“Intervista” R.Bonanni: più salario in cambio di un nostro sì alla flessibilità

04/05/2006
    4 maggio 2006 ANNO XLIV N.18

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        SINDACATO – PARLA IL NUOVO LEADER CISL
        2/5/2006

        Bonanni: pi� salario in cambio di un nostro s� alla flessibilit�

        di Roberto Seghetti

          L’accordo con la Cgil? �Si trover�. Le priorit�? �Una consultazione tra i lavoratori sulle scelte�. E quanto al contratto, occorre potenziare gli accordi locali per compensare la produttivit�.
          I dirigenti della Cisl, della Cgil, della Uil devono spiegare le proprie posizioni ai lavoratori e farli pronunciare. Dobbiamo tenere assemblee nei luoghi di lavoro e loro devono discutere e poter dire: questo va bene e questo no�.

          �Non ne pu� pi� dei distinguo tra Cgil, Cisl e Uil Raffaele Bonanni, 57 anni, abruzzese di Bomba, vicino a Chieti, nel sindacato da oltre 30 anni, appena diventato segretario generale Cisl dopo Savino Pezzotta.

            Dice a Panorama, nella prima intervista a tutto campo da numero uno: �Sono convinto che cos� si pu� sbloccare lo stallo�.

              Tra Cgil, Cisl e Uil ci sono punti in comune ma anche posizioni diverse. Come si pu� superare lo stallo?

                La nostra gente assiste attonita alla discussione tra i dirigenti. Non che in generale non sappia di che cosa parliamo. Ma nessuno ha aperto un confronto vero, sui fatti concreti. � ora di farlo: spieghiamo nei dettagli cosa pensiamo e facciamoli discutere, facciamo dire a loro: questo s� e questo no.

                Ma baster� per trovare una linea comune, per esempio sui contratti o sulla legge 30, la cosiddetta Biagi?

                  L’anno scorso abbiamo passato sei mesi inutili per censire le differenze tra Cgil, Cisl e Uil. Facevamo prima a dire che non eravamo d’accordo. E comunque questo modo di procedere consente a tutti di barricarsi dietro i propri conservatorismi. � molto comodo per i gruppi dirigenti. Solo che cos� non cambia nulla. E allora andiamo dai lavoratori.

                  Prevede un voto finale?

                    Prima di pensare a come va a finire, apriamo il confronto con i lavoratori e tra i lavoratori: � loro che noi rappresentiamo. Non so se alla fine c’� bisogno di un voto.

                    Passiamo ai contenuti. Giorgio Cremaschi, uno dei leader della sinistra Cgil, dice che la concertazione non deve tradursi in un nuovo patto sociale.

                      E che �, una bestemmia? Le cose in Italia non vanno bene. Non � questione di questo o quel governo. Mentre nel mondo � avvenuto uno straordinario cambiamento, nell’ultimo decennio l’Italia si � limitata alla manutenzione ordinaria. Non credo che basti. Se non si crea ricchezza, ci rimettono i pi� deboli: lavoratori e pensionati. Se si crea ricchezza, ci sono risorse da redistribuire. Ecco perch� noi dobbiamo essere, giocoforza, disponibili al confronto. Anzi, dobbiamo essere noi a provocare il confronto con governo e imprenditori.

                      Spera nel governo di centrosinistra?

                        Voglio essere chiaro: su alcuni grandi temi devono convergere il governo, facendo il governo, e l’opposizione, facendo l’opposizione. I tedeschi hanno scelto la grande coalizione. E hanno fatto bene: la locomotiva tedesca ha ripreso a correre. Noi italiani non possiamo seguire la stessa strada, per� sui temi pi� importanti ci vuole un’assunzione di responsabilit� di tutti. Facciamolo a modo nostro, con la concertazione, ma facciamolo.

                        Il sindacato cosa mette in campo?

