“Intervista” Resta: «Io presidente? Oh Madonna…»

27/02/2003

          27 febbraio 2003

          «Io presidente? Oh Madonna…»
          Parla Resca, l’uomo di Mc Donald’s: non sono un politico, mi occupo di aziende

          Rinaldo Gianola
          MILANO Dottor Resca, complimenti…
          «Complimenti? Perchè, scusi?».
          Le agenzie dicono che lei sarà il nuovo
          presidente della Rai.
          «Oh Madonna, ci manca anche questa».
          Ieri pomeriggio, sfruttando un’antica
          conoscenza, abbiamo sorpreso al telefono
          Mario Resca, classe 1945, ferrarese,
          imprenditore, già cacciatore di teste, oggi
          presidente di McDonald’s Italia, consigliere
          di amministrazione di aziende importanti
          come la Mondadori e l’Eni, sensibile
          anche agli interessi dei coltivatori di
          barbabietole e per questo presidente
          della Italia Zuccheri.
          Guida anche la Camera di commercio
          americana in Italia.
          Resca, non dica che non ne sa niente.
          Non faccia finta.
          «Nessuno mi ha designato presidente
          o consigliere della Rai. La notizia
          l’apprendo adesso da lei, ma scusi
          non posso dirle nulla, la prego».
          Guardi Resca che le agenzie dicono
          che al vertice della Casa della Libertà
          è uscito il suo nome, lei sarà il
          presidente della Rai. Ha idea in quale
          ginepraio si sta cacciando?
          «L’unica cosa che le posso dire è che io
          sono un uomo di azienda, non sono iscritto
          a nessun partito, non ho mai fatto politica,
          ho sempre lavorato duramente in tante
          imprese, questo è tutto».
          Pare che il presidente del Consiglio,
          Silvio Berlusconi, abbia una grande
          stima verso di lei, le offrì anche la
          responsabilità di ministro degli
          Esteri. E per questo oggi avrebbe
          fatto il suo nome per un incarico
          così delicato. E’ vero?
          «E’ vero, e l’ho già detto, che il
          presidente del Consiglio mi parlò della
          possibilità di assumere quel ruolo alla
          Farnesina, ma io faccio l’imprenditore.
          Mi fa piacere se un imprenditore come
          Berlusconi ha espresso stima nei miei
          confronti, ma posso dirle che anche
          Rutelli lo ha fatto in passato. Siamo
          pari, politicamente in equilibrio».
          Una bella qualità per un candidato
          alla presidenza della Rai.
          «E dai…Io mi occupo di McDonald’s.
          Ho tante cose da fare. Oggi ho anche
          una riunione del consiglio di
          amministrazione dell’Eni».
          Ieri a sinistra qualcuno ha detto che
          lei va alla Rai perchè Mc Donald’s
          è in crisi. E’ davvero così?
          «Ma quale crisi, certo nel mondo
          ci sono le difficoltà economiche
          che tutti conosciano. La Corporation
          Mc Donald’s è stata troppo attenta agli
          analisti e alla Borsa, invece di privilegiare
          il consumatore, come ha sempre fatto.
          Adesso sono cambiati i vertici, cambiano
          le strategie.In Italia Mc Donald’s occupa
          16.000 persone, altre 4000 dei fornitori
          e ogni giorno 700.000 italiani entrano nei
          nostri ristoranti.
          Mi dica lei se questa è crisi».
          Ammesso che lei non sa niente della
          presidenza della Rai, se andasse alla
          Rai cosa farebbe? Le piacerebbe
          proporre una tv fast-food?
          «Non scherziamo, ho un grande
          rispetto per le aziende. Io sono
          abituato a lavorare e ancora a lavorare.
          Ho sempre fatto così, fin da ragazzo
          quando lasciai Ferrara con una valigia
          di cartone comprata all’Upim per andare
          a studiare a Milano, alla Bocconi con
          una borsa di studio.
          Le aziende funzionano così, col lavoro
          e l’impegno di tutti.
          La mia filosofia è sempre stata di
          avere un profondo rispetto verso
          gli stakeholders, cioè bisogna conquistare
          e garantirsi ogni giorno la fiducia dei
          clienti, dei fornitori, del tessuto sociale
          in cui si opera. Altrimenti non si va da
          nessuna parte».
          La Rai è una strana azienda: offre
          informazione, spettacolo, forse cultura.
          I suoi amministratori sono nominati dai
          presidenti della Camera e del
          Senato e non dall’azionista….
          «La Rai è un’azienda delicata proprio per
          il ruolo che svolge nel Paese.
          Per questo sono lusingato se qualcuno ha
          pensato a me per un incarico così importante
          in un’azienda pubblica. Ma io non sono
          un politico, io mi occupo di aziende, se
          qualcuno ha fatto il mio nome deve aver
          pensato per forza alle mie competenze
          professionali non alle mie qualità politiche,
          che non ho. Nelle aziende in cui ho lavorato
          ho sempre concordato con gli azionisti gli
          obiettivi da raggiungere e poi ho chiesto la
          più ampia autonomia operativa. Le aziende
          funzionano così. Sinceramente non so
          quali possono essere oggi gli obiettivi che
          si pone l’azionista della Rai».
          Resca, guarda la Rai?
          «No, molto poco».
          Certo un berlusconiano come lei guarda
          solo le reti Mediaset.
          «Macchè berlusconiano, ho poco tempo
          per guardare la tv in assoluto.
          Ma se proprio devo scegliere, di solito guardo
          programmi che si potrebbero definire di nicchia,
          un po’ d’informazione e basta».
          Accetterebbe pressioni, ingerenze politiche,
          qualche bella raccomandazione nella
          conduzione di un’azienda, anche di
          un’azienda particolare come la Rai?
          «Assolutamente no. Nelle mie esperienze
          professionali, dalle banche americane alla Fiat
          passando per la Rizzoli, ho sempre operato
          con la collaborazione degli azionisti,
          se qualcuno non era d’accordo sulle mie scelte
          oppure non rispettava i patti io toglievo il
          disturbo.
          Se mentre lavori proficuamente e onestamente
          qualcuno si mette di traverso allora si lasciano
          sul tavolo le chiavi e si esce. Semplice».