“Intervista” Poletti: Ai precari si può dare di più

13/11/2007
    15 novembre 2007 – ANNO XLV N.46

    Pagina 156 – Economia/Il lato oscuro delle Coop

      INTERVISTAGiuliano Poletti, presidente della Lega:
      «Qui i lavoratori sono trattati meglio,anche se…».

        Ai precari si può
        dare di più

          Quando si hanno 50 mila dipendenti è più che ragionevole che possano
          esserci delle insoddisfazioni. Ma non credo che le condizioni di lavoro nelle Coop siano peggiori rispetto a quelle di tutti i nostri concorrenti».
          Questa è la tesi difensiva di Giuliano Poletti, presidente della Lega delle cooperative, l’organizzazione alla quale fanno capo 17 mila imprese in
          Italia, tra le quali quelle di consumo.

          Eppure,presidente,a parlare con dipendenti e sindacalisti
          l’impressione che se ne ricava è diversa.

          Il nostro contratto di distribuzione cooperativa è migliore di quello che hanno in altre aziende. Detto questo, aggiungo che sul fronte della soddisfazione dei dipendenti noi dobbiamo fare ancora molto.

          Siete migliori dei vostri concorrenti?

          Tutti hanno come obiettivo l’efficienza, perciò è chiaro che alcune modalità organizzative si assomigliano. Noi, però, dobbiamo andare oltre e cito solo due iniziative che abbiamo preso a esempio alla Coop Adriatica: i cassieri possono autogestirsi i turni e le dipendenti che aspettano un bambino possono godere di aspettative più lunghe rispetto
          a quelle obbligatorie.

          Nelle coop di consumo i soci non sono i dipendenti ma i clienti.Che cosa comporta questo nell ’organizzazione del lavoro?

          Che il nostro primo obiettivo è dare un servizio eccellente ai nostri clienti. Ovvio che questo non giustifica metodi di lavoro meno che buoni.

          Ma per essere concorrenziali non bastano gli sgravi fiscali di cui godono le cooperative?

          No, perché gli sgravi incidono solo sugli utili, se ci sono. Perciò dal punto di vista della competitività non cambia nulla.

          Come mai la sinistra vuole mettere un freno al precariato e invece voi lo usate a piene mani?

          Io penso che i contratti a tempo devono avere una loro ragionevole limitazione e che non possono essere replicati all’infinito, tanto è vero che da noi i contratti a tempo trovano spessissimo una loro stabilizzazione. Poi ritengo che i precari debbano essere pagati più di chi ha un contratto a tempo indeterminato.

          Perché non iniziate voi a pagarli di più?

          Perché finirebbe che dovremmo aumentare il prezzo del latte di 10 centesimi. Bisogna che sia una regola che vincoli tutti. E, infine, penso che l’attuale carriera di un lavoratore sia organizzata in modo sbagliato: una persona raggiunge il suo massimo reddito il giorno prima di andare in pensione, mentre invece ne avrebbe bisogno da giovane. Bisogna trovare il modo, anche utilizzando la leva fiscale, di trasferire i soldi dalle persone che stanno per andare in pensione a chi deve costruirsi una vita. (M.C.)