“Intervista” Rinaldini: «Non è una spaccatura»

12/09/2007
    mercoledì 12 settembre 2007

    Pagina 2 – Economia

    L’Intervista
    Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom: ritrovare la fiducia dei lavoratori, il caso di Grillo è un allarme anche per noi

      «Non è una spaccatura,
      si chiama democrazia»

      di Giampiero Rossi/ Milano

      Gianni Rinaldini, astensione in luglio e voto contrario ora. Cos’è cambiato?

        «Non è cambiato proprio niente. La mia astensione al direttivo di luglio era accompagnata da una dichiarazione in cui esprimevo contrarietà all’accordo sul welfare e, a ben guardare, mi spingevo persino oltre. Perché non solo annunciavo che avrei portato la questione all’attenzione del comitato centrale della Fiom, ma ponevo anche un problema sul futuro della Cgil e della rappresentanza sindacale, che alcuni hanno interpretato come una mia richiesta di congresso straordinario che in realtà non mi appartiene. Io ho detto e ribadisco che c’è una questione che ci riguarda tutti, il mondo sta cambiando, c’è un nuovo scenario politico e sociale e di questo occorre discutere. Le modalità per farlo le lascio decidere al segretario della Cgil».

        Ma si sta consumando uno strappo tra Fiom e confederazione…

          «Intanto non è la prima volta che il comitato centrale si esprime in maniera diversa dalla Cgil su un passaggio importante della vita del sindacato, e poi mi pare evidente che non sia giusto votare soltanto quando si è a favore. E questo voto di non approvazione è indice di una grande sofferenza rispetto a questo accordo, soprattutto per le modalità di superamento dello scalone e per le questioni legate al mercato del lavoro e agli straordinari».

          Cosa succederà nelle assemblee?

            «Sia chiaro che alla Fiom non spetta dare alcuna indicazione di voto, quella è una prerogativa delle confederazioni che hanno sottoscritto l’accordo, cioè Cgil, Cisl e Uil. I lavoratori sono chiamati a giudicare quel protocollo e non la posizione della Fiom. E noi su questo garantiamo correttezza».

            Però dopo che in giugno e luglio proprio le Rsu legate a lla Fiom hanno indetto gli scioperi contro l’ipotesi di accordo, non si può fare finta di nulla…

              «Be’, immagino che ci saranno anche assemblee piuttosto complicate, ma ribadisco il rispetto della procedura da parte nostra. Piuttosto dico che mi sembra un problema delicato quello della partecipazione alla consultazione. Questo referendum è un’occasione importante, da non sprecare, sarebbe bene raggiungere almeno lo stesso numero di votanti del 1995, anche se mi sembra difficile».

              Perché difficile?

                «Perché non mi sento di dare per scontata una massiccia partecipazione al voto, da tanti segnali si può cogliere un clima generale di sfiducia, la vicenda di Beppe Grillo è uno di questi segnali. Quindi, ripeto, io non fornisco indicazioni né auspici sull’esito del voto, ma mi auguro che non vada sprecata un’occasione così importante».

                E se alla fine l’accordo risultasse bocciato?

                  «Vorrebbe dire che andrebbe modificato in meglio».

                  Ma avrebbe implicazioni pesanti per il governo e anche per la Cgil…

                    «Se la mettiamo così, allora è del tutto inutile votare».

                    Però sembra di cogliere un crescendo negli attriti tra Fiom e Cgil. Come saranno, da oggi, i rapporti tra lei ed Epifani?

                      «Non considero questo nostro pronunciamento come una spaccatura interna alla Cgil, e per quanto riguarda i rapporti con Guglielmo è fuori discussione la stima reciproca. Si tratta di valutazioni sindacali diverse».

                      E cioè?

                        «Cioè insisto: al di là dell’esito di questa consultazione, la Cgil deve affrontare aspetti fondativi. Altro che scalone, ci sono aspetti politici e sociali in evoluzione e la Cgil corre il rischio di subire tutto questo, con il conseguente pericolo di “balcanizzazione” dell’organizzazione. Non affrontare questi temi è pericoloso, per la Fiom e per la Cgil. Della quale la Fiom è parte».