“Intervista” R.Maroni: un tavolo per il costo del lavoro

30/03/2005
    mercoledì 30 marzo 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 15

    INTERVISTA • Il ministro del Welfare punta su un confronto con imprese e sindacati per ridurre cuneo fiscale e oneri impropri prima del Dpef
    Maroni: un tavolo per il costo del lavoro
    «Bene la proposta del taglio alle tariffe Inail, ma bisogna anche trovare le risorse per la riduzione dell’Irap»

      LINA PALMERINI

        ROMA • Non c’è solo la ricetta unica del taglio delle tasse. Per dare competitività al sistema c’è un intervento prioritario e urgente da fare: ridurre il costo del lavoro. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni lancia un invito a sindacati e imprese. Un invito con scadenza: il prossimo Dpef. « Apriamo subito un tavolo di confronto tra Governo e parti sociali con l’obiettivo di ridurre il costo del lavoro. Cominciamo ora e chiudiamolo in tempi brevi per essere pronti, alla stesura del prossimo Dpef, con soluzioni comuni ».
        Il ministro della Lega rilancia, così, la proposta di un patto sociale per abbassare l’aliquota Inail dal 2,4 all’ 1% — fatta dal direttore generale dell’Istituto , Maurizio Castro — come premio per chi investe in sicurezza e prevenzione degli infortuni. Rilancia e accelera guardando soprattutto alla Finanziaria 2006. «I 12 miliardi di euro destinati al taglio Irpef possono essere destinati anche a un i n t e r v e n t o sull’Irap. E, più in generale, ad alleggerire il peso degli oneri sul lavoro. Con un beneficio per le imprese e per i salari netti dei lavoratori ».

        È realizzabile la proposta di abbassare l’aliquota Inail, quindi il costo del lavoro, dal 2,46 all’ 1%?

          Non solo sostengo la proposta di Maurizio Castro ma ho un progetto più ambizioso. Un confronto con sindacati e imprese sul costo del lavoro. È arrivato il momento di trovare soluzioni per ridurlo. Non c’è, infatti, solo la possibilità di abbassare l’aliquota Inail ma si deve ragionare sul cuneo fiscale, sull’Irap, sull’armonizzazione delle aliquote previdenziali, sugli oneri impropri. Finora ci sono stati solo interventi sporadici. Ora serve un confronto a tutto campo per monitorare tutte le voci che formano il costo del lavoro e valutare su quali intervenire.

          Il Governo aveva fatto un tentativo — fallito — proponendo la decontribuzione. Un progetto che aveva l’opposizione dei sindacati. Cosa è cambiato oggi per immaginare un patto con le parti sociali sul costo del lavoro?

            Il tema della competitività del Paese impone un ragionamento sull’alto costo del lavoro e obbliga a delle soluzioni. Se queste sono condivise rafforzano la posizione di chi non vuole solo tagli all’Irpef ma anche interventi sull’Irap e, più in generale, sui vari oneri che pesano sul lavoro. Il sindacato, quando si parlava di decontribuzione, calcolò che gli oneri impropri sul costo del lavoro sono circa il 3 per cento. Bene, riprendiamo questi ragionamenti. Ma in fretta.

            In fretta? Quale treno si perde?

              Quello del Dpef. E, quindi, quello della Finanziaria 2006. Il confronto che offro a sindacati e imprese deve partire subito e concludersi nel giro di qualche mese per presentare già, alla stesura del Documento di programmazione, delle soluzioni pronte per ridurre il costo del lavoro.

              Ma 12 miliardi di euro il premier li ha già impegnati per il taglio delle tasse. Dove spera di trovare altre risorse?

                La mia proposta alle parti sociali parte da due presupposti. Da un lato, le riforme già fatte: dalla legge Biagi, alle pensioni, a quella — in corso — sugli ammortizzatori sociali. La riduzione del costo del lavoro rappresenterebbe il completamento logico di un disegno riformatore.
                L’altro presupposto è la riforma fiscale del 2006. La Lega sostiene che deve esserci un intervento sull’Irap, a maggior ragione ora che l’Unione europea l’ha " condannata". Credo che un accordo con le parti sociali sarebbe un segnale forte per andare in questa direzione: verso un taglio dell’Irap oltre che dell’Irpef.

                Non c’è solo l’Irap, il taglio degli altri oneri come verrebbe coperto finanziariamente?

                  Questo sarà l’esercizio che dovremo fare insieme a sindacati e imprese, dopo aver attivato un monitoraggio su tutte le voci che formano il costo del lavoro. Alcune idee già ci sono: oltre al 3% di oneri impropri individuati dai sindacati, ci sono altri mille rivoli su cui intervenire, c’è l’armonizzazione delle aliquote previdenziali che stiamo attuando con la delega. Poi, c’è il patrimonio Inail: ingenti risorse disponibili in parte già sbloccate dal decreto varato venerdì scorso ma altrettante possono essere usate per alleggerire il costo del lavoro. E c’è la proposta della riduzione dell’aliquota Inail dal 2,46 all’ 1%, anche se qualche precisazione va fatta.

                  Cosa sottolinea in rosso della proposta di Castro?

                  No, non ci sono errori. Piuttosto delle differenze da fare nella valutazione delle imprese da premiare. Innanzittutto, guardando il livello di contribuzione si vede che le Regioni del Nord hanno il record di entrate. In secondo luogo, distinguerei per settori produttivi: credo sia più giusto premiare aziende — per esempio — del settore metalmeccanico, che hanno già investito in sicurezza e prevenzione infortuni, piuttosto che altre che sono in ritardo, come nell’agricoltura o edilizia. Credo, inoltre, che parte delle risorse recuperate con la prevenzione debbano andare alla lotta al sommerso.

                  Dulcis in fundo, i dipendenti pubblici. Lancia un invito ai sindacati ma sui contratti pubblici non concede nulla…

                    Il ministro Siniscalco ha spiegato che ogni euro in più — oltre quelli stanziati — sono 63 milioni di euro all’anno. Dove si trovano? Aumentando le tasse? Tagliando le prestazioni sociali? Non credo il sindacato sia d’accordo. E se ci sono risorse, non è meglio investirle nella riduzione del costo del lavoro? Aspetto una risposta.