“Intervista” R.Maroni: «Mi sento vicino agli industriali dalla Cdl un assalto alla diligenza»

15/12/2004

    mercoledì 15 dicembre 2004

      Pagina 3 – Economia

        L´INTERVISTA
        Il ministro Maroni: questa maggioranza mi mette a disagio, ho visto cose che non accadevano da anni
        «Mi sento vicino agli industriali dalla Cdl un assalto alla diligenza»

          il crollo Nonostante gli sforzi del ministro Siniscalco e le resistenze della Lega negli ultimi tre giorni è crollata la diga del rigore, ma se credono di vincere così le elezioni si illudono. In questo modo aumenta solo il nostro malumore
          l´assistenzialismo Preferisco la denuncia di Montezemolo a questo rigurgito di assistenzialismo che sottrae risorse agli investimenti e allo sviluppo. Non so se con Tremonti sarebbe stato diverso, ma nelle ultime Finanziarie non era andata così

            ROMA – «Confesso di sentirmi più vicino a Montezemolo che ad alcuni esponenti della maggioranza». Nella giornata in cui il presidente della Confindustria ha lanciato l´allarme sulla crisi più grave che attraversa il Paese dal dopoguerra, le parole del ministro leghista del Welfare, Roberto Maroni, non possono non sorprendere. Tanto più che con Montezemolo il rapporto non è mai stato semplice. Nei mesi scorsi Maroni aveva anche accusato la Confindustria di fare politica; e ha sempre preso le distanze dall´idea di un ritorno alla concertazione come quella degli anni Novanta. Qualcosa, dunque, è cambiato se Maroni preferisce Montezemolo a qualche settore della Casa delle libertà, rapito – dice – «da un rigurgito di assistenzialismo che sottrae risorse agli investimenti e allo sviluppo». Non fa nomi ma è chiaro che ce l´ha, tra gli altri, con Gianni Alemanno, ministro di An, difensore dei forestali. Ma c´è di più. C´è che la previdenza complementare rischia di non decollare nemmeno nel 2005 per carenza di risorse. C´è, pure, che la Lega potrebbe arrivare a non votare la fiducia sul maxiemendamento. «Sentiremo Bossi, gli manifesteremo le nostre perplessità. Certo il disagio è forte».

            Maroni, cosa sta succedendo? A Palazzo Chigi domenica notte avevate trovato l´accordo nella maggioranza e ora lei parla di disagio. E che si sente più vicino al presidente degli industriali che ai suoi alleati di governo.

              «Succede che negli ultimi tre giorni è crollata la diga del rigore, nonostante gli sforzi del ministro Siniscalco e la resistenza della Lega. Si sta assistendo ad un assalto alla diligenza come non si verificava da anni».

              Forse è sempre accaduto e comunque si stanno avvicinando le elezioni…

                «Si illude chi pensa che erogando un po´ di assistenza si possano vincere le elezioni. Così può aumentare solo il nostro disagio».

                Fino al punto di non votare la fiducia?

                  «Decideremo nelle prossime ore. La situazione è seria anche perché non c´è solo il caso forestali. C´è un impazzimento generale con la maggioranza che grida al rigore e poi finisce per accettare sforamenti della spesa; con i sindacati che invocano risorse per gli investimenti e poi cavalcano la protesta accettando che i soldi vadano all´assistenza; infine, con una Confindustria che giustamente critica il governo sulle politiche per lo sviluppo ma non dice una parola contro un intervento a pioggia come quello per i forestali».

                  Ma il ministro Alemanno ha detto che andava rispettato un accordo già sottoscritto dal governo con la Regione Calabria.

                    «Non c´era nessuno accordo. Mentre c´era un accordo per far partire la previdenza integrativa. Siniscalco mi ha detto che non era tecnicamente possibile inserire il relativo provvedimento in Finanziaria. Però i 160 milioni per i forestali sono stati scovati…I soldi per la previdenza (solo 20 milioni di euro per il 2005 e 250 per il 2006) ci saranno a gennaio, secondo Siniscalco. Vedremo. Ma se non parte la previdenza complementare il danno è per tutti. Perché è attraverso i fondi pensione che si possono finanziare le piccole e medie imprese del Nord».

                    Pensa che con Tremonti ancora all´Economia sarebbe stato diverso?

                      «No, questo non lo voglio dire. Mi limito a registrare che nelle ultime tre Finanziarie non c´era stato un cedimento così vistoso come questa volta. Ma la colpa, ripeto, non è di Siniscalco».

                        (r.ma.)