“Intervista” R.Maroni: «Nessun regalo nel Tfr»

28/11/2005
    domenica 27 novembre 2005

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    LA POLEMICA SULLA NUOVA PREVIDENZA «HA RAGIONE BERLUSCONI, IL SINDACATO È STATO DELUDENTE»

      Maroni: «Nessun regalo nel Tfr
      Ma Pezzotta fa il doppio gioco»

        «Cambio le date nel testo, le assicurazioni partiranno nel 2008»

          Intervista
          Marco Sodano

            Nessun giochetto. I fondi raccoglieranno il Tfr dal 2008 in poi e la legge sarà uguale per tutti. Il ministro del Welfare Roberto Maroni non ama i giri di parole: «L’ipotesi che le assicurazioni comincino prima, tecnicamente, è una stronzata».

            Eppure il testo lascia aperta questa possibilità.

            «Il testo definitivo lo scriverò personalmente. Dirà a chiare lettere che l’equiparazione tra fondi e polizze assicurative parte il primo gennaio 2008, con tutto il resto della riforma».

            Il sottosegretario Brambilla ha confermato che le regole sulla Covip entrano in vigore nel 2006.

              «E la Covip stabilirà che le polizze assicurative possono raccogliere le quote di Tfr: metterà tutti alla pari. Anche quei regolamenti, però, entreranno in vigore a gennaio 2008».

              Allora cambiano anche le regole sulla Covip.

                «La legge è quella sottoscritta da 23 parti sociali: respinte le modifiche proposte dell’Ania, il succo del provvedimento resta lo stesso. Dovremo cambiare tutti gli articoli che fissano l’avvio della riforma a gennaio 2006».

                La riforma è quella approvata dal sindacato. Che però non è entusiasta.

                  «Il sindacato è stato deludente, come ha detto Berlusconi».

                  E pensare che lei è considerato il paladino del sindacato: sullo sciopero generale li ha quasi difesi.

                    «Capisco che non siano contenti del rinvio: avevano già l’acquolina in bocca all’idea di cominciare a lavorare sul Tfr tra un mese. Però non accetto i toni aspri: li abbiamo accontentati in tutto e per tutto».

                    Si aspettava un applauso?

                      «Mi aspettavo onestà intellettuale. Confindustria, per esempio: ha fatto fuoco e fiamme sul credito compensativo alle imprese, ha messo sul tavolo i suoi aut aut. Li abbiamo ascoltati e il presidente Luca Montezemolo ha riconosciuto che è un buon testo. Né si può dire che gli industriali siano teneri con questo governo».

                      Il sindacato, invece…

                        «Più di tutti mi ha deluso Pezzotta. Sarà stato eccitato dall’atmosfera dello sciopero generale, ma non è stato onesto».

                        Addirittura.

                          «Questa riforma è stata scritta a quattro mani con la Cisl. Coon che faccia si dice indignato? La Cisl, ormai, è in campagna elettorale: il segretario vuole incassare tutto senza spendere nulla. O non ha capito di cosa parliamo o sta facendo il doppio gioco».

                          Il sindacato teme che nei prossimi due anni qualcuno cambi le carte in tavola.

                            «Ci risiamo. Il governo può cambiare la riforma nei primi 18 mesi dopo l’entrata in vigore, non dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale: quindi dopo il 2008. Vero che il Parlamento può sempre cambiare la legge, può cambiarle tutte: avrebbe potuto farlo anche se fosse entrata in vigore a gennaio».

                            Gli italiani sono sempre più poveri: il ministro del Welfare sta facendo qualcosa?

                              «Le preoccupazioni vanno tenute in considerazione, i sondaggi un po’ meno. Il tenore di vita percepito dagli italiani è crollato. Viceversa, i dati scientifici diffusi dall’Istat dicono che il numero di famiglie povere, quelle che guadagnano meno di 850 euro al mese, nel 2004 è il più basso dal 1992».

                              Come si esce dalla contraddizione?

                                «Da ministro lavoro sui dati ufficiali dell’Istat. Da uomo politico ascolto la gente».

                                Alla fine chi vince?

                                  «Tra riforma delle pensioni, fisco, superbonus, riforma del mercato del lavoro e devolution direi che il governo ha fatto un buon lavoro contro la povertà. Certo se non fossimo entrati nell’euro e se il petrolio costasse ancora 40 dollari al barile molti di questi problemi non si porrebbero».

                                  Qual è stato il momento più difficile per Maroni ministro del Welfare?

                                    «Sul piano umano la trattativa per la legge Biagi. L’assassinio del professore, la battaglia sull’articolo 18, due scioperi generali. Difficilissimo, anche se poi abbiamo siglato il Patto per l’Italia. Sul piano politico, senz’altro la riforma del Tfr. Con le parti sociali abbiamo costruito, seppure a fatica, un accordo: ma il vero problema ce l’ho avuto in maggioranza e nel governo».

                                    Baccini si dice ancora perplesso.

                                      «C’è stata una questione politica interna molto pesante, posso garantire che tenere duro non è stato facile».

                                      Alla fine però ha vinto.

                                        «Sì, ho vinto: il governo ha approvato il mio testo. Per questo sono soddisfatto».