                          Il governo ci deve mettere soldi, attraverso risorse dirette, incentivi fiscali, ammortizzatori sociali e previdenza integrativa. Gli imprenditori devono smettere di chiedere soltanto, di lamentarsi. Qualcosa la devono mettere sul piatto. E pure il sindacato deve dare e ricevere. Nessuno pu� fare solo il maestrino.

                          Appunto, cosa offre il sindacato?

                            Dobbiamo smettere di dire che non vogliamo la flessibilit� e poi concederla lo stesso. Diamo la nostra disponibilit� a un migliore utilizzo delle risorse umane e degli impianti. Facciamo uno scambio.

                            Con quali sbocchi?

                              Un meccanismo migliore di redistribuzione del reddito.

                              Traduca la formula in cose concrete.

                                Pi� flessibilit� in campo, ma anche pi� salario e pi� tutele.

                                Il tema delle tutele richiama la legge Biagi. Va abolita, come dice la Cgil, o solo modificata, come dice la Cisl?

                                  La Biagi, come prima il pacchetto Treu, non funziona perch� non ci sono le tutele. Parlo di previdenza, di maternit�, di formazione uguali per chi sta dentro e per chi sta fuori dai posti di lavoro. Parlo di riforma degli ammortizzatori sociali. In Italia i lavoratori flessibili, che dovrebbero essere pagati di pi�, sono pagati di meno. E i dipendenti che hanno il posto fisso, che sono pi� tranquilli, vengono pagati di pi�. � il mondo alla rovescia. Chi � flessibile deve essere pagato di pi� e avere maggiori garanzie.

                                  Ma si trova un accordo con la Cgil?

                                    Credo di s�, purch� la smettano di affrontare questa vicenda in modo ideologico: quanti contratti di assunzione sono stati fatti con le nuove figure, parlo di job sharing e quant’altro? Qualche decina in tutta Italia. E allora riconosciamolo: correggiamo o abroghiamo la Biagi, ma la situazione non cambia. Sono le tutele e il salario che cambiano le condizioni. E la riforma degli ammortizzatori sociali.

                                    Sono cose che costano…

                                      Certo che costano. E anche per questo penso che andare a cincischiare sulla Biagi sia fuorviante.

                                      Ma dove si trovano i soldi?

                                        Mica facile. Tutti vogliono andare d’accordo con gli artigiani, i commercianti, con la cooperazione, la cosiddetta imprenditoria democratica. Ma qui bisogna decidere di fargli pagare qualcosa in pi�. Finch� quelli non pagano qualche euro in pi� i soldi per fare la riforma delle tutele non si trovano.

                                        Prodi ha promesso 5 punti in meno di cuneo fiscale per spingere la competitivit�.

                                          Anche qui sar� chiaro: o ne promette altrettanti per i lavoratori o facciamo 50 e 50 con le imprese.

                                          Ma servono per rilanciare la produzione, gli investimenti nell’alta qualit�.

                                            E allora? Nessuno pu� pensare che si faccia l’hi-tech con gente demotivata e mal pagata, senza ammortizzatori, senza niente. Questa � follia.

                                            Parliamo di contrattazione. La Cisl vorrebbe potenziare i contratti a livello locale e aziendale.

                                              Distretto, territorio, azienda. Come fai a distribuire a Nuoro la ricchezza che proviene da un aumento della produttivit� a Milano? Dove si crea la ricchezza la si distribuisce. E vale anche per la formazione. I bisogni formativi dei lavoratori li stabilisci nel luogo dove si creano. Sul territorio, nell’azienda in cui servono. E non pu� decidere il ministro Moratti, a Roma, come vanno compensati. Bisogna discuterne sul luogo. Lo stesso vale per gli orari, perfino per le flessibilit�.

                                              E il contratto nazionale che fine fa?

                                                Il contratto nazionale deve fissare un minimo di paga uguale per tutti da Sondrio a Siracusa. A livello locale redistribuisci la ricchezza e la produttivit�. A livello nazionale fissi norme quadro, qualifiche. E a livello locale decidi come le gestisci.