“Intervista” R.Lamina: «Nei negozi precari come cavie»

28/06/2004

    domenica 27 giugno 2007
     
    «Nei negozi precari come cavie»
    Parla Rossella Lamina autrice del film "Vite inflessibili". «I supermarket un vero laboratorio»

    Rossella Lamina è l’autrice, insieme a Nicola Di Lecce, del documentario "Vite flessibili". recentemente prodotto dall’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico.
    Il 19 di luglio sarà proiettato a Padova nell’ambito del festival di Radio Sherwood. Liberazione l’ha intervistata sul tema della flessibilità.

    Come avete fatto a rendere unitario un racconto, quello dei "flessibili", frammentato per definizione?

    Per capire meglio abbiamo scelto una indagine di tipo qualitativo, ovvero approfondire tutti gli aspetti che li riguardavano direttamente mettendoli come soggetti al centro del discorso.

    Quale è l’aspetto che più ti ha colpito?

    Quello della frustrazione. All’inizio entri vedendo molte opportunità. Ma questo ottimismo
    si trasforma via via in una grande frustrazione. Altro che soggetti forti e imprenditori di se stessi.

    Una frustrazione definitiva, oppure…

    No, parlerei piuttosto di una frustrazione tipica dei soggetti critici, non rassegnati alla propria condizione. Alcuni arrivano addirittura a produrre delle proposte. E, da notare, non più con quel senso dell’affidamento ma cercando un ruolo attivo nel confronto con il sindacato. Anche perché dietro a tutto ciò c’è un grande problema identitario. Nel passaggio da un ruolo all’altro (come la storia Antonio che fa il commesso in una libreria e anche il pizzaiolo) si smarrisce il senso di un percorso unitario, che è rimane un bisogno dell’individuo.

    Che idea ti sei fatta dello specifico del commercio?

    Dalle indagini preliminari al documentario mi sono profondamente convinta che il commercio è una sorta di laboratorio in cui lo spazio della flessibilità è praticamente infinito. Non va dimenticato poi che esistono quote di lavoro nero che nessuno è in grado di precisare. Nella grande distribuzione troviamo di tutto, è stato il settore che prima e meglio di tutti gli altri ha applicato il pacchetto Treu. La disponibilità alle esigenze dell’attività commerciale da parte del lavoratore deve essere totale e non c’è più distinzione tra tempi di vita e tempi di lavoro. I consumatori devono consumare, ma spesso non ci si domanda che "consumano" la vita dei dipendenti.

    Fa. Seba.