“Intervista” R.Ruozi (Touring club): «Poco avanzati e competitivi»

10/05/2004


        sezione: TURISMO

        data: 2004-05-09 – pag: 18
        autore: V.CH.

        Intervista / Parla Ruozi (Touring club)
        «Poco avanzati e competitivi»
        MILANO • «Occorre modernizzare la struttura ricettiva italiana, che oggi non è molto adeguata alla domanda di turismo prevalente. Purtroppo verso il settore turistico c’è un disinteresse totale. Il sistema politico, il Governo stesso non hanno l’attenzione necessaria e la competitività dell’Italia sta pagando un prezzo caro». Insomma, non usa mezzi termini Roberto Ruozi, economista e presidente del Touring club italiano, per descrivere lo scenario dell’industria turistica italiana.
        Quali sono le aspettative per la stagione 2004?
        In generale non sono pessimista. L’andamento delle prenotazioni registrato dal Touring club è moderatamente positivo, anche se la primavera è stata un po’ difficile. Mi riferisco però alla domanda degli italiani. La vacanza è entrata stabilmente nel portafoglio delle famiglie, ma c’è una alta attenzione al prezzo.
        Cosa penalizza l’Italia?
        Abbiamo forti squilibri tra livelli di prezzo e qualità dei servizi offerti. Lo scenario internazionale del turismo ha subito cambiamenti profondi soprattutto negli ultimi anni. Oggi, per fare un esempio, una settimana di vacanza in Italia costa come tre nel Mar Rosso.
        Quindi i flussi internazionali si stanno spostando. Come valuta la struttura ricettiva italiana? Innanzitutto va detto che la struttura ricettiva nel suo complesso non ha fatto grandi adegamenti. Da un lato abbiamo strutture basse ma con prezzi relativamente alti, dall’altro strutture di fascia alta; siamo carenti nella fascia media che è poi la più richiesta a livello mondiale. Il sistema alberghiero italiano è poi altamente polverizzato. Si avverte la carenza di grandi catene. Dall’estero arrivano segnali positivi?
        Lo scenario in realtà resta pesante. Il mercato tedesco resta ancora in difficoltà, perché permangono problemi sul piano congiunturale che frenano i consumi delle famiglie e la domanda si sta indirizzando su destinazioni a basso costo. Americani e giapponesi latitano ancora nel complesso.
        Tutti si domandano: i cinesi li rimpiazzeranno gli arrivi dagli Usa e dal Sol Levante?
        Credo che il turista cinese abbia bisogno di una offerta turistica ad hoc. E non mi pare che l’Italia si stia attrezzando. Il mercato turistico cinese è potenzialmente enorme ma non stiamo facendo nulla. Guardando al complesso della stagione direi che i conti complessivi saranno intanto salvati dagli italiani anche se dobbiamo abituarci a vacanze di prossimità e con budget molto oculati. Le città d’arte si stanno mobilitando. C’è un grande fermento nelle realtà anche se i progetti sono dei più disparati. E bisogna dire che la dispersione costa molto, perché si impiegano tanti soldi con risultati modesti. Alcune città hanno poi un atteggiamento poco aggressivo: Venezia, Firenze e Roma godono di rendite di posizione.
        Come valutare le performance dei tour operator?
        C’è tanta frammentazione e troppe aziende sono sottocapitalizzate e poco specializzate. Il mercato non tira abbastanza e i conti nel complesso si sono notevolmente appesantiti. Il debito funziona quando il mercato va molto bene.