’avvio di una fase nuova. Sullo sfondo la preoccupazione che, senza fare nulla, il caro petrolio finisca per scaldare l’inflazione e compromettere la ripresa. Sergio Billè, presidente della Confcommercio, saluta con entusiasmo l’arrivo di Luca Cordero di Montezemolo alla guida di Confindustria.
      Cominciamo da qui. Perché questa sintonia con il nuovo presidente degli imprenditori?
      «Se Confindustria ricomincerà a muoversi come soggetto autonomo, cioè svincolato dalla politica, il governo ne avrà dei benefici. Perché avrà di fronte leali e forti interlocutori. Sono anni che vado sostenendo questo ma spesso sono stato guardato di traverso dall’ex presidente Antonio D’Amato. I vecchi canoni del collateralismo, invece di aiutare la politica, la danneggiano».

      D’Amato ha sempre rifiutato questa accusa.

      «L’avrà anche rifiutata però pensi all’articolo 18. Se non è stato collateralismo quello…»

      Passiamo alle cose che lei chiede…

      «Quando sarà passata questa buriana elettorale è urgente cominciare a ragionare almeno su tre priorità: trovare il modo di far ripartire il mercato, mettere mano alla leva fiscale senza la quale è impossibile qualsiasi ripresa, confrontarci su un’agenda concreta e non chiacchiere come è stato fatto sino ad oggi».

      I tempi lunghi forse sono giustificati anche dalla guerra in Iraq
      . Non crede?
      «Non metto in dubbio la gravità della situazione ma il dibattito sull’Iraq ha preso l’80% dell’attenzione mediatica e politica. Lo considero un grande errore. Difendiamo pure l’onore dei nostri soldati ma occupiamoci anche di chi è rimasto a casa e non riesce ad arrivare alla fine del mese perché i soldi non bastano. A questa gente, se Bush viene o no in Italia, interessa assai poco».

      Torniamo alla ricetta per la competitività…

      «Qui dobbiamo dirci la verità: gran parte degli incentivi erogati dallo Stato, poi finiti alle grandi imprese, non sono serviti a migliorare né la qualità dei prodotti né la ricerca».

      Anche Montezemolo si è detto disponibile a rivedere il sistema degli incentivi.

      «Ha ragione. Ma non ci si poteva pensare tre anni fa? E’ il momento di dire che la 488 avrà creato anche qualche posto di lavoro ma anche decine di arresti e centinaia di rinvii a giudizio. Sono serviti a tamponare i bilanci delle aziende, non a risanarle. Un’altra priorità è cominciare un vero confronto con il governo sui costi e i livelli di efficienza della pubblica amministrazione. Mi sembra che la spesa pubblica sia sempre più inossidabile e irriformabile con una burocrazia crescente sull’onda del federalismo».

      La conclusione?

      «Lasciamo perdere termini come la scossa e cominciamo a discutere sul serio le cose da fare. Gli sbandieratori di vecchi e nuovi vessilli politici sono elementi folcloristici fuori dalla realtà. E’ il momento di cospargersi tutti il capo di cenere e mettere sul tavolo nuove idee».

      A proposito di cenere, è d’accordo con Montezemolo anche quando dice che le imprese hanno ricevuto di più di quanto hanno dato?

      «Non c’è dubbio che sia così. La verità è che gli imprenditori hanno usato gli incentivi più per comprarsi la Bmw che non per rilanciare l’azienda. E bisognerebbe andare a vedere anche quali sono le banche che hanno erogato questi incentivi, spesso sono serviti a rinegoziare situazione espositorie. Certo, Montezemolo non avrà vita facile perché ci sono aziende come le Ferrovie e l’Enel che sugli incentivi non molleranno».

      Lei teorizza un patto tra produttori?

      «Lo definirei un patto per il mercato, tra produttori, distribuzione, agricoltura. Il concetto di filiera mi trova perfettamente d’accordo».

      Maroni sostiene che la svolta di Montezemolo è un ritorno al passato. E ha denunciato come pericolosa l’alleanza tra imprese, sindacati, banche…

      «Credo che un ritorno alla vecchia concertazione sia improponibile. Sono cambiate sia le carature del sistema economico che quelle della politica. Su questo ha ragione. Ha invece torto se considera un pericolo il dialogo tra i protagonisti dell’economia. Il tempo dirà se c’è stata una restaurazione o se è invece – come io credo – l’avvio di una fase nuova».

      Lei dice basta con la scossa, però lei ne è stato uno dei massimi teorici…

      «Io dico basta con l’annuncio della scossa. Ha senso se arriva subito. Se, come si dice, è "fatta e mangiata". L’anno scorso Berlusconi aveva annunciato l’abolizione dell’Irap. Chi l’ha vista?»

      Forse si avvicina l’abolizione per la ricerca..

      «Ho sentito, ma così si finisce per discriminare tra impresa e impresa. L’Irap va abolita per tutti».

      Non ci sono soldi presidente
      .
      «Non è vero. Basta rimodulare il sistema degli incentivi sulla reale occupazione creata e vedrà che si può fare. Poi, se si vuol dare un segnale immediato abolendo l’Irap per la ricerca, può anche andar bene ma non ci si può fermare lì. Perché allora, contestualmente, non si introducono forme di defiscalizzazione cospicua per il turismo che sta languendo?»
Roberto Bagnoli





      Chi è Billè
      Sergio Billè è presidente della Confcommercio dal 1995. Messinese, 56 anni, Billè è laureato in legge e fino al 1976 ha svolto l’attività di avvocato, prima di occuparsi della propria impresa di ristorazione. E’ stato consigliere del Cnel e, attualmente, è presidente di Messina Sviluppo.
      ASSOCIAZIONE
      La Confcommercio, con 780 mila iscritti, è la più grande associazione di imprese d’Italia. E’ stata fondata nel 1945 come associazione delle piccole imprese operanti nei settori commercio, turismo e servizi.