“Intervista” Poletti: Legacoop non applicherà la deroga all’articolo 18

12/07/2002

 Intervista a: Giuliano Poletti
       
 



Intervista
a cura di

Gildo Campesato
 

11.07.2002
Legacoop non applicherà la deroga all’articolo 18


ROMA
«Un sì a Berlusconi ed una presa di distanza dalla sinistra? Assolutamente no. La direzione nazionale di Legacoop ha valutato il merito del documento presentato dal governo alle parti sociali. La nostra missione è rappresentare l’interesse delle cooperative e dei soci. Abbiamo giudicato che in quel documento ci fossero obiettivi che valeva la pena di sottoscrivere». Così Giuliano Poletti, presidente di Legacooop Emilia Romagna ed uno dei quattro vicepresidenti nazionali, spiega la firma sotto il patto per il lavoro.
Per il momento sono obiettivi solo teorici.

«C’è un impegno preciso del governo a rispettarli e a mettere a disposizione le risorse necessarie. Su questo lo giudicheremo. I piani di intervento per il Sud, i progetti d’area, le intese di programma, il potenziamento dei fondi di garanzia per il credito alle piccole e medie imprese: sono tutti obiettivi che non possiamo che condividere».

Ma c’è anche l’art 18.

«Secondo noi è stato sbagliato voler intervenire su questo tema. Ha significato provocare una acuta tensione sociale dannosa per tutti: i lavoratori, le imprese, l’economia. Ma nel patto non c’è solo l’art. 18. Vigileremo perché gli impegni di sviluppo vengano rispettati».

Intanto, però, avete anche firmato per l’art. 18.

«Non per applicarlo. Tant’è vero che abbiamo invitato le cooperative aderenti a Legacoop a non utilizzare le modifiche all’art.18 che saranno introdotte per consentire la sperimentazione prevista dal patto».

E le aziende aderiranno?

«Penso proprio di sì. Una serie importante di cooperative ha già assunto autonomamente la decisione di rispettare l’art. 18 cosi come è oggi, indipendentemente dalla modifiche che verranno introdotte. Penso che si orienteranno in questa maniera anche le imprese che sinora non si sono espresse».

Rinunciate a creare nuova occupazione?

«Non vedo il legame: è largamente improbabile che le modifiche creino nuova occupazione. Lo sviluppo delle imprese è legato ad innovazione tecnologica, relazione con mercati, accesso al credito: non sono i diritti dei lavoratori a bloccare la crescita delle aziende».

Resta il fatto che dopo gli scioperi nelle cooperative emiliane, c’è un nuovo strappo tra Legacoop e Cgil.

«Intanto, non mi sembra che il termine strappo corrisponda ai nostri comportamenti. La Cgil è un sindacato che tutela gli interessi dei lavoratori e compie le proprie scelte nella sua autonomia e noi le rispettiamo. Pensiamo, però, di avere diritto allo stesso tipo di trattamento e dunque di poter valutare autonomamente come svolgere la nostra funzione di associazione di imprese cooperative. Abbiamo l’esigenza di essere aziende eccellenti nel mercato, ma anche socialmente “capaci”. Il nostro sistema di valori è un elemento di forza ma anche un vincolo su come stare sul mercato. Quando facciamo una scelta non la facciamo certo dicendo: se faccciamo così saremo più vicini a questo partito o a quel sindacato. Siamo un’organizzazione imprenditoriale».

Adesso, però, sembrate più vicini al governo.

«Non è così. Abbiamo sottoscritto gli obiettivi: non è né un voto né una cambiale a favore del governo. La nostra bussola sono gli interessi delle nostre imprese ed il nostro sistema di valori. È sulla base di questi principi che decidiamo l’atteggiamento verso il governo: se compie atti che consideriamo dannosi o inaccettabili lo denunciamo, se ci sono atti che mostrano attenzione verso gli interessi che rappresentiamo, perché non dovremmo prenderne atto favorevolmente?»