“Intervista” R.Bonanni: «Non c´è più tempo per mediare»

26/11/2007
    lunedì 26 novembre 2007

    Pagina 6 – Economia

      L’Intervista – Raffaele Bonanni, Cisl: Parlamento sovrano, ma tenga conto della società

        "Non c´è più tempo per mediare
        quel protocollo non si tocca"

          Chi ha perso il referendum
          ora cerca la rivincita,
          ma i sindacati non sono
          subalterni ai partiti

            ROBERTO MANIA

            ROMA – «Non si può essere dorotei al punto tale da sostenere una cosa e il suo contrario pur di stare a galla. Il governo dovrebbe dire solo questo: l´accordo è già stato fatto. Punto». Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, non ce l´ha con il Parlamento che ha modificato alcune parti del protocollo sul welfare. Ce l´ha con l´esecutivo, con il presidente Prodi e con alcuni suoi ministri che «si affannano inutilmente» a sostenere che i cambiamenti sono compatibili con lo spirito dell´intesa firmata con le parti sociali.

            Tuttavia il governo ha intenzione di convocarvi proprio per scrivere un "terzo testo". Quando andrete a Palazzo Chigi?

              «Non siamo stati convocati e non capisco a cosa possa servire un incontro».

              A trovare l´intesa sulle modifiche.

                «Guardi, il Parlamento può fare ciò che vuole, io non discuto. Rispetto le sue decisioni anche se posso non condividerle. Ma gli accordi sono il risultato di un compromesso, un equilibrio tra diversi interessi. Una volta trovato non si tocca. E poi su quel testo si sono espressi milioni di lavoratori. Non si può pensare che chi è andato in minoranza in quella consultazione ora trovi soddisfazione con le modifiche. Il tempo della mediazione è scaduto. Ma dico di più: la Cisl ha sempre ritenuto eccessivo lo stanziamento per il superamento dello scalone. Molti di quei dieci miliardi avremmo preferito destinarli alle politiche a favore delle persone inabili. Però abbiamo lasciato correre sapendo di dovere fare una mediazione. Perché allora non riaprire questa partita?».

                Non penserà che il Parlamento debba agire come un notaio e limitarsi a tradurre in legge gli accordi sociali?

                  «Non lo penso affatto. Il Parlamento è sovrano anche se lo inviterei a tener conto di ciò che accade nella società. Il problema riguarda il governo che non riesce a mantenere la parola data».

                  Però lei ha parlato di un Parlamento "irresponsabile e squalificato". Perché?

                    «Ho detto che se continua così si squalifica da solo, andando in direzione opposta alla società. E lo confermo. Pensi ai contratti a termine. C´è un accordo firmato da tutte, dico tutte, le parti sociali. Cioè da coloro che poi dovranno applicare quell´intesa. Che fa il Parlamento? Stravolge il testo contro l´opinione di tutti».

                    Non state sollevando un polverone visto che il disegno di legge è formato da 32 articoli, la maggioranza dei quali è passata indenne dal voto della Commissione?

                      «Sono contento che sia andata così, ma non capisco le forzature che sono state fatte. L´anomalia sta nel fatto che ci sono forze nella maggioranza che non riconoscono l´autonomia dei soggetti sociali e quindi il ruolo della concertazione. Secondo la loro cultura i sindacati dovrebbero essere subalterni alla politica cui spetterebbe il primato e anche la rappresentanza dei lavoratori. Io sono agli antipodi di questa posizione e mi domando perché non si fanno sentire coloro che nel governo non la pensano come Rifondazione comunista».

                      Vorrebbe sentire più forte la voce dei riformisti del Partito democratico?

                        «Vorrei che il governo uscisse da questi contorcimenti, da questo pasticcio. Il governo non deve dire che "nella sostanza" il protocollo non cambia. Deve dire, per rispetto per sé e per il ruolo delle parti sociali, che il testo dell´accordo non si tocca più. È qui che si vedrà se siamo in una fase di rinnovamento della politica o nel vecchiume visto e rivisto tante volte».