“Intervista” R.Dessì: «Ancora un anno così e molti chiuderanno bottega»

02/11/2004

              domenica 31 ottobre 2004

                intervista a Roberto Dessì
                segretario Ancd-Conad

                  «Ancora un anno così e molti chiuderanno bottega»

                  L’allarme dei dettaglianti Conad: «I consumi crollano e il governo non fa nulla»

                  MILANO «Un altro anno come il 2004 sarà drammatico per molte imprese commerciali. I costi da sostenere aumentano, i margini si riducono sempre di più, anche perchè per fronteggiare il calo dei consumi dobbiamo tutelare la clientela, e continuare con politiche di sconti e promozioni».

                    Le imprese commerciali sono sole ad affrontare la situazione e non ce la fanno più, è così?

                      «Se il governo non riesce a varare alcun provvedimento di sostegno, non è che noi possiamo andare avanti all’infinito, questo è chiaro. È una situazione che può durare finchè le imprese avranno riserve da mettere in campo. È almeno un anno pieno che andiamo avanti nello stesso modo, e per il momento il 2005 non si presenta migliore».

                        L’allarme lo lancia Roberto Dessì, segretario generale dell’Ancd, che è l’Associazione nazionale di cooperative di dettaglianti a insegna Conad, la seconda catena distributiva in Italia. Un allarme e un richiamo al governo, che scelga una strategia di politica economica e decida «provvedimenti di sostegno alle imprese da un lato, e al potere d’acquisto degli italiani dall’altro».

                          Secondo l’Istat l’inflazione è al 2%: le sembra attendibile?

                            «Voglio prenderlo per buono. Non credo che le rilevazioni siano immuni da errori, però sono anche i dati più credibili che abbiamo. E poi, che alcuni prezzi diminuiscano, in particolare per i beni di largo consumo, è un dato di fatto. Anche se tutta l’area delle tariffe non è altrettanto virtuosa. Ma il problema vero è un altro: anche prendendolo per buono, questo dato è positivo solo a metà».

                              Qual è la parte negativa?

                                «Il crollo dei consumi. Siamo passati da una fase di stagnazione ad una riduzione vera e propria. Non è una novità, peraltro, è almeno da un anno che i consumi vivono in forte tensione. E infatti è da un anno che facciamo operazioni consistenti di contenimento e taglio prezzi. Abbiamo condiviso anche il recente accordo con il governo per il blocco dei prezzi fino al 31 dicembre, ma ricordo che tutto il gruppo Conad l’aveva già deciso da tempo. Le politiche promozionali riguardano un numero sempre più considerevole di prodotti. I dati Nielsen registrano che nella media e grande distribuzione il 25% del venduto è sottoposto a politiche promozionali».

                                  Però l’altro giorno il ministro Siniscalco ha dichiarato che i consumi non sono affatto in frenata.

                                    «L’ho sentito, una dichiarazione stupefacente. Suppongo sia un auspicio per il futuro, magari significa che il governo sta finalmente approntando qualche provvedimento di sostegno. In Finanziaria non c’è assolutamente nulla, attendiamo il collegato».

                                      E che cosa vi aspettereste?

                                        «Quella di mettere mano alle aliquote Irpef non è la strada giusta. Il governo deve scegliere che cosa fare. E, se è vero che vuole appoggiare la domanda interna, allora dovrebbe operare con interventi di sostegno alle imprese, innanzitutto riducendo l’Irap, e con interventi a beneficio dei redditi medio-bassi. Provvedimenti, insomma, che aiutino sia il contenimento dei costi d’impresa, sia il recupero di potere d’acquisto degli italiani. Ad esempio, perchè non fa nulla per ridurre l’impatto degli aumenti del petrolio? Perchè non abbassa le accise sulla benzina?».

                                          Perchè così ha maggiori introiti.

                                            «D’accordo, ma allora almeno lo si dica chiaramente. La corsa del petrolio è un problema per tutti, noi trasportiamo quasi tutta la merce su gomma, i costi per noi non fanno che aumentare. Non si può andare avanti all’infinito. È in crisi anche tutta la produzione alimentare, non solo la distribuzione».

                                            Come si prospetta il 2005?

                                              «Segnali di ripresa non se ne vedono, quindi a meno di interventi del governo consistenti e credibili sarà un altro anno di sofferenza. Anche perchè l’incertezza e i timori per il futuro incidono moltissimo sui consumatori: da un lato esiste un problema reale di perdita del potere d’acquisto, soprattutto per i redditi medio-bassi, ma dall’altro è la fiducia che è debolissima, e che blocca la propensione al consumo».

                                                Quali sono i consumi più penalizzati?

                                                  «I beni voluttuari, chiaro. Ma ultimamente assistiamo ad una riduzione generale dello scontrino medio, e al rinvio di acquisti persino per i generi alimentari. La gente compra solo i prodotti promozionati, si trasferisce sui primi prezzi e penalizza le marche».

                                                la.ma.