“Intervista” R.Bonanni: «Certa sinistra è omertosa»

12/07/2007
    giovedì 12 luglio 2007

    Pagina 4 – Economia

      L´Intervista

        No del leader Cisl al patto Veltroni: proposta vaga , va di moda dire che c´è uno scontro generazionale giovani-anziani

          Bonanni: "Certa sinistra è omertosa
          così ogni ostacolo sembra insuperabile"

            ROMA – «Comincio a stancarmi di questo modismo»: Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, conia un neologismo per dire che all´Italia non serve un nuovo Patto tra generazioni, per sanare un presunto conflitto tra giovani e anziani. I contorni di quel Patto lanciato da Walter Veltroni con una lettera a Repubblica non convincono il leader cislino. Lo spiega con la sua abituale ruvidezza mentre si prepara ad andare ad una manifestazione dei giovani cislini sotto la sede dell´Ulivo a Piazza Santi Apostoli. «Piuttosto – dice – ci vuole un Patto per la crescita».

            Perché non accoglie l´appello di Veltroni?

              «Perché non è questo il punto. Io non credo che si sia rotto un Patto generazionale nel nostro paese. Penso che si sia verificato un vorticoso cambiamento e che, dunque, sia necessaria un´attenta manutenzione di quel Patto. Ci sono molti meno giovani e molti, molti più anziani. Ci sono nuovi immigrati che arricchiscono il nostro paese. Ma non credo se ne debba fare un dramma perché l´anziano di oggi non è quello di 20, 30 o 40 anni fa».

              Non c´è uno scontro tra generazioni? Non crede che i padri siano più tutelati dei figli?

                «C´è uno squilibrio dovuto ai processi che le ho detto. Bisogna modificare la cognizione dell´anziano, ma questo non è di per sé negativo. Il problema è come fare la manutenzione del patto. Lasciamo perdere poi i provocatori senza arte né parte, con una rappresentanza solo virtuale. Quelli, che dai partiti contestano i sindacati scordandosi che lo scalone è stato inventato dai loro partiti, non da noi. Davvero non posso accettare rimbrotti da chi non si è occupato mai di giovani. Noi non faremo l´errore di contrapporre giovani a anziani».

                È un errore che ha commesso anche Veltroni?

                  «C´è questo rischio per la vaghezza della proposta. Perché va di moda – ecco il modismo – sostenere che siamo allo sfacelo, che tutte le risorse se le mangiano i pensionati. Ma le sembra possibile sostenerlo con l´80% dei pensionati che non prende più di mille euro al mese e il 60% non va oltre 700 euro?».

                  Resta il fatto che la previdenza drena il 15 per cento del Pil.

                    «Già, ma c´è anche un monumento enorme al suo interno che si chiama assistenza».

                    Qual è il Patto che lei sottoscriverebbe?

                      «Ci vuole un Patto per la crescita. Le imprese devono essere più produttive e i lavoratori lavorare di più, meglio, partecipando alle scelte delle aziende e guadagnare di più. E ancora: va premiato il merito e vanno combattute tutte le nuove nicchie monopoliste. Abbiamo tutti bisogno di nuove infrastrutture: non se ne può più di questo ambientalismo d´accatto che ci butta fuori dall´Europa. Questo è il vero Patto che ci vuole».

                      Ha apprezzato almeno il passaggio della lettera in cui Veltroni riconosce il ruolo dei sindacati in alcuni momenti importanti: dalla lotta al terrorismo all´ingresso in Europa?

                        «Lui fa bene ad essere ecumenico. Però anche in questa fase politica io ritrovo gli stessi atteggiamenti omertosi di una parte della sinistra alla quale appartiene anche Veltroni. Su questo deve cercare di fare chiarezza fino in fondo».

                        Cominci lei. A cosa si riferisce?

                          «Scusi dov´era il Pci nell´84 sulla scala mobile? Oppure nel �92 con l┤accordo Amato? Non voglio essere superbo, ma la Cisl era dall┤altra parte. E guardi che ancora oggi sono quelle le motivazioni che ci impediscono di superare un ostacolo ordinario come quello dello scalone╗.

                          (r. ma.)