“Intervista” R.Guariniello: «Sicurezza e lavoro, il governo deve cambiare»

29/03/2005
    martedì 29 marzo 2005

    Il magistrato che si batte da anni per il rispetto delle regole sui luoghi di lavoro avverte che nella nuova legge «ci sono luci e ombre»
    «Sicurezza e lavoro, il governo deve cambiare»
    Il procuratore Guariniello: il Testo Unico così com’è indebolisce le tutele per i lavoratori

      Felicia Masocco

        ROMA – «Dire che il Testo unico sia tutto da buttare è sbagliato, ci sono luci e ombre» premette Raffaele Guariniello, il procuratore aggiunto di Torino che in trent’anni ha legato il proprio nome a migliaia di inchieste sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dai tumori per amianto alla Michelin, alle patologie da «sforzo ripetuto» dopo l’introduzione del Tmc2, i nuovi tempi di lavoro adottati in Fiat. Ci tiene il magistrato a non fare una «critica drastica che sarebbe un po’ ottusa», ma tra le luci cita solo l’estensione della tutela della sicurezza a una serie di lavoratori prima esclusi. Mentre è lungo l’elenco delle «ombre» e «alcune sono allarmanti», afferma. Se il Testo non verrà modificato «il sistema della sicurezza del lavoro sarà indebolito».

          Il governo ha approvato una prima bozza del Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro con l’obiettivo di semplificare un groviglio di norme. I sindacati lo hanno bocciato, la conferenza Stato-Regioni ha dato parere negativo. Lei che cosa ne pensa?

            «È difficile dare un giudizio univoco, si può parlare di luci e ombre. Un tratto positivo riguarda il campo di applicazione, viene estesa la tutela della sicurezza a una serie di lavoratori che prima non erano inseriti o su cui si dubitava. Però ci sono delle ombre anche allarmanti».

              Quali?

                Il testo fa un gravissimo passo indietro sulla “fattibilità tecnologica”. Si è sempre ritenuto che il datore di lavoro dovesse attuare le misure di sicurezza al meglio della tecnologia esistente sul mercato. Anche se utilizzata da una sola azienda, magari all’estero. Invece il Testo parla di tecnologie che siano “generalmente utilizzate” nelle aziende di uno specifico settore. Vuol dire che se una misura di sicurezza non è generalmente praticata, non è dovuta. Si immobilizza lo sviluppo tecnologico e si imprigiona la sicurezza, perché se c’è una misura che non è attuata dalla generalità delle aziende di un settore, basta che queste si mettano d’accordo, non la attuano e non diventa obbligatorio. È un gravissimo limite».

                  E le sanzioni? È vero che norme prima obbligatorie nei disegni del governo diventano solo «buone prassi» non sanzionate penalmente?

                    «Ci sono norme contenute in leggi applicate da sessant’anni che sono sempre state penalmente sanzionate e riguardano ad esempio la prevenzione degli infortuni anche nei cantieri edili, il settore più a rischio. Nel Testo unico queste disposizioni vengono considerate norme di «buona tecnica» la cui violazione non costituisce più un reato. Con la conseguenza che l’organo di vigilanza, a cui si dà larghissima discrezionalità, quando vede che una di queste norme è violata non individua più un reato ma deve limitarsi a fare una “disposizione” al datore di lavoro: solo se si viola la “disposizione” si commette un reato. Il Testo unico però non disciplina queste disposizioni, non dice nulla e questo rende più fragile il sistema di risposta alla violazione».

                      Che cosa accade al principio della «massima tutela» del lavoratore garantito dal codice civile? Viene modificato?

                        «L’articolo 2087 del codice civile è una norma fondamentale, largamente utilizzata in giurisprudenza, con una funzione integrativa delle norme specifiche in materia di sicurezza sul lavoro. Dice, in sintesi, che per evitare un infortunio il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare misure di sicurezza consigliate dalla tecnica, dall’esperienza, anche se non ci sono norme specifiche a prescriverle. Misure “necessarie” anche se “non previste” sono considerate un dovere del datore di lavoro. Il Testo unico annulla la funzione di questo articolo fondamentale, si afferma che deve essere attuato con le norme specifiche».

                          Torniamo al sistema delle «buone tecniche»: deresponsabilizza il datore di lavoro?

                            «Indubbiamente si indebolisce il sistema di sicurezza del lavoro. Per rafforzarlo, e ne abbiamo la necessità, vanno tolte le criticità che ho elencato. Il Testo introduce qualche miglioramento, ma allo stesso tempo allarga troppo la possibilità del datore di lavoro di esonerarsi dalle responsabilità e di scaricarle su altri, sugli anelli più deboli dell’organigramma».

                              In un convegno a Macerata promosso da Opifici Mundi lei ha parlato di «spirito controriformatore». Siamo di fronte ad una controriforma?

                                «Io credo molto nella critica puntuale, a Macerata ho analizzato le singole disposizioni e il risultato è proprio quello che lei diceva. Il Testo unico è un’occasione mancata perché non affronta alcuni problemi di interpretazione sorti in dieci anni di applicazione della legge 626. Ho segnalato queste critiche al ministero del Lavoro, mi è stato detto che sarebbero state considerate, ho notato uno spirito positivo, spero vengano accolte. Io credo sempre nella forza della ragione».