“Intervista” Presidente Inpdap: nel 2012 i conti a rischio

24/10/2002

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
252, pag. 3 del 24/10/2002
di Alessandra Ricciardi


Inpdap: nel 2012 i conti a rischio

L’Inpdap rischia il tracollo sotto il peso dei tagli della Finanziaria 2003. L’istituto di previdenza dei dipendenti pubblici, che opera per oltre 3,5 milioni di lavoratori, potrebbe non riuscire più a pagare le pensioni tra dieci anni, se dovessero essere applicate tutte le misure della manovra finanziaria, relative al blocco delle assunzioni nella p.a., alla riduzione degli organici e all’esternalizzazione di molte attività pubbliche. L’allarme è del presidente dell’Inpdap, Rocco Familiari, che oggi presiederà a Roma il 12° congresso dell’Eapspi, l’associazione degli enti previdenziali pubblici dell’Unione europea.

´Attualmente l’ente gode di una discreta salute, con un rapporto di circa due contribuenti per ogni pensionato. Se però continuerà la politica dei tagli e delle privatizzazioni nella pubblica amministrazione, come emerge dalla Finanziaria, abbiamo stimato che tra dieci anni il rapporto sarà di uno a uno, inconcepibile con una gestione serena della previdenza pubblica’, dice a ItaliaOggi Familiari. ´Se la tendenza è quella di privatizzare, è allora necessario estendere la platea dei contribuenti’.

Domanda. State pensando a una fusione con l’Inps?

Risposta. Il problema non è così banale. Si tratta di unificare la riscossione dei contributi e di creare un sistema più armonico.

D. Non crede che l’Inpdap possa trarre vantaggi dalla riforma previdenziale, di cui si sta discutendo in questi giorni anche a livello europeo?

R. C’è un problema comune, che è l’innalzamento dell’età della popolazione, che fa spostare inevitabilmente in avanti l’età pensionabile. noi siamo, comunque, uno dei pochi paesi che ha già fatto tre riforme previdenziali, a differenza di Francia e Germania. Gli interventi correttivi vanno pensati in chiave europea e non devono essere motivati da esigenza di mero risparmio della spesa. Non è questa la chiave di lettura corretta.

D. In Italia si critica soprattutto l’eccessivo ricorso alle pensioni di anzianità, che non esistono in altri paesi.

R. È un luogo comune falso. Quelli che da noi sono i trattamenti di anzianità esistono in tutti i paesi Ue, anche se con nomi diversi e rappresentano l’estrema ratio per dare un paracadute economico in assenza di altri ammortizzatori e di un mercato del lavoro più effervescente.

D. Il governo punta non solo sull’innalzamento dell’età pensionabile, ma anche sulla previdenza complementare per controbilanciare pensioni obbligatorie in futuro più basse.

R. Le pensioni complementari saranno un sostegno valido solo per chi potrà fare versamenti sostanziosi e continuativi. Piuttosto andrebbe rivisto il divieto di cumulo.

D. Uno degli impegni del governo era proprio quello di eliminare il divieto di cumulo tra redditi da pensione e da lavoro.

R. È stato solo parzialmente mantenuto con la Finanziaria. In realtà il divieto non ha prodotto un solo posto di lavoro per i giovani, se questo era l’obiettivo. Ha solo procurato svantaggi a chi poteva e può ancora lavorare e continuare a dare contributi al fisco.