“Intervista” R.Maroni: attenzione alle svolte

27/05/2004


GIOVEDÌ 27 MAGGIO 2004

 
 
Pagina 31 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Il ministro del Welfare "avverte" il nuovo presidente di Confindustria e lancia i fondi pensione regionali
Maroni: attenzione alle svolte
non si possono rinnegare le riforme
"Sono contrario al triumvirato tra imprese, sindacati e banche"
il governo
Con D´Amato non c´è stato collateralismo:
gli abbiamo detto tanti no
la cgil
Rimarrà deluso chi immagina una Confindustria
in piazza con la Cgil di Epifani


ROBERTO MANIA


    ROMA – «Una svolta in Confindustria? Credo che non ci sarà, mi auguro che non ci sia. Significherebbe tornare indietro, rinnegare un atteggiamento di sostegno alle riforme del governo. Mi aspetto, piuttosto, un´evoluzione nella direzione già percorsa da Antonio D´Amato». Roberto Maroni, ministro del Welfare, ragiona così intorno alle prospettive che apre il cambio al vertice dell´associazione degli industriali con l´elezione di Luca Cordero di Montezemolo alla presidenza. Maroni scommette sulla continuità della linea di Confindustria e nega che ci sia stato un rapporto di neocollateralismo tra D´Amato e il governo di centrodestra di Silvio Berlusconi. Si dice certo che la «nuova Confindustria» sarà politicamente neutra, come nella tradizione. Poi avverte: «Se qualcuno pensa di poter dare vita ad una sorta di "triumvirato sociale", composto dalle imprese, i sindacati e le banche, per imporre al governo la politica economica, si sbaglia di grosso». Insomma, ben vengano le proposte dei soggetti sociali per rilanciare l´industria, ma ciascuno rispetti i confini delle rispettive competenze. Confindustria e sindacati, invece, riscrivano le regole della contrattazione e della rappresentanza: il governo è pronto a recepire un eventuale accordo. Ma il primo banco di prova della Confindustria di Montezemolo saranno – ancora – le pensioni. Maroni annuncia un confronto, che partirà prima dell´autunno, sulla previdenza complementare con al tavolo anche le Regioni perché il futuro – dice – sono i fondi complementari regionali.
    Signor ministro, domani (oggi per chi legge, ndr) Montezemolo leggerà la sua prima relazione all´assemblea di Confindustria. Per molti osservatori si profila una svolta dopo la stagione movimentista e conflittuale dell´ex presidente Antonio D´Amato. E´ d´accordo con questa tesi?
    «Non sono affatto d´accordo. E spero che non ci sia una svolta perché la presidenza di D´Amato ha portato alla più importante riforma del mercato del lavoro che si sia realizzata negli ultimi trent´anni.
    Lo dice perché è stata anche una presidenza molto vicina al governo di cui lei fa parte?
    «La realtà non romanzata è un´altra. Vuole che le ricordi i "no" detti a D´Amato?
    Certo, lo faccia.
    «Abbiamo detto un "no" grande come una casa stralciando la decontribuzione per i neoassunti dalla delega previdenziale. E´ bene ricordarsi che la Confindustria aveva posto come condizione per negoziare sulle pensioni proprio la decontribuzione. Un bel "no" l´abbiamo detto anche sulla questione dell´articolo 18 che è stata tolto dalla riforma del mercato del lavoro. Le pare poco?».
    Ora, soprattutto da destra, c´è chi descrive la nuova Confindustria come un´alleata naturale dell´Ulivo. Condivide questa interpretazione?
    «E´ sbagliata. La Confindustria per definizione non può essere antigovernativa. Negherebbe la sua funzione di associazione di interessi. Quella è una forzatura politica, ma non è la sola. Ho parlato a lungo la scorsa settimana sia con Montezemolo che con Bombassei (il vicepresidente per le relazioni sindacali, ndr): conosco entrambi da diverso tempo. Mi sono convinto che la loro intenzione è quella di avere una Confindustria forte, unita, tenace e combattiva, ma non schierata politicamente. Ed è lo stesso atteggiamento che ha tenuto D´Amato. Insomma chi si aspetta una Confindustria che scenda in piazza con la Cgil di Epifani rimarrà deluso. Ma anche chi teme una Confindustria che dice sempre di "no" vedrà i suoi timori infondati. Semplicemente perché la Confindustria non può trasformarsi in un partito».
    Montezemolo sembra voler puntare ad una grande alleanza con i sindacati, le altre associazioni imprenditoriali e le banche, con lo scopo di indicare al governo gli interventi da realizzare con urgenza contro il declino industriale. In questo caso il governo sembrerebbe avere un ruolo di comprimario. E´ così?
    «Intanto non vedo quale sia la novità. Nel luglio del 2003 Confindustria e sindacati (anche la Cgil) hanno fatto esattamente la stessa cosa. Se invece si pensa di poter imporre al governo un´azione che non condivide, mi pare che si sia davvero fuori strada. Il governo non può ratificare decisioni di altri soggetti. La politica economica è di competenza del governo. Il ruolo delle parti sociali non è certo quello di un supergoverno dell´economia».
    In questo caso, però, sarebbero coinvolte anche le banche.
    «Vorrei capire meglio cosa vuol dire. Le banche sono costantemente coinvolte, forse anche troppo. Per evitare altri casi Cirio e Parmalat bisognerebbe definire meglio i confini tra le competenze delle imprese industriali di quelle finanziarie. Di questo c´è bisogno e non di una sorta di "triumvirato sociale" per le politiche economiche. Sono altre le competenze delle parti sociali.
    A cosa si riferisce?
    «Fin dall´ottobre del 2001, con il Libro Bianco, il governo ha invitato sindacati e imprenditori a rivedere il modello contrattuale e a discutere il tema della rappresentanza. Queste sono questioni di competenza delle parti sociali. Ben venga un accordo. Il governo si impegna, fin da ora, a recepirlo».
    Quale sarà il primo banco di prova per Montezemolo?
    «Ecco, finora abbiamo parlato di massimi sistemi. Più prosaicamente, da padano, vorrei ricordare che entro l´estate sarà legge la riforma delle pensioni. E vorrei partire subito con il confronto sulla previdenza complementare con le parti sociali ma anche le Regioni».
    Scusi, ma cosa c´entrano le Regioni?
    «La riforma del titolo V della Costituzione, quella fatta dal centrosinistra, attribuisce alle Regioni la potestà legislativa concorrente sulla previdenza complementare. Ci saranno i fondi pensionistici integrativi regionali. Sono le Regioni stesse che lo chiedono».
    Quali?
    «Il Trentino Alto Adige con le due province di Trento e Bolzano, la Lombardia, il Veneto ma anche l´Emilia Romagna. E´ uno scenario nuovo, ma è la nuova previdenza».