“Intervista” R.Maroni: sulle pensioni il sindacato dovrebbe soltanto ringraziarci

30/07/2004


          venerdì 30 luglio 2004

          IL MINISTRO DEL WELFARE ESPRIME SODDISFAZIONE PER IL VOTO DI FIDUCIA IN PARLAMENTO

          intervista
          Giovanni Cerruti
          Maroni: sulle pensioni il sindacato dovrebbe soltanto ringraziarci
          «Parteciperanno alla gestione dei fondi dove transiteranno sette miliardi»

          ALL’ORA di pranzo il ministro delle Pensioni festeggia, brinda e canta «Felicità». «Sono a Varese al matrimonio di Roberta e Vittorio, due amici». Mezza giornata di pausa e a sera è già a Roma per il consiglio dei ministri sul Dpef, «che se non fosse passata la riforma sulle pensioni sarebbe stato un altro bel problema». Almeno dal tono, la voce di Roberto Maroni è quella di chi avrebbe davvero qualcosa da festeggiare. «Si è chiusa questa lunga pagina, finalmente…».
          Eppure, l’altra notte, la sua prima dichiarazione all’agenzia Ansa (ore 1,30) cominciava con la frase «è stato un percorso sofferto».
          «Appunto per questo sono soddisfatto. Dopo quella sul Mercato del Lavoro, la Legge Biagi, è la seconda importante riforma del mio ministero. Siamo a due terzi del cammino, ora toccherà alla riforma del sistema del Welfare, al sostegno al reddito e all’assistenza».
          Ma perché ha parlato di percorso sofferto?
          «Perché è stato accompagnato da contrasti, ostacoli, contrapposizioni, attacchi personali, bugie, ritirate stregiche».
          E il più sofferto?
          «L’attacco della Cgil che personalizza sempre, ed è la cosa peggiore indicare un ministro come il nemico di classe responsabile dell’eliminazione dei diritti dei lavoratori».
          Per lei non è così.
          «Non esiste una riforma delle pensioni senza l’aumento dell’età pensionabile. La nostra parte dal 2008, e non da prima come avrebbe fatto la sinistra».
          Contro la nuova legge si sono già avute proteste nelle fabbriche.
          «Questa è una riforma complessa che interessa molto i sindacati nella gestione delle risorse, per questo non capisco certa loro ipocrisia».
          Dove sarebbe?
          «Sono sicuro che a settembre i sindacati chiederanno l’apertura di un tavolo di confronto sulla gestione dei fondi pensione».
          E lei che intenzioni ha?
          «Sono favorevole, ma non sopporto l’ipocrisia di chi dice che tutto in questa riforma fa schifo e dimentica di proposito che contiene elementi significativi e importanti voluti proprio dai sindacati».
          Insomma, Umberto Bossi ha sempre detto che lei dev’essere il ministro dei lavoratori, ma con il sindacato non s’intende molto…
          «Non è così, affatto. E’ che in questa vicenda, da parte del sindacato, non c’è mai stato un atteggiamento di equilibrio».
          Ora a lei tocca mettere in pratica la legge, a partire dalle deleghe di attuazione.
          «Cominciamo a lavorare già questa mattina. Presenterò l’elenco completo delle deleghe che abbiamo già definito».
          Anticipazioni?
          «L’estratto conto previdenziale, almeno sapranno in tempo reale se il loro datore di lavoro paga davvero i contributi. Lo dico perché è una pratica troppo diffusa».
          Un’altra?
          «Le regole per il trasferimento del Tfr nei fondi pensione. Si tratta di un volume di 7 miliardi di euro all’anno tra fondi chiusi (Confindustria e Sindacati), fondi aperti (Banche) e assicurazioni».
          Piatto ricco.
          «Ricchissimo. Tant’è che l’altro giorno, appena è stata annunciato il voto di fiducia sulla riforma delle pensioni, in Borsa i titoli assicurativi sono schizzati all’insù».

