“Intervista” Rinaldini: niente editti dal governo

27/02/2007
    martedì 27 febbraio 2007

    Pagina 8 – Primo Piano

      L´Intervista

      Rinaldini: niente editti dal governo, si tratti su tutto

        Il leader Fiom: Paese reale distante dalla politica. Previdenza, approccio errato: se serve sarà sciopero

        Antonella Baccaro

        ROMA — I punti programmatici del Prodi-bis li vuole discutere uno per uno, Gianni Rinaldini, leader della Fiom. Con gli strumenti del sindacato. A cominciare dalle pensioni, dove il governo sta usando «un approccio» sbagliato. E se alla fine sciopero generale dovrà essere, «che sia». Perché la debolezza dell’esecutivo «non può tradursi nell’immobilismo del sindacato».

        Segretario, si riparla di riforma delle pensioni…

          «In modo sbagliato. Se il problema è come favorire la crescita dell’età effettiva di pensionamento, la soluzione sono gli incentivi. Dopodiché, chi non ce la fa a lavorare oltre una certa età, lo si lasci andar via prima. È il caso di chi svolge un lavoro usurante».

          Senza scalone però mancano 8-9 miliardi.

            «Non è vero. Il sistema è in equilibrio. Basta tenere conto dei dati veri: la crescente regolarizzazione degli immigrati allarga la platea dei contribuenti. Soltanto per quest’anno è prevista la messa in regola di 500 mila lavoratori stranieri: sono tutte nuove entrate».

            Che interesse avrebbe il governo a andare allo scontro sulle pensioni in un momento di debolezza, se non lo ritenesse necessario?

              «Non lo so. Io avverto una distanza sempre crescente tra ciò che succede nel Paese reale e quello che si discute nelle stanze della politica».

              È gravissimo per un governo di centrosinistra.

                «Io non l’ho detto. Però questo scarto c’è».

                E se il governo procedesse sulla propria strada, il suo sindacato proclamerebbe lo sciopero generale?

                  «Tutti i sindacati hanno firmato un memorandum che non può essere contraddetto. In caso contrario hanno diritto a mobilitarsi. Io comunque lo sciopero non lo minaccio, se serve lo proclamo».

                  Uno sciopero contro un governo debole? Non sarebbe una spallata?

                    «Non auspico alcuna crisi, anzi spero che Prodi abbia la fiducia. Ma il prezzo della stabilità del governo non può essere l’immobilismo del sindacato. Possono esserci pareri differenti: bisogna confrontarsi».

                    Cosa manca in quei 12 punti programmatici?

                      «Tutto il tema della precarietà».

                      Si parla dell’indennità di disoccupazione per i giovani.

                        «Sì ma quelli sono ammortizzatori sociali. Io penso al programma dell’Unione che stabiliva il superamento o, insomma, la cancellazione della Biagi. Non c’è più nulla».

                        Però ci sono interventi di politica sociale sulle pensioni minime e le famiglie.

                          «Non basta. Io dico che ci sono risorse superiori al previsto: penso allo 0,30% in più pagato dai dipendenti, agli aumenti contributivi per i lavoratori a progetto. Usiamole a favore delle nuove generazioni».

                          Il punto 3 affronta il problema della Tav. Lo risolve?

                            «Quei 12 punti non sono un editto. Sono una messa a punto tra le forze politiche del governo. Poi ogni punto è oggetto di confronto».

                            Che ne pensa del punto 12 del programma che assegna a Prodi l’ultima parola?

                              «È un punto che ha fatto molta audience. Ma è giusto: è nel ruolo del premier avere l’ultima parola».

                              Facciamo un esempio. Poniamo che sulla Tav Pecoraro Scanio abbia un’opinione, da ministro competente, contraria a quella di tutti gli altri ministri. Con chi deve stare Prodi?

                                «Guardi, lascio volentieri a loro la soluzione del problema».