“Intervista” R.Maroni: «Taglieremo il costo del lavoro; sul Meridione sarà una svolta»

12/04/2005
    martedì 12 aprile 2005

      Pagina 4 – Interni

      L´Intervista

        Maroni, ministro del Welfare: "Siamo contro le elezioni anche se le chiede Montezemolo"
        «Taglieremo il costo del lavoro
        sul Meridione sarà una svolta»
        la devolution Il Mezzogiorno non deve averne paura, garantiremo le risorse per farlo risorgere

          GUIDO PASSALACQUA

            MILANO – Il presidente di Confindustria Luca di Montezemolo affonda il colpo contro il governo: «O un segnale forte, o meglio le elezioni». E la Lega, che del governo è la grande sostenitrice, non gliele manda a dire. La risposta, tranquilla nei toni, ma secca nella sostanza è affidata al ministro del Welfare Roberto Maroni: «Il presidente della Confindustria ha ragione, noi siamo per la prima tesi perché siamo convinti che potremo recuperare». Insomma, Maroni non ha dubbi, non si va alle elezioni e aggiunge con perfidia: «Uno dei provvedimenti che il governo ha intenzione di adottare è quello di abbassare il costo del lavoro. Una misura che non dovrebbe dispiacere agli industriali».

            Giovedì al vertice della Cdl (per la Lega ci sarà Roberto Calderoli visto che Maroni è in viaggio) saranno presentate le ricette per affrontare gli ultimi mesi di legislatura e soprattutto per ricompattare la maggioranza squagliata. Il primo punto sarà quello degli aiuti al Mezzogiorno, accettato dalla Lega in cambio di una accettazione sulla devoluzione che ormai non può essere modificata (la Lega punta al referendum che sa di perdere ma che porterà molte simpatie). Il secondo sarà la riduzione del costo del lavoro, il terzo l´eliminazione dell´Irap.

            «Lanciamo la sfida dello sviluppo. È un programma da dieci anni, ma la partita la vogliamo giocare», spiega Maroni.

            Ministro, dopo il federale qual è la valutazione della situazione, è complicata, buona parte dei vostri alleati vi imputa la sconfitta elettorale e chiede di ammorbidire il federalismo. Ieri avete fatto il federale che valutazioni porterete, giovedì, al vertice?

              «Intanto diciamo chiaramente che noi siamo contro le elezioni anticipate, chiunque le chieda dai grandi quotidiani al presidente della Confindustria e se noi siamo contro Berlusconi non si dimette».

              È sicuro di questa grande sintonia tra voi e il cavaliere?

                «Mentre c´era il federale Berusconi ha telefonato in diretta a Bossi».
                Insomma la Lega è la paladina di Berlusconi.

                  «Se vogliono fare cadere il presidente del Consiglio facciano pure, vogliono la crisi fatti loro».

                  Nella maggioranza ci sono anche altre sensibilità, una per tutte Tabacci, o Storace.

                    «Col cavolo che si va alla crisi. Ma non capiscono che dietro l´angolo sono pronti un governo Monti o Amato? Non si ricordano il passato?».

                    Ma una risposta a Fini e Follini la dovrete pur dare.

                      «Noi non dobbiamo rispondere, aspettiamo. Per noi è utile che il governo non cada, la legislatura deve finire per portare a compimento la riforma federalista».

                      Scusi, ma i problemi avanzati dagli alleati sulla devolution se li è dimenticati?

                        «È ovvio che se diciamo si va avanti bisognerà trovare il modo di fare una politica nuova per il Mezzogiorno».

                        Una novità per la Lega.

                          «Sbagliato, noi abbiamo rifiutato gli sprechi, ora la situazione potrebbe essere diversa».

                          Insisto, è una novità.

                            «La Lega non si fa emarginare come qualcuno ha avuto intenzione di fare alle elezioni regionali lombarde».

                            Mi scusi, ma come può un governo così diviso affrontare il rilancio della economia in pochi mesi?

                              «Intanto le rispondo che bisognerà assicurare la dovuta cura alla devoluzione, poi che il Mezzogiorno dovrà avere più attenzioni».

                              Clientelismo…

                                «No, il Sud non deve avere paura della devoluzione, bisogna invece garantire le risorse sufficienti a farlo risorgere, è interesse di tutti, questo non è assistenzialismo ma vera assistenza».

                                Sicuro?

                                  «Questa del Meridione potrebbe essere una svolta storica».

                                  Ne parlerete con gli alleati?

                                    «Dovrebbero sostenere la nostra posizione, ne sono sicuro».