“Intervista” R.Trefiletti: «Non è sufficiente, bisogna abbassare»

17/09/2004


            venerdì 17 settembre 2004

            IL PRESIDENTE DI FEDERCONSUMATORI ROSARIO TREFILETTI
            «Non è sufficiente
            Bisogna abbassare»
            «I listini sono troppo alti, la corda si è spezzata e i negozi sono vuoti persino durante i saldi»

            Federico Monga

            E’ già un passo avanti ma non basta. La soddisfazione per Rosario Trefiletti, presidente della Federconsumatori, è piccola. «Abbiamo fatto tante battaglie radicali, se volgiamo anche con toni accesi, e ora il governo ha finalmente capito che il problema è grave». Però «se si vanno a guardare i dati economici si vede che bloccare i prezzi a questo punto non basta più».


            Allora è vero che le associazioni dei consumatori non sono mai contente?
            «Non ci accontentiamo no. Perché adesso i prezzi sono troppo elevati, già fuori dalla portata di troppi portafogli. Di ritorno dalle vacanze abbiamo fatto uno studio su pasta, pelati e sui altri prodotti di largo consumo. Gli aumenti sono già stati fatti. E sono stati consistenti. Semmai, allora, si deve diminuire».


            Pare che il governo garantisca maggiore libertà negli orari e anche nei saldi. Potrebbe aumentare la concorrenza.?
            «Si deve dare un segnale più concreto. I consumi sono drammaticamente in calo. Basta vedere proprio i risultati degli ultimi saldi. La convenienza era forte: 20, 30, anche 50% rispetto al prezzo di listino. Eppure è andata male. La gente non compra. L’inversione di tendenza verso il contenimento allora deve essere strutturale».


            Due giorni fa avete incontrato il vice presidente del consiglio Gianfranco Fini. Cosa vi siete detti?
            «Abbiamo fatto notare che se si vuole affrontare una volta per tutte il problema del carovita non basta adottare misure, nobili ma estemporanee, come quella dei prezzi bloccati. Bisogna coinvolgere le forze sociali, le associazioni di categoria, gli ordini professionali e il governo per le tariffe».


            Cosa vi ha risposto Fini?
            «Conveniva con noi che quella è la strada giusta».


            A grandi linee è il progetto pilota di Torino. Un metodo di operare che quindi vi trova d’accordo?
            «Non conosco nel dettaglio e non so come andrà a finire il progetto torinese. Però in questo caso la filosofia è giusta. C’è l’impegno a bloccare ma è stato individuato anche un paniere di beni per cui è stato previsto un taglio dei prezzi. L’impennata dei prezzi non è avvenuta solo nei negozi. Le cause sono tante e bisogna agire sulle cause e non sull’effetto come fa invece l’accordo annunciato da Marzano».


            Elenchiamo queste cause.
            «E’ in parte vero che i commercianti hanno pagato l’aumento delle tariffe, della luce, della benzina e degli affitti. Ma i negozianti, così come i professionisti, hanno recuperato a loro volta aumentando prezzi e parcelle. I lavoratori dipendenti invece non possono scaricare su nessuno. Pagano di più dappertutto. Casa e affitti compresi. E io vorrei andare a vedere chi in questi anni ha comprato case su case. Si vedrebbe che sono in larga parte commercianti, grazie alle loro rendite di posizione».


            Secondo lei c’è stato allora una distribuzione del reddito forte?
            «Negli ultimi due anni almeno del 3-4% del Pil dalle fasce più deboli a quelle più abbienti. Ma ora i negozi sono vuoti anche durante i saldi. Hanno tirato la corda e la corda si è spezzata».