“Intervista” R. Garrone: «Così andiamo allo sfascio c’è il rischio di una scissione»

22/05/2002

21-05-2002, pagina 34, sezione ECONOMIA
Il presidente della Erg Riccardo Garrone attacca
D’ Amato: ‘La misura è colma’
Così andiamo allo sfascio c’è il rischio di una scissione

l’ intervista Le accuse al vertice degli industriali: tutto il potere trasferito a Roma e l’ assenza di regole democratiche Art. 18? Non ci si poteva muovere peggio: abbiamo rafforzato i sindacati Dialogare con i governi, non con i partiti. Brutte vicende sui voti


MASSIMO MINELLA


GENOVA – «Fino a dove può arrivare la protesta? Guardi, con questa Confindustria allo sfascio può arrivare fino a un qualcosa di mai avvenuto prima». Se il figlio sembrava aver toccato il punto più alto della critica alla gestione confindustriale di Antonio D’ Amato, il padre lo supera. Riccardo Garrone, presidente del primo gruppo petrolifero privato italiano, la Erg, e padre dell’ ex presidente dei giovani di Confindustria Edoardo, rivendica addirittura la primogenitura dell’ attacco pubblico al leader degli industriali italiani. «Lo scorso anno, al convegno di Capri, avvertii chiaramente il disagio di una larga parte della categoria e decisi di dirlo pubblicamente».
Domani, quando nell’ assemblea privata di Confindustria gli imprenditori voteranno il gradimento al presidente e alla giunta, quel disagio verrà messo per iscritto. Perché, presidente Garrone?
«Perché la misura adesso è davvero colma, non è più possibile andare avanti così. La Confindustria doveva smagrirsi al centro per valorizzare maggiormente il territorio. Invece tutto il potere è stato trasferito a Roma».
Ma che colpe imputa al presidente D’ Amato?
«Il modo di gestire la Confindustria, l’ assenza di quelle regole democratiche che sono alla base della nostra vita associativa, il distacco con la base, il mancato adeguamento ai cambiamenti in atto nel sistema, la totale insoddisfazione su una riforma che doveva tenere conto dei cambiamenti di questo sistema, con una spinta sempre maggiore verso il federalismo e la devolution, e che invece langue da due anni, mentre avrebbe dovuto essere pronta in otto mesi. Vuole che continui?»
Vuole parlare dell’ articolo 18?
«Su quella vicenda D’ Amato non avrebbe potuto muoversi peggio. Ha insistito su una strategia di belligeranza che ha finito per indebolire noi e rafforzare il sindacato. Confindustria ha addirittura scavalcato il governo, una cosa inaccettabile. A questo punto stiamo davvero rischiando di andare allo sfascio».
D’ Amato venne eletto durante l’ ultima fase della sua presidenza dell’ associazione di Genova. Ci furono contatti fra di voi?
«Ero ormai in uscita e avevo deciso di tornare in azienda, non seguii molto le vicende. Gli occhi mi si aprirono a Capri, lo scorso anno, quando avvertii un disagio forte da parte di molti giovani ma anche di molti senior. E questa sensazione è andata via via crescendo in una vera e propria ribellione che non so sinceramente dove possa portare, visti i metodi a cui spesso si ricorre».
A cosa si riferisce?
«Ai peggiori sistemi della politica, con cui a mio avviso è stato eletto D’ Amato e che sono stati applicati anche per l’ elezione del nuovo vertice dei giovani industriali. La sera prima, il candidato individuato dal presidente uscente, mio figlio Edoardo, poteva contare su 28 voti di vantaggio sulla sua antagonista. Che cosa è successo nella notte visto che la mattina dopo il voto è stato ribaltato? Questi sono i metodi, signori».
Sta pensando di andarsene? Ed è convinto che anche altri potrebbero fare lo stesso? Sarebbe una cosa mai avvenuta prima.
«Che cosa vuole che sia un fatto mai avvenuto prima davanti a una Confindustria allo sfascio? Lei crede che sarebbe poi un guaio così grosso?».
Suo figlio ha usato parole dure nei confronti della gestione D’ Amato, quand’ era al vertice dei giovani. Ma lei è ancora più duro. Non ci sarà una questione personale?
«Siamo uomini liberi, che non possono essere usati da nessuno. Dobbiamo fare bene il nostro mestiere e, quando abbiamo incarichi associativi, dialogare con i governi e con gli enti, ma non con i partiti. Per questo siamo contro».