“Intervista” Pizzinato: «Troppi episodi, ora spieghino i ministri»

01/08/2002

1 agosto 2002

L’ex segretario della Cgil: qui non si tratta della responsabilità di singoli dirigenti
«Troppi episodi, ora spieghino i ministri»

              intervista
              Antonio Pizzinato

ROMA «Sono troppi gli episodi che si
ripetono. Qui non si tratta della responsabilità
di qualche dirigente magari
di prima nomina. È qualcosa di
ben più grave che non può certamente
essere risolto con i modi usati sino
ad ora». Antonio Pizzinato, senatore
diessino ed ex segretario della Cgil,
non crede alle scuse usate sin qua dal
governo per spiegare gli episodi come
quello accaduti a Tolentino la scorsa
settimana e più di recente a Benevento.
Quindi non errori commessi da
singoli. Crede ci sia qualcosa di
più?
«È evidente che non sono soltanto
casi isolati ed è evidente che possiamo
ricondurli tutti a direttive che sono
state emanate più in alto. Perché si era
iniziato andando ad indagare nei luoghi
di lavoro per vedere chi aveva scioperato,
poi si è passati a chiamare i
rappresentanti sindacali all’interno
delle aziende. Io ho fatto l’attivista sindacale
in fabbrica negli anni ‘50, e da allora non
si è mai visto che le forze di polizia o i
carabinieri intervenissero inquesto senso.
Andando a verificare le
percentuali di adesione, andando a
chiamare i rappresentanti sindacali dopo
la proclamazione di uno sciopero
(come nel caso delle Sanpellegrino) e
verificando le iscrizioni al sindacato.
Siamo in presenza di atteggiamenti, in
particolare da parte dei carabinieri,
che non hanno precedenti nella storia
del nostro paese e che sono in aperta
violazione delle norme costituzionali.
Perché oltretutto, se veramente si vogliono
conoscere determinati dati, per
quanto riguarda il lavoro ci sono degli
uffici competenti a livello regionale e
provinciale che hanno tutti gli elementi
necessari».
Vicende che fanno riflettere e
che rischiano di minare alcuni
diritti fondamentali della vita
di un paese civile.
«Questi comportamenti mettono
in discussione più aspetti: innanzitutto
il diritto di sciopero, la tutela della
privacy e l’autonomia delle organizzazioni
sindacali. Ed infine il modo di
esercitare questo diritto di sciopero.
Di fronte a quanto sta avvenendo nelle
fabbriche private, cosa dobbiamo
attenderci per il settore pubblico? Per
non parlare del diritto di organizzarsi
sindacalmente che hanno i lavoratori
della pubblica sicurezza. È considerato
tutto questo che chiediamo con forza
un pronunciamento da parte del
governo, che non può essere solamente
quello fatto in merito alla vicenda
di Tolentino. È necessario che i ministri
competenti si assumano le responsabilità
in maniera pubblica e pongano
immediatamente termine a questa
serie di fatti».
Soprattutto in una situazione,
come quella attuale, in cui di
fatto è a rischio la coesione del
paese e si accusa la Cgil di fronte
ai nuovi incubi di terrorismo.
«Ho svolto attività sindacale in tutte
le fasi, ho avuto responsabilità sindacali
e di direzione durante una stagione
precisa del terrorismo delle Brigate
Rosse. Ma questo è tutt’altra cosa rispetto
alle azioni sindacali, alle iscrizioni,
ai diritti previsti dalla Costituzione.
Chi dice che la Cgil abbia delle
responsabilità su quanto sta avvenendo
in Italia, invece che aiutare la coesione
delle forze sociali contro il terrorismo
e per la tutela della democrazia
nel nostro paese, va ad incrinarla ancora
di più. Non è intervenendo come si
è fatto a Tolentino, o piuttosto nel
bergamasco o piuttosto altrove, che si
aiuta la lotta al terrorismo».
Eppure il sindacato guidato da
Sergio Cofferati è oggetto anche
di una infamante campagna di
stampa. Cosa può fare la sinistra
per non lasciarlo solo?
«Si dicono una montagna di cose
inesatte. La Cgil ha norme statutarie
ben trasparenti in materia di bilancio
e di rapporti di lavoro. È una campagna
portata avanti sapendo di dire il
falso, ed usata soltanto per gettare discredito,
eludendo invece i problemi
reali. Il nostro impegno si deve muovere
su più terreni, innanzitutto in parlamento.
Poi però il governo deve uscire
allo scoperto per porre termine a
questa serie di azioni contro i sindacati
e pretendere il rispetto. In modo che
non esistano scuse da parte di nessuno».

ma.so.