“Intervista” Podda: sciopero statali contro la finanziaria

25/10/2007
    giovedì 25 ottobre 2007

      Pagina 10 – capitale&lavoro

        Statali in sciopero contro la finanziaria

          Intervista a Carlo Podda (Fp Cgil) sulla mobilitazione di domani, ma anche sui "nuovi equilibri" Cgil. Tra le posizioni del congresso e l’accordo siglato sul Welfare e pensioni

          Antonio Sciotto

          I lavoratori del pubblico impiego tornano a scioperare, domani, per il contratto, i precari e il riordino delle amministrazioni. Con la nuova finanziaria, il governo ha disatteso tutte le aspettative, peggiorando alcuni aspetti dell’ultima manovra. Non ci sono abbastanza risorse per i contratti, la gran parte dei precari non verrà assunta, i cosiddetti «risparmi» si realizzeranno senza intaccare le ricche consulenze e privatizzando importanti pezzi di welfare, a partire dagli asili nido. «Quello che ci colpisce di più – spiega il segretario generale Fp Cgil, Carlo Podda – è che anche la sinistra non stia battendo ciglio su questa controriforma». Ma con Podda, inevitabilmente, abbiamo parlato anche di quello che succede dentro la Cgil: le divisioni con la Fiom e Lavoro società, il protocollo welfare, il Congresso e i nuovi equilibri interni.

          Vediamo innanzitutto i motivi dello sciopero.

          Siamo scontenti della finanziaria, per vari motivi. 1) I risparmi non vengono realizzati tagliando le ricche consulenze, né rivedendo le norme sugli appalti o rendendo obbligatorie le «centrali di acquisto», che razionalizzerebbero le spese. Al contrario, si permettono esternalizzazioni e privatizzazioni di pezzi di welfare, come gli asili nido; il ministero dell’Economia si è auto-esonerato dalla riduzione dei dirigenti e si è auto-concesso di fare metà delle assunzioni con contratto privato. 2) Per i precari si sono rimangiati gli impegni dell’anno scorso: allora si stabilì che sarebbero stati assunti tutti i tempi determinati che avevano maturato 3 anni, e che i cococò si sarebbero trasformati a termine per poi essere stabilizzati. Oggi si dice invece che saranno assunti solo i tempi determinati che hanno maturato 3 anni al 30 settembre 2007, e tutti gli altri restano per strada; si vieta l’assunzione degli Lsu; si permette di fare nuovi contratti iper-precari, a termine per massimo 3 mesi. Penso alle donne in gravidanza: così saranno le prime a perdere il lavoro. 3) Contratti: per i prossimi 2 anni hanno solo le risorse per la vacanza contrattuale, per enti locali e sanità non abbiamo neppure l’ultimo biennio.

          Ma non volevano farvi firmare addirittura il triennio?

          Sì, ma così non si copre neppure il biennio. Penso che a questo sciopero ne dovranno seguire altri, e io anzi ne organizzerei uno per tutti i lavoratori oggi con il contratto scaduto, ben il 70% dei dipendenti. Quello che mi delude di più è che la sinistra non ci sta sostenendo, sono pronti a votare la finanziaria così com’è.

          All’ultimo Congresso, la Cgil ha chiesto la cancellazione della legge 30, un contratto «economicamente dipendente» che unifichi tutto il lavoro, la difesa della centralità del contratto nazionale. Perché oggi firmate un protocollo che fa tutto l’opposto?

          I nostri obiettivi restano sempre quelli, e questo non è l’ultimo accordo che sigleremo sul tema. E’ chiaro che resta prioritario riscrivere le leggi sul lavoro, ritengo per tutta la Cgil. Ma oggi otteniamo dei miglioramenti, confermati da un referendum: lo scalone si è trasformato in scalini; i contratti a termine hanno un limite; c’è la totalizzazione dei contributi e i giovani come pensione avranno almeno il 60% dello stipendio. Certo, su scalone e contratti a termine anche a me sarebbe piaciuto ottenere di più, ma nulla ci impedisce di continuare nelle nostre battaglie.

          Ma se Bonanni e Angeletti il 20 ottobre erano all’iniziativa in difesa della legge 30: la nuova unità sindacale non nega alla radice le posizioni espresse al Congresso Cgil?

          Io credo di no: vorrei solo ricordare che fino a qualche mese fa molti non si sarebbero aspettati che si sarebbe fatto un referendum sul protocollo; sui contratti a termine siamo stati compatti; e Bonanni è stato il primo sindacalista a dire no al Contratto unico proposto da Treu-Boeri, sul modello del Cpe francese. Certo, dobbiamo guadagnarci con pazienza i temi in cui crediamo.

          Ma cosa succede all’interno della Cgil? Si è montato un processo contro la Fiom e Lavoro società, le componenti che più si sono battute per interpretare i contenuti del Congresso. Si è creato un nuovo equilibrio inedito: i «mussiani» alleati con gli aderenti al Pd che processano chi chiede una modifica delle leggi sul lavoro, fino a poco tempo fa battaglia di tutta la confederazione.

          Non c’è nessun processo, né si può accettare una visione così politicista, che riduce la Cgil ai partiti. Di certo si è creato un problema politico ed è giusto che oggi si vada alla verifica. La Fiom ha scelto una posizione isolazionista: creare un solco tra sé e la Cgil non aiuta. Ricordo bene il Congresso: quelle tesi avanzate erano il punto di incontro tra tutti noi, e adesso dividerci non aiuta. Se è giusto manifestare sempre le proprie perplessità, credo però che devi arrivare a un punto in cui responsabilmente rappresenti tutta la confederazione, altrimenti questa non c’è più. Quando alle assemblee addirittura vieni insultato, e qualcuno contrappone al tuo sciopero quello dei sindacati di base, capisci che si è superato il limite. Si vuole far passare l’idea che la Cgil d’ora in poi deciderà tutto a livello di confederazione, imponendosi sulle categorie: è una rappresentazione fasulla, il tema che discutiamo è come arrivare a una posizione comune partendo da visioni anche diverse. Ma alla fine una sintesi ci deve essere, se restiamo una confederazione.

          Nel paese c’è un grande disagio, moltissimi precari erano in piazza il 20 ottobre, critici anche rispetto al protocollo. La Cgil in questa fase non intercetta una grossa parte dei lavoratori?

          Io non credo che quella piazza fosse in contrasto con il sindacato, e voglio sperare che non manifestasse contro il protocollo: che, lo ripeto, non è l’ultimo accordo su quei temi. Il disagio non è espresso solo dal no al referendum, certamente in parte rappresentato in piazza, ma anche dal sì. Faccio un esempio: i lavoratori dell’igiene urbana hanno detto sì al protocollo al 92%, ma già l’indomani scioperavano per le loro pesanti condizioni di lavoro.