“Intervista” S.Billè: «Basta soldi agli industriali ora rilanciamo i consumi»

08/11/2004

            sabato 6 novembre 2004
            pagina 8

            I COMMERCIANTI

              Sergio Billè, numero uno della Confcommercio

                "Basta soldi agli industriali
                ora rilanciamo i consumi"

                  Gioco truccato
                  Alcuni settori dell´economia hanno ingoiato l´80% delle risorse pubbliche, senza risultati. È una partita truccata

                    LUCIO CILLIS

                      ROMA – Se la prende col governo ma anche con Confindustria. Attacca a testa bassa l´ipotesi di abbassare il peso dell´Irap sulle imprese e carezza l´idea di rimodulare le tasse a favore delle famiglie «per risvegliare» i consumi ormai moribondi. Sergio Billè, dalla poltrona di presidente di Confcommercio manda segnali forti al governo Berlusconi: in mancanza di una secca sterzata all´economia, ridistribuendo alle famiglie quel potere d´acquisto perso negli anni «il premier rischierà di accorgersi troppo tardi, magari alle prossime elezioni, dei gravi errori commessi».

                      Presidente Billè, perché se la prende con l´Irap?
                      «È ora di dire basta alle "partite truccate". Sono parecchi anni che si va avanti così e i risultati sono davanti ai nostri occhi: c´è un sistema industriale che, nonostante tutti gli aiuti statali ricevuti, cifre astronomiche, continua ad essere in affanno. Ci ritroviamo con economia ed investimenti congelati e soprattutto con più della metà delle famiglie italiane che non sanno come arrivare alla fine del mese».

                      Se la sta prendendo con mondo dell´industria?
                      «Sì, e ho delle buone ragioni: perché alcuni settori, pur avendo ingoiato, in tutti questi anni più dell´80% delle risorse pubbliche disponibili, non hanno prodotto né nuovi posti di lavoro né valore aggiunto, né innovazione? Non sarà che il nostro sistema economico ha, nel frattempo, cambiato obiettivi orientandosi verso i servizi? E oggi, ancora una volta, il sistema industriale chiede a gran voce altri incentivi per la ricerca».

                      Faccia degli esempi, dica dei nomi.
                      «Bene, eccone uno: è colpa nostra se, in questi anni, gli amministratori Fiat, a differenza, ad esempio, di quelli delle case automobilistiche francesi, non hanno saputo predisporre strutture commerciali e proporre al mercato modelli che fossero veramente appetibili per il mercato? Mentre si continuava ad erogare finanziamenti a queste imprese, la vasca si svuotava e il rubinetto restava a secco per le imprese dei servizi, le uniche che, nel frattempo, producevano nuovi posti di lavoro. Se non è stata una partita truccata questa…».

                      Confcommercio propone altre soluzioni?
                      «Beh, se proprio vogliamo ridurre l´Irap, facciamolo per le imprese piccole, medie o anche grandi, ma solo se producono nuovi posti di lavoro. E non mi sembra che chi richiede oggi questi sgravi produca nuovi posti. Anzi…».

                      Billè, parliamo di Irpef.
                      «La riduzione dell´Irpef? Guardi che se continuerà la caduta verticale dei consumi, ora anche quelli alimentari, il nostro sistema di mercato non avrà più margini operativi per nuovi investimenti e per creare posti di lavoro. O si muovono i consumi o il sistema rischia pericolosamente di avvitarsi. Sta già accadendo come gli ultimi dati Istat dimostrano e bisogna intervenire tempestivamente. Mi consenta un´ultima postilla».

                      Prego.
                      «Si sostiene che, essendo assai pochi i soldi da mettere sul piatto per una riduzione delle tasse delle famiglie, tanto vale destinarli ad altro perché produrrebbe effetti solo marginali. Beh, mi dispiace ma non ci siamo. È da tempo che le famiglie attendono di poter recuperare un po´ di quel che hanno perso negli anni e la loro frustrazione oggi è notevole. La rotta si inverte solo ridando ottimismo alle famiglie».