“Intervista” R.Iorio: Aica, camere vista Europa

15/07/2004


         
         
         
         
        ItaliaOggi Turismo
        Numero 167, pag. 13 del 14/7/2004
        Autore: di Fabio Donfrancesco
         
        Aica, camere vista Europa
         
        Renzo Iorio, nuovo presidente dell’associazione, presenta il suo programma.
        Il quadro normativo deve allinearsi ai paesi dell’Ue
         
        Rilanciare la destinazione Italia sui mercati internazionali, attraverso un’attività di promozione coordinata fra istituzioni pubbliche e imprenditori, e delineare un quadro normativo a livello nazionale in linea con il panorama europeo dell’hotellérie. Sono queste due delle linee direttrici che Renzo Iorio, neopresidente dell’Aica (Associazione italiana catene alberghiere), si propone di seguire nel corso del suo mandato. Non si tratta ancora di un vero e proprio programma di lavoro, ma il direttore finanziario di Sifalberghi (gruppo Accor), nominato lunedì presidente dall’assemblea dell’associazione aderente a Confindustria, ha le idee molto chiare in proposito e le spiega a ItaliaOggi.

        Domanda. Prende la guida dell’Aica in un momento piuttosto delicato per l’industria turistica non solo nazionale. Le grandi catene alberghiere stentano a riempire le camere delle loro strutture in Italia quanto i piccoli hotel a conduzione familiare.

        Risposta. Il primo obiettivo è ovviamente superare questa situazione d’impasse, ma non mi riferisco soltanto alla crisi economica mondiale. Da questa infatti dipende la ciclicità del settore, legato sia ai momenti favorevoli sia a quelli negativi della congiuntura internazionale. Le politiche di investimento e di sviluppo non devono però essere influenzate dalla difficile situazione odierna. E, non a caso, si continuano a realizzare nuove strutture, molte delle quali con marchi di catena.

        D. Che cosa si attende per il futuro?

        R. Siamo nella parte bassa della curva, ragionevolmente ci aspettiamo un recupero del mercato turistico. Si incominciano a intravedere i primi segnali di ripresa. Certo, è presto per dire che tanto il settore business quanto quello leisure siano ormai fuori dal tunnel della crisi.

        D. A che cosa si riferisce quando rimanda ad altri punti critici del sistema turistico nazionale?

        R. Il turismo, per sua natura, è figlio del ciclo economico ed è un settore più vulnerabile di altri. Proprio per questo si dovrebbero attuare forme di intervento, a livello normativo e organizzativo, capaci di renderlo più competitivo nei confronti degli altri paesi.

        D. Nel concreto?

        R. L’Aica e Federturismo da tempo si battono per spingere governo e regioni a eliminare o modificare il quadro normativo e fiscale di riferimento, di fatto un ostacolo al rilancio del sistema turistico italiano. La normativa deve cambiare, allineandosi ai principi validi negli altri paesi europei. Deve soprattutto fornire indicazioni chiare e omogenee su tutto il territorio nazionale, dopo che la potestà legislativa in materia è passata alle regioni.

        D. Un esempio?

        R. La classificazione alberghiera, con parametri che cambiano da regione a regione. Sono state proprio le grandi catene internazionali a introdurre standard adeguati e rigorosi. Il brand rassicura e garantisce il servizio. Ma non parlo soltanto per le strutture di alta gamma. In Italia, per esempio, vige il limite minimo di 14 metri quadrati per il bagno, quando in Francia è di 9. Questo impone maggiori spazi per le nuove costruzioni, rendendo difficile aprire alberghi anche di qualità ma a prezzi economici.

        D. In un’ottica di lungo periodo che cosa occorre all’Italia per recuperare terreno nel mercato turistico nei confronti dei vecchi e nuovi concorrenti?

        R. Il prodotto Italia deve essere presentato nella sua unicità, pur conservando e valorizzando le singole peculiarità regionali. La serie infinita di viaggi promozionali di ogni regione nello stesso paese all’estero è comunque un dispendio di risorse. L’Enit, d’altro canto, con lo scarso budget a sua disposizione e in attesa di un restyling organizzativo, fa quel che può.

        D. E gli imprenditori che cosa fanno?

        R. Beh, per quanto ci riguarda, l’Aica e Federturismo operano in piena sintonia con le associazioni territoriali per sensibilizzare istituzioni locali e nazionali sulla necessità di incentivare il miglioramento qualitativo dell’offerta. L’estrema frammentazione del comparto alberghiero in Italia rende le cose più complicate, ma occorre iniziare dai problemi più limitati, che in realtà non lo sono. La doppia licenza per la somministrazione di alimenti e bevande negli alberghi ai clienti alloggiati ed esterni è ridicola. Alcune regioni come il Lazio hanno per fortuna recepito questa istanza e hanno approvato una deroga.

        Da lì si può passare all’armonizzazione dell’Iva e delle politiche fiscali nel settore a livello europeo. (riproduzione riservata)