“Intervista” R.Maroni: «Senza il sì di Cigl Cisl e Uil la riforma non decollerà»

04/07/2005
    sabato 2 luglio 2005

    Pagina 7 – Economia


    L´INTERVISTA

      Il ministro del Welfare Roberto Maroni: nessun conflitto di interessi con le imprese di Berlusconi

        «Senza il sì di Cigl Cisl e Uil la riforma non decollerà»

          il dialogo Le premesse per una condivisione larga ci sono Accoglieremo le proposte utili
          le imprese Soprattutto le più piccole paventano il rischio di costi eccessivi, ma non andrà così
          le critiche Non è vero che assicurazioni e banche sono sullo stesso piano dei fondi negoziali
          i giovani Se fossi un neoassunto non avrei dubbi a investire il Tfr in un fondo

            ROBERTO MANIA

              ROMA – «Noi leghisti saremo anche ruvidi, come dice qualcuno. Ma quando prendiamo un impegno è difficile che non lo portiamo a termine». Roberto Maroni, ministro del Welfare, non nasconde la sua soddisfazione, e si dice «orgoglioso» per aver ottenuto il primo via libera del Consiglio dei ministri al suo schema di decreto per la riforma della previdenza complementare. Non c´è stata alcuna obiezione – dice – al suo progetto. Ora però si apre la fase più difficile: quella del confronto con le parti sociali. «Senza il cui consenso – ammette – la riforma non potrà decollare».

              Ministro, mentre lei gioisce il sindacato affila le armi, criticando il suo decreto. Come spiega questa contrapposizione?

              «Veramente non mi pare che dalle organizzazioni sindacali sia arrivato un dissenso di merito sul provvedimento. C´è stata un´obiezione di metodo, che però mi sembra infondata. Il governo si è limitato ad adottare un testo, un atto dovuto nel rispetto della delega che fissa i criteri e in principi della riforma. Nulla di più. Ora si apre il confronto con tutti i soggetti interessati».

              In realtà la Cgil, per esempio, sostiene che il suo decreto vada oltre i criteri fissati dalla delega, in particolare trattando allo stesso modo i fondi negoziali e quelli delle banche e assicurazioni.

              «È una contestazione infondata. Nel testo c´è scritto esattamente il contrario. Tanto che qualcuno durante la riunione del Consiglio dei ministri ha obiettato che sia stato dato troppo potere al sindacato».

              Chi è stato, il presidente Berlusconi?

              «No, non lo voglio dire ma certamente non il premier che non ha partecipato né alla discussione sul decreto né alla successiva votazione».

              Per il suo conflitto di interessi, vista la presenza del suo gruppo anche in campo assicurativo?

                «Non c´è alcun conflitto perché il provvedimento non favorisce di certo le compagnie di assicurazione».

                Ma lei crede che sia possibile il decollo della previdenza integrativa senza l´accordo dei sindacati? Il Tfr, indispensabile per alimentare i fondi, è pur sempre una forma di retribuzione differita.

                «Io sono convinto che alla fine ci sarà l´accordo. D´altra parte senza l´intesa di tutte le parti sociali – è vero – la previdenza complementare non può decollare. Ma, ripeto, ci sono tutte le premesse per una larga condivisione. Siamo pronti ad accogliere tutte le proposte utili che arriveranno. Noi non abbiamo scritto il Vangelo».

                Ma non ci sono solo i sindacati: anche le piccole imprese temono, con la perdita del Tfr che serviva la loro autofinanziamento, di trovare nuovi ostacoli per l´accesso al credito bancario ben più costoso.

                «Sì, soprattutto le piccolissime aziende paventano il rischio di costi aggiuntivi. Ma così non sarà. Sono previste adeguate misure compensative per le imprese. L´operazione dovrà essere neutra da questo punto di vista. E con l´Abi, l´associazione delle banche, stiamo facendo ogni sforzo per trovare l´accordo».

                E proprio l´Abi, però, contesta la sua ipotesi, ministro, di una specie di accesso automatico al credito. Questo non è un problema?

                «La legge delega dice che va favorito l´accesso al credito. Io continuo a pensare che una qualche forma di automatismo, almeno per le piccolissime imprese, ci vorrà. Ma da qui a settembre c´è tempo per un accordo con tutti, perché questa non è una vicenda ideologica, come lo fu quella sull´articolo 18. Qui è in gioco l´interesse di tutti».

                Ma lei ce l´ha il Tfr?

                  «No, non ce l´ho. Ma se l´avessi comincerei a valutare la convenienza. E se fossi un giovane, neoassunto, non avrei dubbi a investirlo in un fondo pensione».

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