“Intervista” Provaci ancora, Savino

30/06/2005
    Famiglia Cristiana OnLine

    n. 27 del 3 luglio 2005

    SINDACATO
    INTERVISTA A PEZZOTTA ALLA VIGILIA DEL CONGRESSO DELLA CISL

    PROVACI ANCORA, SAVINO

    Mentre attende la nuova rielezione a segretario, il leader presenta la sua ricetta per uscire dalla crisi. E sul Governo dice: «Ha tradito troppe volte. Ma non abbiamo pregiudizi».

      Chi ha buona memoria ricorderà il documento della Cgil inviato, l’autunno scorso, a Romano Prodi per sollecitarlo a un programma di governo che smantelli tutte le riforme del Centrodestra: pensioni, scuola, mercato del lavoro, immigrazione, giustizia e così via. Era una traccia operativa che Epifani e soci suggerivano al Centrosinistra in caso di vittoria alle elezioni del 2006, con una politica economica di nuovo centrata sull’intervento pubblico nel sistema produttivo e una patrimoniale sulle ricchezze finanziarie.

      Partiamo da quell’episodio accaduto mesi fa e che ha visto all’opera la Cgil (in ostentata sintonia con il Professore anche nel recente incontro di Serravalle Pistoiese) per meglio mettere a fuoco il presente sindacale del nostro Paese e, in particolare, gli stati d’animo di Savino Pezzotta alla vigilia del XV congresso nazionale della Cisl, che si terrà a Roma dal 5 all’8 luglio prossimi.

      «Lei avrebbe mai inviato un documento come quello della Cgil a Prodi?», stuzzichiamo il burbero Savino.

      «La Cisl non è interessata a suggerire programmi elettorali a chicchessia», risponde di pessimo umore.

      Cerchiamo di aggirare l’ostacolo, fingendoci meno provocatori e più interessati al corretto rapporto tra sindacato e politica. «Come dovrebbe essere?», osiamo. Dal tono della risposta si capisce che abbiamo chiesto l’ovvio. «Il sindacato elabora le sue proposte attraverso i congressi e le confronta dialetticamente con tutti i soggetti istituzionali, forze politiche comprese». Tanto vale andare giù piatti.

      · L’ombra del "governo amico" aleggia sempre sulle azioni sindacali: per esempio, c’è stata bassa conflittualità ai tempi del Centrosinistra e scioperi generali ripetuti contro Berlusconi…

      «La Cisl ha dimostrato concretamente assenza di pregiudizi verso il Centrodestra, non rifiutando il confronto e neppure accordi importanti come il "Patto per l’Italia". Ma se il Governo non onora gli impegni, che cosa può fare il sindacato? Mobilitarsi, scioperare».

      · Lei è deluso dal Centrodestra…

      «Ha tradito troppe volte gli accordi».

      · E del Centrosinistra che dice?

      «Se andrà al governo verrà giudicato dalla Cisl con identico metro e stessa mancanza di pregiudizi usati nei confronti di Berlusconi. È questa l’autonomia scomoda della Cisl, un sindacato che non ha governi amici, che non è schierato se non sugli interessi delle persone che rappresenta. Non lavoriamo per portare consenso ai partiti, ma li costringiamo a rispondere alle nostre sollecitazioni».

      · Con la globalizzazione dell’economia e del lavoro stanno saltando tutte le vecchie regole. Il sindacato è capace di marciare al passo con i tempi nuovi?

      «Credo sia in grado di affrontare le sfide, purché consapevole della complessità del presente, così diversa da quella degli anni appena passati. Occorre che il sindacato sia pragmatico, partecipativo e ispirato dai valori forti dell’uguaglianza e della solidarietà, senza i quali non si può affrontare il futuro».

      · Stagnazione, bassa crescita, fuga dai consumi, innovazione insufficiente. Il sindacato non ha nessuna corresponsabilità nel cosiddetto declino?

      «È emergenza, non declino: perché il Paese ha ancora potenzialità da mettere in campo. Nostre colpe? Forse ne abbiamo, come tutti quelli che camminano sulla Terra, ma sicuramente meno di altri. Non lo dico per partigianeria, ma per rispetto della verità e del nostro agire. Quando c’è stato da fare sacrifici, il sindacato li ha chiesti e i lavoratori non si sono tirati indietro. Certo vogliamo essere coinvolti, sentirci parte attiva e non soggetti di semplice consultazione. Se ci chiamano, ci ascoltano e poi fanno quello che vogliono, allora non ci stiamo».

      · Che cosa intende fare per tutelare stipendi e pensioni?

      «Ripristinare una politica dei redditi basata sulla concertazione e rivedere il modello contrattuale per adeguarlo all’organizzazione attuale del lavoro. Un modello che tuteli il potere d’acquisto a livello nazionale e sia in grado, localmente, di stimolare le imprese con il legame tra contrattazione e obiettivi d’azienda».

      · Di qui alla prossima primavera saranno mesi di ininterrotta campagna elettorale. I sindacati riusciranno a restarne fuori?

      «La Cisl sicuramente sì. Fare i sostenitori di uno schieramento o dell’altro non è nel nostro Dna».

      · Dov’è finita la vecchia e decantata unità sindacale?

      «Parlarne in termini antichi e tradizionali non è più possibile, il che non esclude obiettivi e percorsi comuni. Le diversità sono l’anima del pluralismo e il pluralismo rappresenta non un limite, ma semmai un valore aggiunto, da spendere – e questo è il vero problema – o in maniera antagonista o con finalità cooperative. Io propendo per un pluralismo convergente».

      · Che cosa fa, rispolvera le convergenze parallele di Aldo Moro?

      «Ma no, sono solo decisamente a favore di quel pluralismo sindacale che tende ad avere punti di contatto tra le diverse sigle».

        Silvano Guidi