“Intervista” R.Maroni: «Fondi pensione, si può cambiare»

26/07/2005
    martedì 26 luglio 2005

    L’intervista

    Il ministro: pronti a rivedere il decreto. «Il Tfr? Anche mia moglie ha la previdenza integrativa»

      Maroni: «Fondi pensione, si può cambiare»

        «Ho chiesto a Siniscalco più risorse. Punto a ridurre il costo del lavoro»

        ROMA – Non è arrabbiato Roberto Maroni davanti al documento di ben 21 associazioni imprenditoriali e sindacali che boccia la sua riforma della previdenza integrativa. Innanzitutto sostiene che non si tratta di una bocciatura. E poi aggiunge che è disponibile a cambiare «profondamente» lo schema di decreto sul Tfr (Trattamento di fine rapporto). L’obiettivo è di arrivare alla «migliore soluzione per i lavoratori» e far partire i sei mesi del silenzio-assenso (entro i quali decidere tra liquidazione e fondi pensione) il primo gennaio prossimo, come previsto. A una condizione, però: che nessuno metta in dubbio la correttezza dell’operato del ministro. «Se c’è chi pensa che io voglia difendere gli interessi di qualcuno, delle assicurazioni o delle banche, allora la discussione cessa». L’avvertimento arriva alla vigilia dell’incontro, domani al ministero, con le stesse parti sociali firmatarie del documento inviato ieri a Maroni.

        Ministro, con la sua riforma ha scontentato tutti.

        «Non è così. Confindustria chiede alcune cose, i sindacati altre, però ci sono le basi per una svolta importante. Del resto, se non fosse una riforma vera, nessuno avrebbe sollevato obiezioni. Poi qui ci sono tanti soldi (l’accantonamento annuale per il Tfr è di circa 13 miliardi di euro, ndr. ) e tanti interessi in gioco…».

          Ha ricevuto pressioni?

          «Nessuna pressione dal mondo politico né da Silvio Berlusconi, tanto per parlare chiaro. Per il resto, pressioni da tutti: Confindustria, sindacati, Abi (banche) e Ania (assicurazioni). È legittimo. Ma io ho guardato solo agli interessi dei lavoratori. Comunque leggerò con attenzione il documento delle parti sociali e poi avvieremo un lavoro intenso per migliorare il decreto. Sono disponibile a modificare profondamente il provvedimento, secondo i pareri che verranno dalle competenti commissioni parlamentari. A patto però che si evitino guerre di religione, tipo le dichiarazioni bellicose dell’Ania (che minaccia il ricorso alla Corte costituzionale in caso di modifica del decreto, ndr. )».

            Nel documento si dice che le agevolazioni fiscali non sono sufficienti e che non c’è la riduzione del costo del lavoro prevista dalla legge delega.

            «Insufficienti? Le agevolazioni sono maggiori di quelle previste finora e quindi c’è un miglioramento rispetto a oggi. Quanto al taglio del costo del lavoro, c’è l’eliminazione del contributo all’Inps per il fondo di garanzia sulle liquidazioni. Non basta? Io sono sempre stato un sostenitore della riduzione del cuneo fiscale e contributivo. Vediamo che cosa si può fare di più, in base anche alle disponibilità del ministero dell’Economia».

            Lei si impegna a chiedere più risorse a Domenico Siniscalco?

            «L’ho già fatto».

            Quanto ha chiesto?

            «Discutiamo prima con le parti sociali».

            E la risposta?

            «Siniscalco ha già dichiarato che vuole sostenere il decollo dei fondi pensione. E quindi mi aspetto che con la Finanziaria dia una risposta positiva».

            Non c’è solo un problema di agevolazioni: le parti sociali sostengono che la riforma favorisce le assicurazioni.

            «Io non ho favorito proprio nessuno. Ho applicato la delega che dice che il lavoratore deve poter scegliere su un piano di parità tra fondi collettivi e prodotti assicurativi».

            Le imprese però contestano la portabilità del contributo aziendale, cioè l’obbligo di doverlo versare anche se il lavoratore sceglie una polizza.

            «Questa è un’obiezione fondata, perché il contributo è di natura contrattuale, e quindi è giusto che sia accolta. Per il resto, però, non possiamo discriminare le assicurazioni».

            I sindacati temono che i lavoratori possano essere convinti a sottoscrivere polizze apparentemente convenienti ma in realtà costose.

            «Questo accade oggi grazie al sistema varato dal centrosinista. Con la riforma ci sarà un controllo severo della Covip (commissione di vigilanza) e per le assicurazioni sarà più difficile vendere i loro prodotti».

            Ministro, lei ovviamente è a favore del conferimento del Tfr ai fondi. Questo vale anche nella sua famiglia?

            «Mia moglie lavora e aderisce già a un fondo pensione integrativo al quale ha conferito una parte del Tfr, secondo le regole attuali. Mi ha già detto che dal primo gennaio, quando partirà la riforma, conferirà al suo fondo tutto il Tfr. Almeno lei, non ho avuto bisogno di convincerla!».

          Enrico Marro