“Intervista” Rutelli: meglio tentare la riforma dell’arbitrato

18/01/2002




Rutelli: meglio tentare la riforma dell’arbitrato
Lina Palmerini
ROMA – «Siamo per un Governo che abbia davvero voglia di trattare e con un sindacato che, unito, vada al tavolo del confronto». Il leader dell’Ulivo, Francesco Rutelli, aspetta, prima di giudicare le aperture di ieri del ministro Maroni.
Quale giudizio dà al rilancio del dialogo di Maroni?
Non ho capito se si tratta di una vera apertura. Se è una disponibilità vera a trattare, su basi nuove, ben venga. Nessuno, però, può pensare di fare le riforme con un atteggiamento che crei tensioni e ricerchi l’umiliazione dell’avversario.
Cisl e Uil sono apparse più interessate al confronto, la Cgil ha ripetuto le condizioni per sedersi al tavolo. Lei con chi sta?
Siamo ancora a una fase che mi sembra tattica perché si sono accumulate, in questi mesi, troppe asprezze. Io sto sicuramente con un sindacato che vada unito al tavolo delle trattative e con un Governo che voglia davvero negoziare qualcosa. L’unità del movimento sindacale è fondamentale così come la capacità del Governo di fare sintesi tra la spinta che viene dal mondo del lavoro e quella delle imprese. Una capacità che non c’è stata neanche nel Governo di Centro-sinistra. Ricorda il contrasto con Cofferati sui temi del sommerso e flessibilità? Tutto superato? Fino a qualche tempo fa i sindacati erano profondamente divisi, oggi si sono ritrovati uniti. Questo dimostra che la politica del Governo sta creando, anzichè divisioni tra sindacati e forze di Centro-sinistra che dialogano con il sindacato, problemi tra Esecutivo e forze sociali. Va detto che le responsabilità devono restare distinte: guai se partiti e sindacati pedalano in tandem.
Che giudizio dà al merito delle proposte?
Vedo che le modifiche all’articolo 18 sono state inserite in delega senza averle concordate con i sindacati: questo mi pare solo un tentativo di umiliare, di dividere. Anche la proposta sulla decontribuzione mi sembra sbagliata, abbiamo tutti letto le dichiarazioni del presidente dell’Inps.
Di articolo 18 si discute o no?
L’articolo 18 è un argomento, in questo contesto, mal posto. È come il drappo rosso sventolato davanti al toro, cioè una dimostrazione di principio più che un modo per arrivare al risultato. Oltretutto a quante imprese interessa davvero? Dalla nostra coalizione sono arrivate serie disponibilità a rendere più rapido ed efficiente il sistema dell’arbitrato. Quando cambierà radicalmente il modo di dialogare, parleremo anche di questo tema. In Europa il reintegro, dove esiste, è in alternativa al risarcimento. Ci dobbiamo allineare? Dall’Europa dovremmo prendere tutto, non solo quest’aspetto. In Europa una flessibilità in uscita viene associata ad ammortizzatori e presidi sociali molto più significativi che in Italia e, in diversi casi, a investimenti più robusti per la formazione.
È uno "scambio" possibile?
Prima si tolga la pregiudiziale dell’articolo 18. Non giova neppure alle imprese un futuro in cui il sindacato non conta. Se torna il dialogo è doveroso chiedere al sindacato di non porre veti e di sedersi a trattare con disponibilità autentica.
Quali saranno le vostre proposte in Parlamento?
Intanto è giusto capire se si scioglierà o no il nodo tra Governo e sindacati. Se noi arriviamo a uno scontro sociale, anche una proposta di massimo buon senso nel merito non è destinata ad avere successo ma a infilarsi nel buco nero della contrapposizione. Discutere in Parlamento di politiche sociali, lavoro, pensioni senza una base di concertazione è improduttivo. E lo Statuto dei lavori a cui state lavorando?
È un testo che porteremo avanti con grande determinazione, dopo un dibattito serio. Naturalmente si ritroverà la nostra proposta sull’arbitrato e su come renderlo più rapido ed efficiente. Ma anche la riforma degli ammortizzatori sociali, ridefiniti ed estesi, oltre a politiche di ricongiunzione previdenziale per i giovani del lavoro flessibile. L’obiettivo di fondo è di avvicinare i due mondi del posto fisso e di quello precario. È un orizzonte nuovo per il Centro-sinistra, che deve allargarsi oltre i riferimenti tradizionali ora che il lavoro è in radicale cambiamento. Noi restiamo aperti a un confronto con la Confindustria. Non è interesse di nessuno andare verso contrapposizioni che non si vedevano così aspre da decenni.
Quali temi di confronto proponete?
L’agenda del Governo non aiuta davvero lo sviluppo del Paese. Si sono persi mesi sull’articolo 18 mentre per rendere più competitivo il sistema vengono prima le cose che il Governo non sta facendo: le liberalizzazioni e privatizzazioni, il Mezzogiorno, la ricerca, la riduzione del cuneo fiscale. Occorrono anche misure di stimolo per l’economia, come la nostra proposta di riduzione dell’Iva, che ci pare la più efficace per la ripresa dei consumi.

Venerdí 18 Gennaio 2002