“Intervista” Roveri: Consulenti solo per scelta

18/02/2003

ItaliaOggi (Economia e Impresa)
Numero
041, pag. 15 del 18/2/2003
di Livia Pandolfi



Il presidente di Cna InProprio, Roveri, smentisce il commissario Inps, Sassi.

Consulenti solo per scelta

I co.co.co monocomittenti non sono dipendenti

Una parte del variegato popolo dei lavoratori atipici monocommittenti rivendica il proprio status di collaboratore professionale non assimilabile a lavoro dipendente. Replicando così alle indicazioni del commissario straordinario dell’Inps, Gian Paolo Sassi, che nei giorni scorsi aveva definito le collaborazioni coordinate e continuative (per il 90% a vantaggio di un solo datore di lavoro) ´una possibile forma di lavoro non regolarizzato’.

´Chi sceglie di diventare autoimprenditore’, ha chiarito Giorgio Roveri, presidente nazionale di Cna InProprio (l’associazione dei lavoratori autonomi della Cna), ´decide di puntare sulla propria professionalità, e il fatto di avere un solo cliente alla volta non significa automaticamente, e per tutti, svolgere mansioni da dipendente’.

Domanda. Perché chi lavora con un contratto di co.co.co viene sistematicamente considerato un dipendente non regolare?

Risposta. Perché non si è ancora fatta chiarezza dal punto di vista normativo sulle differenze che esistono tra questo tipo di lavoratori molto diversi tra loro. Cna InProprio rappresenta 10 mila iscritti (in crescita rispetto allo scorso anno) che offrono prestazioni profondamente diverse dagli impiegati a bassa specializzazione. Sono consulenti, free lance, esperti di settore altamente specializzati; nulla a che vedere con i cosiddetti dipendenti mascherati, quelli a cui si è probabilmente riferito il commissario straordinario dell’Inps.

D. Come mai, allora, si ingenera questo tipo di confusione?

R. Perché si traggono facili conclusioni dal fatto che i contributi previdenziali di tutti i co.co.co, senza distinzioni, vengono versati nello stesso fondo Inps. È per questo che il nuovo mercato del lavoro necessita di specificazioni legislative che supportino queste nuove figure che noi riteniamo più simili alle imprese che non ai lavoratori dipendenti.

D. Per un co.co.co, anche se imprenditore di se stesso, la monocommittenza non costituisce in qualche modo un problema?

R. Sì. Ma la questione è un altra. Se la monocommittenza può ingenerare una dipendenza economica tra cliente e collaboratore professionale, tuttavia si tratta di un rapporto spesso temporaneo, non configurabile dunque come prestazione da lavoro dipendente.

D. Come mai Cna InProprio ha ritenuto fuori mira le dichiarazioni di Sassi?

R. Perché non tengono conto della realtà. Esistono infatti due mondi distinti che hanno bisogno di sistemi di accompagnamento nettamente differenti. Rispetto ai problemi degli atipici, sta passando esclusivamente la visione della Cgil, la quale chiede tutele per tutti i co.co.co senza distinzioni.

D. Per questo dite no a estendere l’articolo 18 ai co.co.co?

R. Il mondo da noi rappresentato non ha bisogno di tutele che irrigidiscono il mercato in cui si lavora. Piuttosto chiediamo nuove normative e strumenti: differenti linee di credito, formazione professionale e una riforma generale su previdenza e sanità.