“Intervista” R.Bonanni: «Giudizi sommari»

22/06/2007
    venerdì 22 giugno 2007

    Pagina 6 – Primo Piano

      Intervista
      Raffaele Bonanni

        “Giudizi sommari
        Potremmo farli anche
        per la sua categoria”

          «ALESSANDRO BARBERA

          Mi spiace che Montezemolo faccia questi discorsi, io non lo farei mai nei confronti della sua categoria. E come lui sa si potrebbero fare…».

          Raffaele Bonanni sta salendo sull’aereo che lo porterà a Verona. Da domani a Levico, vicino Trento, lo attende la festa del suo sindacato, la Cisl. Tre giorni di dibattito al quale parteciperanno anche Enrico Letta e il direttore generale di Viale dell’Astronomia Maurizio Beretta.

          Bonanni è reduce dall’ennesimo vertice con il governo sulla riforma delle pensioni e del welfare. E’ il più trattativista dei tre leader sindacali. In questi giorni è il più deciso a sostenere l’importanza di trovare l’accordo per addolcire il cosiddetto «scalone» previdenziale. Quindi non manda giù i giudizi rimbalzati da Reggio Emilia dal numero uno di Confindustria nel pieno della trattativa: «Se pensa di essere così popolare tra i lavoratori, come va dicendo, si candidi alle Rsu della Ferrari». Bonanni invece si inalbera alla domanda se il no al governo sulle regole che avrebbero dovuto introdurre più meritocrazia nel pubblico impiego siano state un favore a chi non ha voglia di lavorare. Dice che l’attacco dimostra semmai come Montezemolo «non ha nessuna intenzione di rafforzare le relazioni industriali».

          Bonanni, lei sostiene che non farebbe «mai» un discorso dello stesso tenore nei confronti degli imprenditori? Anche lei ha spesso parole dure nei confronti dell’impresa italiana.

            «Non voglio dare giudizi dello stesso tenore nel rispetto dei tanti imprenditori che svolgono il loro lavoro con puntualità e responsabilità».

            Perché secondo lei Montezemolo vi attacca? Credo che dietro ci siano motivi tattici o politici?

              «Io capisco solo che non ha nessuna intenzione di rafforzare le relazioni industriali con noi. Eppure questa è l’unica strada per le parti sociali, compresa Confindustria, per trovare accordi validi per tutti. Un modo per dimostrare anche autonomia e responsabilità».

              I giudizi di Montezemolo le sembrano dunque eccessivi.

                «Se con battute di queste tenore pensa di essere popolare tra i lavoratori, come va dicendo, gli consiglio di candidarsi alle Rsu della Ferrari».

                Recentemente però si è scritto che siete riusciti ad ottenere dall’accordo sul pubblico impiego lo stralcio di molte delle norme che avrebbero dovuto rafforzare la meritocrazia nel pubblico impiego. Non crede che con questi segnali si confermi l’idea secondo cui voi difendete anche le ragioni di chi non ha voglia di fare nulla ovvero – come dice già il giuslavorista ed ex esponente Cgil Pietro Ichino – dei cosiddetti fannulloni?

                  «Non accetterò mai l’idea di dover dividere il mondo in categorie sante e reprobe. E’ un qualunquismo davvero inaccettabile. Chi fa di tutt’un erba un fascio non rispetta le persone e non svolge fino in fondo la funzione che si conviene a chi come noi ha queste responsabilità».