“Intervista” Riccardo Scarfatti: «Caro D’Amato, non ci sto»

05/04/2002





 
   
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«Caro D’Amato, non ci sto»

«L’art.18 deve restare». Parla l’imprenditore Riccardo Scarfatti

PAOLO ANDRUCCIOLI


Si chiama Riccardo Scarfatti. E’ architetto, amministratore delegato di Luceplan, azienda che produce e distribuisce lampade da design in tutto il mondo. Scarfatti ha anche importanti incarichi in associazioni di Confindustria e della Federlegno (di cui è vicepresidente) e da un po’ di tempo è diventato famoso per una sua battaglia di principio contro la linea dura di Confindustria e del governo Berlusconi. L’oggetto è l’articolo 18, ma forse più in generale la filosofia degli interventi del governo che rischiano di spaccare il paese. Quando Assolombarda invitò gli industriali a inviare fax a palazzo Chigi in sostegno della linea dell’abolizione dell’articolo 18, Scarfatti scrisse una lettera di tono opposto. Così, intorno alle sue posizioni si stanno raccogliendo consensi e adesioni tra molti imprenditori. L’architetto – fedele a un impegno che ha preso con i suoi colleghi imprenditori – non vuole rivelare i nomi di chi non ci sta e delle aziende che non vogliono cancellare lo Statuto dei lavoratori. Ma promette che lo farà presto e che sta perfino per aprire un sito internet. Lo abbiamo intervistato ieri.

Architetto Scarfatti, come è nata la sua iniziativa? E quali sono gli obiettivi che si prefigge?

La mia iniziativa è partita un po’ di tempo fa e ho scelto di coinvolgere persone che conoscevo bene e di non allargare troppo la nostra battaglia. Ho voluto mettere in piedi un’iniziativa mirata, con una certa prudenza, anche perché ho responsabilità in Confindustria e so bene come funzionano le cose. Sapevo che avrei dovuto affrontare grosse difficoltà, ma ne valeva la pena. Io penso infatti che il progresso di questo nostro paese si deve al mondo dell’impresa e al mondo del lavoro. Non è pensabile spezzare questi due mondi, anche perché il mondo del lavoro si è fatto sempre carico delle trasformazioni e dei sacrifici. E per essere seri c’è anche da ammettere che i sacrifici non sono stati ripartiti sempre in modo egualitario nella società. Per questo non capisco l’ostinanzione del gruppo dirigente di Confindustria e del governo nel voler battere l’avversario a tutti i costi. Mi sembra che ci sia una inspiegabile posizione di rivalsa contro il mondo del lavoro. Si vuole una sua sconfitta con umiliazione. Si vogliono calpestare le loro bandiere.

Come ha cercato e cerca di opporsi alla linea dello scontro frontale e della cancellazione dei diritti?

Ho scritto una lettera al presidente Berlusconi (uscita poi su La Repubblica). Poi ho intensificato i mei contatti e ho deciso di partecipare (su sollecitazione di Rutelli) anche al congresso della Margherita, di cui io non faccio assolutamente parte. E’ stata però un’occasione utile per spiegare le mie ragioni e conoscere altre persone che condividono le mie stesse idee. Non mi sembra proprio che abolire l’articolo 18 sia un segno di modernizzazione. Anzi, dico che nessuna riforma è possibile senza la coesione sociale. C’è in ballo il nostro futuro e la nostra qualità della vita, perché nell’epoca della globalizzazione il problema centrale è quello di ridurre l’incertezza. E’ un problema che riguarda i lavoratori, ma anche le imprese. E invece di tentare di ridurre l’incertezza, magari attraverso nuovi ammortizzatori sociali e un nuovo welfare, si procede su una strada che porta solo allo scontro. Io, poi, non me la prendo solo con la linea dominante in Confindustria, perché penso che anche i sindacati abbiano le loro rigidità, anche se ora mi pare abbiano cominciato a fare proposte interessanti.

Lei non vuole rivelare i nomi degli imprenditori che la sostengono nella sua battaglia. Può dirci almeno l’entità di questo scontento?

Abbiamo scelto di decidere insieme le mosse da fare. Quindi la pubblicità della nostra iniziativa ci sarà solo quando lo decideremo. Posso però dire che ho ricevuto adesioni di piccole e piccolissime aziende che non sono in Confindustria, ma ho ricevuto anche adesioni di nomi importanti dell’industria italiana. La prossima settimana apriremo anche un sito internet. Con questo scontro si sta giocando anche la nostra immagine nel mondo. E noi lavoriamo nel mondo.