          Piatto che verrà toccato solo da mani candide?
          «Intendo gestire direttamente questa vicenda, e lo dico chiaro, in modo che nessuno possa pensare di esercitare pressioni sul ministero».
          Lei punta molto sugli incentivi, su quel 32,7% della retribuzione che viene aggiunto allo stipendio di chi continua a lavorare nonostante abbia raggiunto i limiti della pensione.
          «Il mio obiettivo è quello di mettere in pratica gli incentivi al più presto, se riesco anche prima di fine anno. Già oggi ho un incontro tecnico con il presidente dell’Inps».
          Fin qui, ministro, son tutte rose. Ma c’è anche la delega sul Testo Unico delle norme previdenziali, quasi un caos che sembra difficile da sistemare.
          «Si tratta di armonizzare 40 sistemi di calcolo previdenziale tra dipendenti privati, pubblici, ministeriali. Non si capisce perché, a parità di contribuzione, debbano esistere pensioni diverse».
          E come finirà?
          «Che aumenterà la pensione di qualcuno e diminuirà la pensione di qualcun altro».
          Bella grana.
          «E’ la parte politicamente più difficile, perché va a toccare interessi e privilegi».
          E a proposito di privilegi o peggio. Su «Radio Padania» si ascoltano i lamenti di chi se la prende con «le false pensioni di invalidità».
          «Lì il meccanismo è perverso: la Regione attribuisce la pensione e l’Inps la deve pagare. Così succede che nelle Regioni non virtuose gli accertamenti vengano delegati agli assessori alle Politiche sociali. Che code, fuori da quelle porte… Ma interverremo anche lì, nella separazione tra Assistenza e Previdenza».
          Nella sua Lega questa riforma delle pensioni non ha mai acceso entusiasmi. Cosa c’è di leghista nella nuova legge?
          «L’intervento a favore dei giovani, la previdenza complementare, l’eliminazione dei privilegi, la separazione tra Assistenza e Previdenza che abbatte gli sprechi».
          E cosa manca, di leghista?
          «Un sostegno più forte all’occupazione. Avrei voluto fosse rimasta la decontribuzione per le imprese che assumono, ma l’abbiamo tolta su richiesta del sindacato senza che ci dicessero manco un grazie».
          Ammetterà che nella Lega, soprattutto negli ultimi giorni, la vicenda pensioni qualche problema l’ha creato. Prima il titolo della «Padania» che chiede un rinvio, poi la telefonata del premier a Bossi, infine il sì al voto di fiducia. E lei, Calderoli, Giorgetti…
          «Mi sembrano operazioni politico-mediatiche realizzate malaccio. L’altro giorno ho letto che io e Calderoli saremmo stati spiazzati da Bossi in combutta con Giorgetti, ieri e sempre sullo stesso quotidiano milanese che Giorgetti sarebbe stato scaricato da Bossi. Boh? Ad ogni giorno la sua pena…».
          E la verità, o almeno la sua verità?
          «E’ stata un’operazione gestita tatticamente come si doveva gestire, anche con voci diverse tra noi, per ottenere il risultato».
          Questa la deve spiegare meglio.
          «La Lega è stata costretta a votare una Riforma che non le piaceva tanto…».
          E lo dice lei che l’ha portata in Parlamento?
          «Sulle pensioni la Lega si è assunta l’onere, il peso della responsabilità. Non ci esalta, è vero. Ci costa, ma faceva parte dell’accordo politico che ha portato alla nascita della Casa delle Libertà. E noi gli accordi li rispettiamo».
          Piacerà ai leghisti?
          «Ai leghisti al 100% piace solo il Federalismo, e la riforma delle pensioni può non avere lo stesso gradimento. Da un punto di vista leghista la ritengo giusta ed equa, ma per come è stata gestita, per gli attacchi e le falsità, un leghista può anche pensare che si poteva fare di più, o di meno, o nulla».
          Bossi sulle pensioni è sempre stato diffidente e guardingo.
          «Lo so bene, ma finalmente abbiamo chiuso questa partita
          nel miglior modo possibile».
          Sarebbe?
          «Il presidente del Consiglio ha posto la fiducia e l’abbiamo votata compatti e disciplinatamente, creandoci un credito su Berlusconi».
          E sul Federalismo?
          «Sul Federalismo».
          Prima delle vacanze della politica la Riforma Costituzionale arriverà davvero alla Camera?
          «Mi dicono che tutto procede regolarmente».
          E in autunno?
          «Se i patti verranno mantenuti si andrà avanti, altrimenti la parola agli elettori».
          La morale del ministro delle Pensioni?
          «Abbiamo dato su questioni difficili e impegnative. Abbiamo dato più di tutti. Ora abbiamo solo da incassare».